Ecco i cinque spunti di riflessione che ci ha regalato il fine settimana di Super League:

  • La pareggite del Lucerna non sembra dare segni di miglioramento. Lo zero a zero con il Sion è il quinto nulla di fatto ottenuto dai biancoblu nelle sette partite del girone di ritorno. Contro una formazione vallesana che ha dovuto rinunciare a tre attaccanti di qualità (come Bia, Akolo e Carlitos), Babbel ha provato a forzare la mano a partire dal 63’ quando, anche a causa dell’infortunio di Lucas, ha accantonato la difesa a tre per lanciare un’altra mezza punta, Rodriguez. Se in questa occasione la versione maggiormente offensiva non ha portato i frutti sperati, nei prossimi match il tecnico tedesco dovrà perseverare su una strada meno prudente per riassaporare il gusto della vittoria che manca in campionato da quasi quaranta giorni;
  • Il Basilea gioca ormai esclusivamente per onore di firma. E come potrebbe essere altrimenti con l’assoluta mancanza di competizione che la Super League le sta offrendo? Ogni occasione è dunque buona per comprendere se quei giocatori che non sono titolari fissi potranno essere utili la prossima stagione. Lo sloveno Sporar è uno di questi e sulla scorta di ciò che (non) ha fatto vedere nella sfida contro le Cavallette – una discesa sulla destra e nulla più – non si vede come la nuova dirigenza basilese possa puntare su di lui, anche e soprattutto in previsione di una nuova avventura europea;
  • In qualità di match d’addio, sembra difficile trovare uno scontro più significativo di quello tra Thun e San Gallo. Le due squadre in cui (Aarau a parte) Jeff Saibene – perché stiamo parlando del suo arrivederci – si è formato come tecnico. E il salomonico, ancorché combattutissimo, 2-2 che è scaturito dal confronto della Stockorn Arena è il risultato perfetto per salutare l’allenatore che ha accettato la sfida denominata Arminia (Bielefeld);
  • Dopo la batosta di Thun, Tramezzani ha voluto fare la rivoluzione, esagerando però con i cambiamenti. Alterato il modulo, variati ben cinque elementi dell’undici iniziale i bianconeri non hanno trovato misure, compattezza e ritmo per affondare lo Young Boys. Giocatori fuori ruolo (Carlinhos e Crnigoj su tutti), Sabbatini incredibilmente relegato in panchina, sostituzioni tardive: ecco i tre capi d’imputazione più pesanti sulla testa del tecnico reggiano. La sosta rappresenterà un utile momento di riflessione soprattutto per il condottiero dei ticinesi;
  • Diamo a Celestini quel che è di Celestini. Per come si era messa la sfida salvezza contro il Vaduz (con i biancorossi in dieci) non che il tecnico vodese avesse molte altre scelte. Il 41enne ha comunque avuto il coraggio di schierare dal 62’ quattro attaccanti – Pak, Ben Khalifa, Mendez e Torres – oltre a tre centrocampisti offensivi (Kololli, Pasche e Campo). E sebbene Siegrist ci abbia messo lo zampino (e che zampino!), il punto della vittoria è arrivato anche grazie all’attacco in massa sferrato dalla formazione ospite.
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