Sul sito italiano gianlucadimarzio.com è apparso un articolo molto interessante: si tratta un’intervista all’osservatore Ermanno Ferrari, che denuncia il sistema dei settori giovanili italiani. La sua visione globale trova sicuramente d’accordo anche Fabio Cannavaro, Campione del mondo in Germania nel 2006.

Siamo estremamente certi che nella nostra Svizzera la situazione non sia la medesima; siamo infatti molto meglio organizzati e gran parte delle società seguono la filosofia di gioco proposta dalla Federazione. Non a caso la nostra Nazionale è qualificata ai Mondiali, grazie ad una sola sconfitta maturata del girone di qualificazione.

Ma il progresso coinvolge tutti. Anche in Ticino i ragazzi giocano alla Play Station e al cellulare, evitando sempre più il classico gioco nel cortile o in strada.

Vi proponiamo quanto rilasciato da Ferrari:

“Se ne accorgono tutti ora che il calcio italiano è in sofferenza. No amici miei, è morto da un pezzo in una sala della Fifa, ma non ve lo hanno detto. È stato ammazzato dal potere, dai soldi, dai genitori che pensano di avere Del Piero come figlio, da presunti allenatori che pensano solo a vincere, dalle nuove regole, dalle scarpe personalizzate, dai papà che pagano le società per far giocare il proprio figlio. I settori giovanili sono culle di piccoli presuntuosi, viziati, gasati, senza midollo. Figli del mondo moderno, delle famiglie allargate che non sanno nemmeno chi li debba andare a prendere alla fine dell’allenamento: se il papà 1 o quello bis, se la nonna numero tre che ha già portato il fratellastro alla festa dell’asilo o il nonno dell’altra sorella che è a fare danza. I settori giovanili servono ad in-se-gna-re. Chiaro il concetto? Come le scuole elementari. Pensate se due maestre di prima elementare si mettessero a fare gara su chi ha gli studenti più intelligenti o quelli che potrebbero vincere le olimpiadi della matematica: un disastro.

Ecco, questo è quello che succede oggi. Non si insegnano più i fondamentali, che quelli della mia generazione imparavano giocando per strada col pallone rubato a chissà chi. I bambini non sanno stoppare, dribblare, saltare l’uomo, tirare in porta, posizionarsi bene col corpo per difendere. Non hanno coordinazione, grinta, voglia, amore. Giocano a calcio perché il papà aveva il sogno di diventare il nuovo Paolo Rossi e non perché ci credono davvero.

Nei settori giovanili si insegna che si deve vincere, ad ogni costo. Si acquistano ragazzini fisicati ma dai piedi assai mediocri perché i loro coetanei sono ancora gracilini, novelli puledrini nati da poco, e con il fisico fai supremazia e vinci le partite. Gli allenatori non hanno preparazione, che deve essere mirata in relazione all’età del ragazzo: voi credete che un insegnante possa andare bene per qualunque classe? Una maestra può insegnare al liceo o al professionale o all’università? No no cari miei.

Nell’età fondamentale delle elementari (e dei settori giovanili) l’insegnante deve essere specifico in relazione all’età del bambino. Ho visto far fare preparazioni muscolari a bimbi di 8/9 anni che i muscoli li hanno solo sulle dita per spingere i tasti della Playstation. Ho sentito dire a certi allenatori di “tenere la linea del fuorigioco, di attaccare la porta, di fare le diagonali e gli schemi sui calci d’angolo a ragazzi del 2006. Duemilaesei, undicianni. Undici. A quell’età ti dovrebbero dare un pallone e dirti di fare quello che vuoi, di divertirti, di esprimere le tue doti naturali, quei doni eccelsi che avevano Totti, Pirlo, Lentini, Maradona, Maldini. La libertà di esprimere se stessi.

Oggi, in un modo o nell’altro siamo tutti schiavi di un sistema, perciò non stupitevi se siamo usciti dalle qualificazioni. Ce lo siamo meritato, ma purtroppo non cambierà nulla. Siamo in Italia del resto…”.

Che ne dite? E’ un’intervista di un italiano, come tanti, esasperato dalla esclusione dell’Italia dai Mondiali, ma non per questo senza verità. Per ricostruire dovranno lavorare molto, sempre che lo vogliano fare. E da noi? Di certo possiamo prendere come esempio queste parole, metterle su un tavolo e discuterne.

Va tutto bene? Dobbiamo cambiare qualcosa per migliorarci? I fattori da tenere controllati sono molti e se dobbiamo lavorarci non aspettiamo l’ultimo momento, possiamo iniziare nel nostro piccolo, dalla nostra squadra e dalla nostra società, senza aspettare che piova dal cielo qualcuno che ci sistemi le cose… Scrivete il vostro parere nei commenti!

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