di Ruggero Glaus 

L’ho ammirato all’infinito come calciatore, un po’ meno per essere sincero come allenatore, ma, l’ho stimato parecchio come uomo, con il quale, con il passare del tempo data la mia professione, ho intensificato il mio rapporto personale. Adesso posso affermare che ho perso una persona cara, un personaggio DOC del mondo del pallone, ma pure un confidente, uno di quelli che incroci con piacere per esporre le tue opinioni e per scambiare qualche parere. Molti lo hanno definito tenace, caparbio, persino scorbutico. Calcisticamente parlando lui poteva permetterselo. Ha bucato le reti con quel suo micidiale mancino e magari ha pure ferito nell’orgoglio coloro che credevano di poterlo riprendere, avanzando critiche che egli respingeva con quel suo carattere forte di giocatore navigato e uomo cresciuto.

Personalmente, con lui ho saputo instaurare un rapporto schietto e amichevole al punto che, non a caso, fin tanto la sua malattia glielo ha consentito, ci siamo spesso intrattenuti sul piazzale del Riva IV o quello di Cornaredo, scambiandoci battute e commenti a volte anche piccanti, sul calcio di casa nostra, immancabilmente facendo paragoni sugli anni 60-70 e quelli correnti.

Per la sua classe e la sua personalità, « Atom-otto » non ha raccolto a sufficienza quanto invece avrebbe assolutamente meritato, pur riconoscendo la sua popolarità ottenuta soprattutto in campo, dove per ammirare le sue gesta, si era mobilitato l’intero cantone e non solo. Otto si è spento in punta di piedi e ci mancherà, ma le sue perle calcistiche rimarranno per sempre stampate nella nostra memoria, al pari della sua disponibiltà al confronto e al colloquio, che io ho potuto apprezzare fino all’ultimo. Addio campione di calcio e al contempo, uomo di tante risorse che non tutti hanno saputo cogliere.

Foto CHalcio.com (Archivio)

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