La squadra del presidente Gianfranco Rusca sta dominando il Gruppo 1 di Quarta Lega: lavoro, passione, ambizione, amicizia e sacrificio sono gli ingredienti di una macchina (quasi) perfetta

L’Agno, nato nel 1955, è stato rifondato due anni fa. Nel 2004 i biancorossi, che allora si chiamavano FC Malcantone Agno, conquistarono un’incredibile promozione in Challenge League guidati in panchina da Vladimir Petković, attuale ct della nazionale elvetica. Nello stesso anno, però, l’Agno scomparve in seguito alla fusione con il Lugano. Una fusione che permise proprio al Lugano di ripartire dalla serie cadetta svizzera, dopo il fallimento del 2003 che aveva fatto precipitare i bianconeri in Seconda Lega Interregionale. Oggi l’Agno è rinato e piano piano sta cercando di tornare grande. La squadra, allenata da mister Marco Peverelli, ha chiuso il girone di andata del Gruppo 1 di Quarta Lega al primo posto, con sei punti di vantaggio sul Bioggio e sette sulla Campionese, grazie a nove vittorie e due pareggi in undici partite disputate.

«Sacha Cattelan (responsabile sportivo) e Manuel Docourt (responsabile dell’area tecnica) – racconta Gianfranco Rusca, attuale presidente dell’Agno – hanno lavorato davvero bene, consegnando a mister Peverelli una squadra molto competitiva. Siamo molto più solidi della passata stagione (in cui l’Agno aveva stravinto il Gruppo 2 di Quinta Lega con 58 punti, 19 vittorie e 3 pareggi, ndr), però credo che la squadra non abbia ancora espresso il suo massimo potenziale: i nuovi devono ancora ambientarsi al meglio e abbiamo dovuto fare i conti con alcuni importanti infortuni».

Nonostante l’Agno non stia ancora girando al massimo, mister Marco Peverelli ha comunque saputo guidare la propria squadra fino al titolo di campione d’inverno, un traguardo simbolico ma chi non vorrebbe essere oggi al posto dei biancorossi? «Il nostro obiettivo è la promozione – non si nasconde Gianfranco Rusca – dobbiamo però continuare a lavorare con umiltà e restare concentrati su ogni singola partita. L’insidia maggiore è iniziare a pensare di essere superiori e giocare con superficialità: sarebbe un disastro. La squadra dovrà invece essere brava a scendere sempre in campo con il giusto atteggiamento, e ogni singolo giocatore ad aiutare il compagno che avrà a fianco».

Giocatori, allenatore, staff tecnico e dirigenziale: l’Agno sembra essere una macchina perfetta, non fredda e cinica con l’ossessione del risultato o della classifica, ma fatta soprattutto di passione e amicizia: «L’episodio più bello di questa prima parte della stagione – continua Rusca – non è legato al campo, ed è stato quando tutti i giocatori si sono uniti per organizzare una sorpresa al nostro massaggiatore Vincenzo Spinelli: una persona eccezionale, anima dello spogliatoio, che grazie alla sua esperienza ha la naturale capacità di ascoltare e stimolare tutti i ragazzi, anche nei momenti più difficili».

Dopo undici battaglie adesso è tempo di riposare, la lunga pausa invernale servirà per ricaricare le forze e (forse) rinforzare ulteriormente una rosa già molto competitiva: «Il mercato è affidato a Sacha e Manuel, io non c’entro. Forse servirebbe un difensore per completare il reparto arretrato, ma ho piena fiducia in tutti i giocatori dell’attuale rosa. Tuttavia, per onestà, confesso che se ci fosse l’occasione si potrebbe pensare a rinforzare la squadra con un innesto mirato alla funzionalità della squadra, in previsione delle stagioni future».

Presidente, un’ultima domanda: cosa significa per lei l’Agno? «Per me è una passione che va oltre al calcio. Io e tutti quelli che oggi lavorano per l’Agno abbiamo fortissime motivazioni e tanta determinazione per riportare il club ai vertici del calcio regionale. Non sarà facile: i tempi sono cambiati e occorre una gestione molto professionale. Tuttavia, ciascuno di noi crede in questa impresa e mette a disposizione tutto il proprio tempo libero per alimentarla. È un grande impegno, ma solo così riusciremo a toglierci quelle soddisfazioni che merita un società che è stata tanto importante e che spero tornerà ad esserlo».

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