Il cinismo del Grasshopper batte la volontà del Lugano. Un 3-0 pesante quello subito dai bianconeri, ora più che mai ultimi in classifica

71% di possesso palla, 5 tiri contro 1: basterebbero questi due dati, nudi e crudi, per dimostrare, una volta di più, la volontà del Lugano di voler fare bene. Eppure, al termine della prima frazione di gioco è il Grasshopper a essere in vantaggio per merito di un rigore concesso per fallo ingenuo e inutile di Daprelà (con Sabbatini che si è pure preso il cartellino giallo per proteste) e trasformato con freddezza da Sigurjónsson. L’islandese spiazza Da Costa che, dopo aver fermato due penalty (contro Hapoel Beer Sheva e Köniz), non può far nulla e viene battuto con il primo e unico tiro in porta degli ospiti dei primi 45′. I bianconeri, controllori del gioco, trovano comunque qualche difficoltà nell’andare alla conclusione. La migliore occasione è capitata sul sinistro di Gerndt. Lanciato in profondità da Mariani, lo svedese pensa ed effettua uno scavetto con il portiere in uscita: la palla sbatte però sulla traversa ed esce sul fondo. Correva esattamente la metà del tempo e una rete sarebbe stata la giusta ricompensa per una squadra volenterosa e, occorre rimarcarlo, anche un po’ sfortunata. Il GC bada più a contenere e a non concedere spazi ai padroni di casa che a provare a offendere in maniera costante gli uomini di Tami, sembrati più in palla rispetto a giovedì sera, in cui erano frenati da un per certi versi comprensibile blocco psicologico.

Il rientro in campo ricalca esattamente il canovaccio iniziale: il Lugano padrone della sfera e le Cavallette a giocare di rimessa. Il mago Murat Yakin evidentemente ha osservato a lungo la tattica utilizzata tre giorni or sono dai vallesani. E, a conferma di ciò, arrivano altre due reti per i biancoblù. Il raddoppio ha del clamoroso: un calcio d’angolo, battuto con troppa sufficienza da un inguardabile Sabbatini, permette agli ospiti di partire con un letale contropiede. Sull’azione successiva cala definitivamente il buio su Cornaredo. La gente, accorsa in un numero insufficiente considerata la bella giornata soleggiata odierna, inizia a defluire, provando a dare un segnale forte alla squadra. La quale viene lasciata sola nel momento più difficile di questo inizio di stagione. È lapalissiano che a Cornaredo i tifosi siano alquanto esigenti, ma abbandonare in questa maniera i ragazzi non è il modo migliore per mostrare il proprio dispiacere. È in questi momenti che i giocatori hanno bisogno dei propri sostenitori. A Lugano, purtroppo, a parte i ragazzi della Curva (encomiabili come sempre), il tifoso vive di ricordi passati che dovrebbe mettere in un cassetto e chiuderli a chiave. Dispiace dire ciò, ma la realtà luganese è questa. Il Lugano ha bisogno dei veri tifosi, quelli che incitano la squadra dall’inizio alla fine (come le già citate Teste Matte) e non chi critica appena c’è una virgola mal messa.

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