Si dice che un allenatore sia invecchiato bene o male, o abbastanza bene o abbastanza male, a seconda di quanto astio si debba mettere da parte per cercare di giudicarlo con coscienza. Spesso non ci si riesce: non è facile grattar via la muffa che certi personaggi si sono fatti volutamente crescere addosso. Non è sicuramente il caso di Tazio Peschera, umile cremonese nato il 20 Novembre del ’67.

Quella di domani alla Trinermatten sarà la 150esima presenza del buon Tazio sulla panchina del Vedeggio: per un allenatore, specie di questi tempi, un’eternità. Era il 14 Agosto del 2012 quando dalla gavetta, Peschera prese il posto di Ivan Parini. La prima ufficiale, una Losone – Vedeggio ai Saleggi, ironia del destino proprio laddove quasi cinque anni dopo il sodalizio blaugrana festeggiava il ritorno in 2^ Interregionale.

“Era una partita di qualificazione di Coppa Svizzera – ricorda Peschera – e la spuntammo noi per 3-0. Losone e Vedeggio erano entrambe retrocesse e chissà per quale incredibile coincidenza proprio su quel campo abbiamo riconquistato la categoria”.

Perchè un allenatore piuttosto che un altro riesca a sedersi per oltre 1700 giorni sulla stessa panchina può essere definita come una casualità travestita da mistero ? Se così fosse, o almeno se così la pensassimo, questo giornale non avrebbe ragione di esistere.

“Il supporto di una società seria come il Vedeggio Calcio è stato fondamentale per tagliare questo traguardo” e questo lo dice colui che andrà a spegnere 150 candeline aggiungendone una a fianco delle 91 vittorie, dei 34 pareggi o delle (sole) 24 sconfitte.

125 risultati utili sono un patrimonio che non serve approfondire specie se nel conteggio sono comprese unicamente partite ufficiali.

Trofei vinti e risultati al di sopra delle attese, ottenuti grazie alla totale fiducia della dirigenza del club e questo, anche nei momenti di più completo sconforto, come quelli causati dai due campionati scivolati di mano all’ultima giornata. Risultati di “gruppo” che Tazio ha conquistato dividendo i meriti con tutti i suoi giocatori che non ha mai smesso di ringraziare.

E noi, giornalai incompetenti, vogliamo omaggiare questo grande uomo di chalcio, modesto come pochi ci sia capitato di incrociare e onesto (senza un forse) come nessuno.