Pierluigi Tami ha un debole per la difesa a quattro. Già in fase di preparazione, mentre continuava a schierare tre centrali difensivi per non sconvolgere il giocattolino che così bene aveva fatto l’anno scorso, lo stuzzicava l’idea di cambiare modulo.I QUATTRO DIETRO – A partire dalla sfida con l’FCS di Bucarest e con l’eccezione dell’infausta trasferta al Letzigrund, il tecnico di Clusone ha iniziato a dare fiducia a una retroguardia imperniata su quattro elementi.

Alla Stockhorn Arena il 4-3-3 (o 4-5-1 che dir si voglia) è stata una necessità più che una scelta. Il Thun ama giocare su tutta l’ampiezza del campo, con un 4-4-2 molto largo. È fondamentale in una situazione del genere poter contare su due giocatori per ogni corsia: ecco che i bianconeri hanno allargato Rouillier sulla fascia destra, con Mihajlovic davanti a lui, e hanno affidato la corsia opposta a Daprela e Carlinhos.

TUTTI D’ACCORDO – Con questa configurazione il rischio è che venisse a mancare la superiorità numerica nel centro della retroguardia e che le due punte centrali dei bernesi – Rapp e Sorgic – ne potessero approfittare. Rouillier è invece stato bravo a scalare quando necessario nel cuore della difesa, con Mihajlovic e talvolta anche Sabbatini a dare una mano in fase difensiva.

L’infortunio di Bottani ha inoltre privato gli ospiti di un’alternativa, ma ha quasi forzato la mano allo staff tecnico che non ha avuto troppe scelte in materia di uomini e schemi. Così facendo, almeno per questo fine settimana, presidente e allenatore si sono trovati d’accordo: Mihajlovic non è stato schierato da terzino puro come a Plzen e le incursioni degli avversari sulle fasce sono state bloccate sul nascere.

Il modulo predisposto ha dato l’opportunità a Mihajlovic e Carlinhos di ronzare più vicino alla porta avversaria. Il numero 91, encomiabile per lo sforzo profuso, ha però dimostrato di non avere la freddezza necessaria davanti a Ruberto sprecando un’eccellente occasione al 15’. Carlinhos si è dimostrato invece troppo timido, limitando quei tagli centrali che avrebbero sgravato Gerndt del peso di portare sulle proprie spalle ogni attacco luganese.

MARIANI, LIBERO E BELLO – Di contro, il Lugano aveva un uomo in più a centrocampo dove il trio bianconero, formato da Sabbatini, Ledesma (Piccinocchi) e Mariani, se la vedeva con il capitano dei bernesi Hediger e con Sutter (poi rimpiazzato da Costanzo). Mariani, in particolare, ha sfruttato lo spazio aggiuntivo di cui ha goduto e non è un caso che, nell’occasione della rete luganese, il 26enne fosse incustodito (il difensore più vicino e comunque in ritardo era il biancorosso Da Silva). Peccato che lo zurighese non abbia saputo raddoppiare al 29’, ma la prima mezz’ora del Lugano è stata senza dubbio da applausi.

PESA PLZEN – La frase “giovedì – domenica” fa venire i brividi a tecnici ben più sperimentati di Tami, Arsene Wenger giusto per fare un esempio. Il Lugano ha pagato sulla propria pelle che cosa significhi giocare in campionato a distanza di meno di settantadue ore dall’Europa League, con tanto di trasferta e ore di sonno perse. Ecco che nella ripresa di Thun la squadra ha abbassato il baricentro sempre di più e ha quasi calamitato la rete dell’undici di Schneider.

A scoppiare in particolare sono stati due giocatori – Gerndt e Ledesma – non a caso gli elementi più in là con gli anni di questa squadra. Lo svedese si è reso protagonista di una prova estremamente generosa, ma proprio a causa di ciò non è mai riuscito a presentarsi lucido in zona gol; il sudamericano è andato fuori giri sul più bello e sul punto del pareggio non ha morso come avrebbe dovuto le caviglie di Lauper.

CAMBI NEGATIVI – Al momento di decidere gli avvicendamenti, mentre il suo dirimpettaio ha mantenuto lo statu quo o in un caso ha addirittura osato (Costanzo per Sutter), Tami ha preferito salvaguardare il punticino e non ha voluto osare. Atteggiamento da un lato comprensibile, ma che dall’altro relega i ticinesi sul gradino più basso della Super League. Ecco che, mantenendo il 4-3-3 di partenza, al posto di un attaccante centrale (Gerndt) è stata buttata nella mischia una punta esterna (Culina), mente un centrocampista come Milosavljevic ha rivelato l’attaccante Carlinhos. In fondo alla classifica nel giro di tre punti ci sono cinque squadre, ma su quello strapuntino così scomodo il Lugano non passerà certo la sosta riservata alle nazionali in maniera troppo confortevole.

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