Il punto del pareggio messo a segno ieri a cinque minuti dal termine dei novanta minuti regolamentari non è una novità per Davide Mariani

Il fantasista si è già reso protagonista più volte in maglia bianconera di splendide segnature dal punto di vista puramente estetico, ma anche da quello squisitamente efficace. Andiamo con ordine: quello del “Tourbillon”, il secondo stagionale per Davide (il primo è stato il gol decisivo nel 3-2 esterno di Losanna di inizio agosto), ha chiuso una sfida nel corso della quale il Lugano ha mostrato le azioni migliori, è stato più intraprendente e avrebbe senza ombra di dubbio meritato di uscire con i tre punti in tasca. Una perla che non è una novità nel repertorio del numero otto. La passata annata, con 8 reti, Mariani ha vissuto da assoluto protagonista la cavalcata verso il terzo posto finale. Nelle 12 partite fin qui disputate, oltre alle già citate 2 marcature personali, si sta confermando come re degli assist della squadra: sono infatti ben 5 le assistenze decisive fornite per i compagni.

Il gioiello nel freddo pomeriggio vallesano, coinciso pure con l’allontanamento da parte dei biancorossi del tecnico Paolo Tramezzani, riporta la mente dei tifosi bianconeri a un’altra segnatura del rossocrociato. Correva il 4 dicembre 2016 e a Cornaredo andava in scena il secondo atto stagionale contro i bernesi del Thun. Il primo pomeriggio era tipicamente invernale e i luganesi, allora diretti da Andrea Manzo, arrivarono a quella sfida dopo aver racimolato 3 pareggi e 5 sconfitte (di cui 4 filate) nelle precedenti 8 partite. Il ruolino di marcia di quel periodo non era affatto esaltante e pure il gioco espresso (a onor del vero con attenuanti) non era quello del primo girone. Contro i confederati la partita fu di totale sofferenza per i padroni di casa, che non riuscivano in alcun caso a emergere dall’apnea nella quale si erano ritrovati. Ma quel giorno fu diverso, almeno moralmente: il Thun domina l’incontro, tira 22 volte verso Mirko Salvi (8 le conclusioni nello specchio) contro 4 (1) e al 90′ si porta in vantaggio con Norman Peyretti, entrato da appena 4 minuti. I cinque minuti di recupero decretati dall’arbitro Nikolaj Hänni sembrano scrivere un film già visto, con il Lugano che ne esce sconfitto. E invece, proprio all’ultimo secondo, ecco l’impensabile: un lancio in profondità di Domen Crnigoj pesca Mariani al limite dell’area. Dopo aver controllato la sfera ed essersi girato, Davide si inventa un tiro in diagonale che supera Francesco Ruberto.

Ovvio, non sarà stato un gol bello esteticamente come quello di ieri, ma è risultato allo stesso efficace e capace di aumentare l’autostima nella mente dei calciatori. La settimana successiva, nell’ultimo match dell’anno (e, di riflesso, l’ultimo da allenatore di Manzo), i bianconeri riuscirono a imporre il pareggio al Grasshopper di un certo Pierluigi Tami, che sarebbe diventato il tecnico ticinese di lì a poco. Il resto è storia recente. Anzi, recentissima. Come quella volta, è ancora Mariani l’uomo della provvidenza bianconera. Stavolta, però, con una differenza: prima del termine del corrente girone d’andata ci sono ancora 7 giornate e i sottocenerini hanno tutto il tempo per scalare posizioni in classifica prima della pausa invernale. Cosa che non poteva succedere undici mesi or sono. E con un Mariani in questa versione tutto è possibile.

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