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Sport & Musica

di Davide PeregoMi è sempre piaciuto lavorare con le parole. I calciatori lavorano con la palla. I musicisti con i suoni. A me piace fare questo. Dall’amore per la scrittura, per il confronto, per il racconto, per l’informazione, nasce ogni giorno una pagina di CHalcio: un viaggio lungo fino a quando non mi sarò stancato di camminare. Senza una meta precisa, un guinzaglio e nemmeno un moderno navigatore. Non ha importanza come e cosa si scrive: a volte si rubano i pensieri di altri, idee, situazioni, fantasie. Non importa neppure chi scrive: qualche amico, chi si vuole sfogare quando ne ha tempo e voglia, chi vuol tornare ragazzo e raccontare dei propri eroi, chi anonimamente lascia tracce che non serviranno a qualcosa, chi pensa che si possa ancora dibattere di calcio con voce moderata, senza bisogno di farsi del male o di bisticciare davanti ad una moviola. A volte sono gli altri a rubare spunti da questa piccola realtà.

Spesso non dormo la notte per scrivere pezzi che nessuno leggerà.
A volte, senza troppo impegno, capita di avere centinaia di lettori dove meno te l’aspetti.
Sarebbe bello dare un volto ed una voce a chi trova interessante fare un salto nel nostro bar, così come sarebbe fantastico poter ospitare chi ha vissuto una stagione di LNA in seconda linea da dietro la porta dell’Altenburg.
Ogni tanto qualcuno lascia un’identità. Più sovente una mail senza nome.
Mi sono chiesto a lungo cosa sia questa cosa. A che scopo possa servire.
Non ho trovato risposte.
So solo che CHalcio alla fine non mi dispiace. Si potrebbe fare di meglio. Interrogarsi sui mali del nostro tempo. Fare qualcosa di utile per chi soffre. Ne sarei capace?
Mettiamola così: CHalcio è un racconto disordinato, incoerente, fuori dal coro, dove trovano spazio anche divagazioni e provocazioni di quelle che danno fastidio al sistema. CHalcio è un contenitore di una noia mortale. Certo che c’è molto di personale in tutte le pagine del racconto. Sarò mica l’unico ad aver vissuto così intensamente il CHalcio degli ultimi trent’anni? Sarò mica l’unico a trovare ancora affascinante, romantico ed emozionante andare allo stadio il sabato pomeriggio?
Quando ho preso la decisione di regalarmi la soddisfazione di raccogliere in un pratico volume parte di quello che ho scritto negli ultimi anni, ho inevitabilmente superato l’ostacolo del perché farlo più ancora del per chi.
Ho pensato che ci sia un sempre più evidente parallelismo tra quanto accade nel mondo del calcio e in quello della vita di ogni giorno.
Una visione non particolarmente positiva, forse singolare, considerando che dal quotidiano e dai miei simili ho manifestato in più di un’occasione il desiderio di volermi isolare.
Tuttavia, in quanto oramai nauseato dall’inflazione di aspiranti cronisti del pallone, arcistufo di praticanti ambiziosi di copertine per un pubblico ammaestrato, mai incuriosito dall’effetto di poter vantare centinaia di amici virtuali nell’universo astratto di facebook ed infine, avendo temporaneamente accantonato il progetto di un racconto che nell’immaginario avrebbe voluto abbracciare gli anni sin qui vissuti, non ho trovato altro di meglio che allestire un Jukebox di ricordi, in parte già pubblicati in rete e recuperati in fretta e furia prima che la fine del mondo, prevista per il 21 dicembre 2012, li porti via con sé.
La generazione succube della televisione invecchia. La rete è il nuovo mezzo di comunicazione dal quale dissetarsi.
Una rete senza redini, impegnata a bruciare le tappe, alla corsa frenetica tra chi vuole essere più bravo ad arrivare alla primizia in anticipo sulla scomoda concorrenza.
Una rete che non sa più distinguere il vero dal falso ma che brucia a ritmo incalcolabile centinaia di informazioni al minuto.
Nel nostro piccolo universo di grandi e piccini che inseguono una palla per prenderla a calci, si è smarrita la ragione, si è perso il gusto del divertimento, ci si rinforza i muscoli di veleno per primeggiare tra veterani frustrati di maledizione.
In un mondo che viaggia culturalmente a ritroso, per riscoprire il gusto del perduto, non c’è solo chi ha riesumato Nick Drake a quarantanni dalla sua scomparsa, ma anche chi continua a vedere o pensare che nel calcio a tinte rossocrociate si possa ancora respirare il profumo di ciò che è stato buono e non ha mai smesso di esserlo.
Nonostante chi cerca quotidianamente di screditarlo, offendendone l’essenza con inutili talk show, copiati come tanti slogan idioti dalla vicina penisola, il calcio elvetico sopravvive al tempo, a dirigenti squilibrati, a presidenti squattrinati, alla mafia, all’egoismo dei giocatori, alle minacce degli sponsors, alle partite truccate, alle pressioni di una stampa tanto furba quanto pronta a voltare faccia quando conviene e alla miseria di paesi che riflettono nello sport le proprie povertà istituzionali.
“Sport & Musica, omaggio alla mai dimenticata trasmissione radiofonica condotta da Gino Driussi a cavallo tra i settanta e gli ottanta, vuole essere un titolo di ringraziamento a chi mi ha permesso di crescere, scacciando i fantasmi della solitudine, in un mondo virtuale di cui non ho quasi mai voluto conoscerne di persona i protagonisti e per il quale, ancora oggi, sono disposto a sacrificare parte del mio tempo per continuare a sentirmi bambino.
Un sacrificio che fino a quando saprà darmi le emozioni che cerco continuerà ad essere un lungo viaggio indolore per stare il più possibile nel mezzo della favola.
Di questo e di tutto ciò che vorrete, continueremo a parlarne anche dopo la lettura di questo “libro” che spero sia per tutti un momento di assoluta serenità: come una partita di Subbuteo.
Un libro scritto senza regole, così come CHalcio, mischiando senza una cronologia ben definita o definibile il desiderio di specchiare il mio passato in un monitor nelle serate fresche di un’estate mai nata di questo calcisticamente meraviglioso 2011.

Scritto, assemblato e revisionato tra l’inizio e la fine del 2011 (mai prima delle 22.00 di ogni sera).

Disponibile gratuitamente (spese di spedizione escluse) fino ad esaurimento.

 

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