Il dominio per tutti i novanta minuti non è bastato al Lugano per tornare dal Tourbillon con i tre punti in tasca. Ciononostante, è l’attitudine alla battaglia messa in campo dai bianconeri che fa ben sperare per il prosieguo

Ci sono punti e punti conquistati all’interno di un rettangolo verde. A volte, si esce dal campo amareggiati per aver incamerato solamente un punticino. A volte, ed è stato proprio il caso dell’incontro in terra vallesana, un punto è da considerarsi d’oro. Quest’oggi, i ticinesi sono tornati a essere la squadra di inizio stagione, tanto bella dal puro punto di vista estetico tanto gagliarda quando c’è da “fare a sportellate”. Alla vigilia, contro un Sion chiaramente più forte fisicamente (almeno sulla carta), pareva non esserci paragone. Tanto più se mettiamo sul piatto della bilancia il fatto che i luganesi arrivavano a questa sfida “forti” di cinque battute d’arresto filate in Super League. Non che i biancorossi se la passavano meglio. Tutt’altro. Anche la banda di Paolo Tramezzani balbettava, e balbetta ancora ora, quando c’è da chiederle un minimo di manovra. A conferma di ciò, ci basiamo alle statistiche nude e crude: l’ultima vittoria dei vallesani era giunta un mese fa a Cornaredo e risultava essere la terza della stagione. Di conseguenza, il cielo sopra Sion era, e resta tuttora, di colore grigio tendente al nero. Il mister bianconero, Pierluigi Tami, aveva dichiarato un paio di settimane fa che nella vita esistono anche altri colori, oltre, appunto, ai già citati. Ora, dopo il preziosissimo punto conquistato nel pomeriggio odierno, la vita in riva al Ceresio è disegnata con delle forme che assomigliano a un arcobaleno. È strano a dirsi tenendo conto del fatto dell’ultimo posto in classifica e dell’aspetto dei tre punti che mancano da tanto tempo in campionato (l’ultima vittoria risale a fine agosto, il favoloso 4-1 casalingo contro il Thun). Ma, come dicevamo all’inizio, ci sono punti e punti conquistati all’interno di un rettangolo verde. E quello guadagnato dai bianconeri deve servire da trampolino di lancio per le prossime partite che li aspettano. Giusto per fugare tutti i dubbi sull’atteggiamento dei ragazzi, sempre pronti alla battaglia e che, malgrado le mille difficoltà sin qui incontrate, non si sono disuniti e hanno cercato con un confronto introspettivo di ricavare il meglio di sé stessi. I giocatori bianconeri, umili come sempre e con una dedizione al lavoro invidiabili, stanno tornando a divertirsi. Nel corso del mese di settembre, il significato di tale vocabolo era andato perso. Ora, e il successo in campo europeo lo ha confermato, i faccia a faccia da uomini veri avvenuto nel dopo-Basilea è servito per rimettere la mentalità e, conseguentemente, il piacere di giocare al centro di tutto e tutti. In conclusione, riprendendo ancora una frase dell’allenatore sottocenerino, la chiesetta, con le sue fondamenta, è stata riposta al centro del villaggio. Un centro nel quale i bianconeri vogliono rimanere ancorati ancora per molto tempo. E, con prestazioni come quella offerta quest’oggi, c’è da giurare che sarà una storia che continuerà a lungo.

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