ChiassoIl discorso è ciclico e le vicissitudini portano i giornalisti ticinesi (in concomitanza con la pausa dell’Hockey) a dover riempire paginate sul tema. Si parla ovviamente delle difficoltà finanziarie dei club del nostro cantone, inscenando teorie da film polizieschi e cercando di far passare il solito messaggio che il Chiasso in Challenge League non ci potrebbe stare.
E perché? Si tira in ballo la solita storia dei 500 tifosi allo stadio, si tirano in ballo i proprietari stranieri, si cita l’attuale ultimo posto in classifica (che in realtà è penultimo e sinonimo di salvezza ma fa niente). Forse, quelli che tanto predicano sono gli stessi a cui è piaciuto in passato salire sul carro bellinzonese ai tempi di Giulini (straniero pure lui) e sono sempre gli stessi che fanno finta di niente quando a vedere il Le Mont ci sono 200 persone o alla IGP Arena di Wil sono in 700 nonostante i risultati.
Allora vien da chiedersi, ma che fastidio dà il Chiasso in Challenge League? Non lo ha prescritto il dottore che i rossoblu debbano rimanere vita natural durante nella cadetteria; magari il giocattolo si romperà presto, magari no. Magari arriva uno con i soldi. E se fosse già arrivato?
Allora smettiamola di speculare sempre sul club di confine, mai veramente considerato dai media ticinesi, e iniziamo a scrivere dei vari Lurati e Milosavljevic convocati in Nazionale. Parliamo di una squadra che nonostante le mille difficoltà ha più dignità di quella della scorsa stagione fatta da “campioni”. Ricordiamoci che il rapporto popolazione/spettatori a Chiasso non è sicuramente inferiore a quello di Cornaredo. Solo per fare un esempio.

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