Domani sera alle 19:00 andrà in scena alla “Luzern Arena” il terzo atto europeo per un Lugano incapace di aggiudicarsi i tre punti dall’ormai lontano 26 agosto

Quella sera, a Cornaredo, andò in onda il più bel capitolo di questi primi tre mesi targati Pierluigi Tami con la netta e impressionante vittoria per 4-1 sul Thun. I novanta minuti magici di quella squadra sono finiti ben presto nel dimenticatoio a seguito di prestazioni troppo brutte per essere vere. Da lì in poi i bianconeri hanno messo insieme solamente sconfitte (ben sette, di cui due nelle prime sfide di Europa League), eccezion fatta per lo striminzito 1-0 in Coppa a Köniz. Un ruolino di marcia non parla certo a favore della truppa luganese, la quale, nonostante le belle parole della vigilia di sabato, ha “toppato” in maniera assoluta e clamorosa l’incontro (quello contro il Basilea) che doveva far ritrovare il sorriso a tutto l’ambiente, depresso e sfiduciato. In termini di reti segnate e subite, il differenziale è assai netto e disastroso: -15 (4:19). Sabato sera, al termine del poker rifilato dai renani con estrema semplicità, il tecnico ticinese ha puntato il dito, per la prima volta, contro i suoi giocatori, rei di non aver messo in campo l’aggressività tanto dichiarata prima dell’inizio del confronto. Giusto. Anzi, giustissimo. Ci sarà però un motivo per cui i ragazzi non hanno dimostrato ciò che sanno fare realmente, e cioè i giocatori di calcio. Chiaro, le colpe vanno suddivise tra tutti i componenti di un team, ma chi va in campo sono i giocatori stessi e non l’allenatore, anche se è quest’ultimo che li osserva nel corso della settimana e decide i “migliori” da mandare sul rettangolo verde. Ciò che sta accadendo in riva al Ceresio è paradossale: l’entusiasmo iniziale per l’eccellente terzo posto (e conseguente qualificazione diretta per la fase a gironi di EL) è svanito in un batter di ciglia. La negatività porta solo a ulteriore negatività. Lo sanno tutti, dallo staff tecnico ai calciatori, senza tralasciare la dirigenza. Ora, dopo l’ennesimo faccia a faccia di domenica mattina nel chiuso dello spogliatoio, c’è bisogno disperato di qualcuno che si assuma le responsabilità da leader vero e guidi i compagni verso una risalita che, a questo punto, appare improbabile, ma non impossibile. Cercando le forze dentro sé stessi si potranno, di nuovo, assaporare le gioie di luglio e agosto.

Passando brevemente alla presentazione degli avversari, annotiamo che il Viktoria Plzen, che ha chiuso lo scorso campionato al secondo posto con due punti di distacco dai Campioni dello Slavia Praga (tra l’altro la squadra dell’ex bomber austriaco del Basilea, Marc Janko), si ritrova in Europa League a seguito della sconfitta nel penultimo turno preliminare di Champions (guarda caso contro i rumeni dell’FCSB, avversari del Gruppo G). Ha così dovuto disputare il playoff di EL, poi vinto nel doppio confronto con i ciprioti dell’AEK Larnaca. Nel torneo ceco, il Plzen ha iniziato alla grandissima la nuova annata, andando a vincere le prime dieci partite giocate e portando il proprio vantaggio sulla seconda classificata (lo Slavia Praga) già a otto punti. Nella Coppa nazionale, in cui è entrato in scena ai sedicesimi di finale, ha superato per 4-1 l’Opava, formazione di Division 2. Al contrario dei bianconeri, i rossoblù giungono all’appuntamento con enorme fiducia nei propri mezzi. Tra le star della squadra citiamo il difensore Milan Hubnik (con un trascorso nell’Hertha Berlino), il centrocampista Martin Zeman (passato da Sion nella stagione 2015-2016) e l’attaccante austriaco Andreas Ivanschitz, che ha raggiunto la Repubblica Ceca dopo l’esperienza, culminata con il titolo della Major League Soccer (MLS), negli Stati Uniti con la maglia dei Seattle Sounders. Da questa stagione, il manager della squadra è il 53enne Pavel Vrba, già commissario tecnico ceco negli anni 2014-2016.

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