La Catalogna in questi giorni è nei notiziari e nei quotidiani di tutta Europa, se non oltre, per questioni molto distanti dal calcio. Questioni che obiettivamente, considerata anche la violenza perpetrata dalle autorità spagnole nei confronti di semplici manifestanti, sono più importanti del calcio giocato e che fanno tristemente pensare alle violenze del passato subìte da popoli oppressi da dittatori.

E la Spagna purtroppo in materia di dittatori in tempi piuttosto recenti ne sa qualcosa. Ma questo che centra con chalcio.com?

È vero, l’ho presa un po’ larga, ma un nesso c’é. Il fondatore dei blaugrana fu uno svizzero, Hans-Max Gamper Haessig, noto ai più come “Joan” Gamper che nient’altro è che la catalanizzazione del suo nome. E la fine della sua travagliata e impervia storia con il club avvenne a causa di un dittatore, tale Miguel Primo de Rivera che combatteva tutto quanto avesse un nesso con la Catalogna.

Il 28 novembre 1899 Gamper decide di fondare un club calcistico a Barcelona ove si trovava in visita ad uno zio, per trasmettere la sua passione per questo sport ancora semisconosciuto a quelle latitudini. Insieme ad un gruppo di amici e conoscenti fonda appunto il glorioso FC Barcelona ma si rifiutò di divenirne il primo presidente. Il motivo è semplice, decise che lui sarebbe stato il capitano.

Infatti Joan disponeva di ottime qualità di centravanti e secondo quanto riportato dal sito ufficiale del club (www.fcbarcelona.com), segnò 120 reti in 51 presenze. Già nel 1908 però prese in mano le redini del club diventandone presidente e salvando la società dal fallimento.

Diventerà presidente per altre 4 volte, sempre prendendo in mano la società in situazioni difficili, sia a livello finanziario che a livello societario. Fu grazie a lui ed alle sue doti di uomo d’affari che riuscì già nel 1909 a dotare il Barça di un suo stadio e nel 1922, durante il suo quarto incarico da presidente, i soci erano ben oltre 10’000 con la conseguenza che si dovette costruire un nuovo stadio, il “Les Corts” con una capacità iniziale di 20’000 posti.

Il “Les Corts” fu anche il teatro dell’ultimo atto di Joan Gamper al vertice del club da lui fondato. Nel 1925, prima di una partita, tifosi dei blaugrana fischiarono l’inno nazionale spagnolo in segno di protesta verso la dittatura folle di Miguel Primo de Rivera che, oltre a punire simboli e vessilli catalani, a quei tempi ne vietava addirittura l’utilizzo della lingua ovviamente diffusissima nella regione.

Come conseguenza il dittatore fece chiudere l’impianto per sei mesi e tutta la dirigenza del Barcelona venne deposta.

La speranza è che in tempi attuali non si debba arrivare a tanto e si possa trovare un’intesa per il bene e per l’incolumità di tutti; e per quanto riguarda il calcio, la speranza è che il Barça, i suoi dirigenti, giocatori, magazzinieri e chi più ne ha più ne metta, non debbano pagare per colpe non loro.

Tutti gli appassionati di calcio come noi, indipendentemente dal fatto di amare o odiare il Barça, non possono augurarsi che dall’anno prossimo potrebbe non più esserci il “clasico” contro il Real oppure dover vedere Messi e compagni giocare un ipotetico campionato catalano contro squadre come Girona, Espanyol o simili.

Per il bene del calcio europeo, e soprattutto per il bene di tutti, fermate questa follia.

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