MeierNon si ferma il nostro fantastico percorso alla scoperta dei personaggi con il ruolo più affascinante del calcio, i portieri. Oggi mettiamo i guantoni insieme al giovane Ludwig Maier e scendiamo in campo con il suo Maroggia per capire che aria si respira in riva al lago.

Dopo una promozione un pò particolare, con i gialloneri ripescati dalla quarta lega, Maier e compagni stanno vivendo una prima parte di campionato complicata con solo 4 punti in undici gare.

«La promozione è arrivata sì dopo la fine del campionato, ma chi ci ha seguito può confermare come fosse super meritata da parte nostra. Abbiamo iniziato questo campionato con forse troppo entusiasmo, ciò ci ha portato a commettere errori di inesperienza e complice un po’ di sfortuna siamo al momento in una posizione difficile. Ciò nonostante sono convinto che usciremo presto da questo vortice negativo».

Parliamo un po’ dell’idea che ti sei fatto sulla nuova categoria, che qualità pensi debba avere un portiere per disputare un campionato di terza lega?

«A dire il vero non ho avuto molte occasioni di giocare in questa prima parte di stagione, ho subito un infortunio alla caviglia e al momento di rientrare il mio collega Toletti era decisamente in forma. Però posso senz’altro dire che sussiste una grande differenza tra quarta e terza lega, in questa categoria bisogna avere un livello di concentrazione maggiore in virtù del fatto che ti viene concesso davvero poco dagli attaccanti avversari quando sbagli».

Il calcio, si sa, è uno sport di squadra. Quanto pesa quindi, in questo caso per un portiere, la fiducia dei compagni?

« La fiducia è fondamentale, non ci sono dubbi. Specialmente per chi ha il nostro ruolo. Se si sta bene di testa tutto diventa più facile e a beneficiarne è tutto il gruppo. Sono però convinto che la fiducia non sia qualcosa di dovuto ma che vada guadagnata».

Per concludere, quanto ti trovi d’accordo con la nostra frase ‘La solitudine dei numeri Uno’?

«Sono d’accordo al 50%, il portiere è un ruolo completamente differente dagli altri, ha più responsabilità e spesso è il più soggetto a critiche. Allo stesso tempo posso affermare che a Maroggia ho capito cosa sia un gruppo veramente unito, quando ci si sente parte di una famiglia ecco che la ‘solitudine dei numeri Uno’ ci scivola via di dosso e tutto diventa migliore!»

 

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