Gli argomenti di questa intervista sono all’ordine del giorno, per il calcio ticinese. Per cui, chi meglio di Silvio Papa, responsabile della sezione arbitri del Ticino, potrebbe rispondere alle domande di Chalcio.com, che ha cercato di mettersi nei panni degli appassionati e degli addetti ai lavori. Grazie al sig. Silvio per il tempo che ci ha dedicato.

CH: secondo lei, se dovesse dare una votazione all’attuale situazione della sezione arbitri, per organico, per risoluzione dei problemi, per corsi, quale sarebbe e perché?

SP: dare un voto globale è molto difficile, le problematiche nell’ambito della sezione sono diverse. Se parto dall’organico, riferito al numero di arbitri, posso tranquillamente affermare che non sono contento della situazione attuale. Per poter coprire nel migliore dei modi le partite ci occorrono almeno 30 arbitri in più. Tengo a sottolineare che devono essere trenta persone disponibili al 100% e non unicamente sulla carta. Più arbitri abbiamo maggiore e migliore è la selezione. Per contro il livello generale dei nostri direttori di gioco lo posso ritenere buono. Sono più ottimista per quanto riguarda l’istruzione, i nostri istruttori e ispettori sono ben motivati e cercano di dare del loro meglio durante i corsi. I problemi che sorgono durante il cammino sono di vario genere per cui dobbiamo essere molto flessibili per risolverli nel più breve tempo possibile.

CH: sappiamo che il vostro organico spesso fa i salti mortali per il loro lavoro, cosa mancherebbe alla sezione arbitri per essere perfettamente in grado di gestire tutto e e rispondere alle richieste che arrivano, come arbitraggi, richieste di società, corsi ecc.?

SP: siamo confrontati settimanalmente a varie problematiche provenienti sia dalle società che dagli arbitri. Un paio di giorni alla settimana, oltre che il sabato e la domenica, vengono consacrati completamente alla classe arbitrale. Al giorno d’oggi non è più possibile gestire questo movimento nelle ore serali ma è indispensabile una continua presenza. I mezzi di comunicazione attuali da una parte hanno facilitato il compito ma dall’altra vengono usati in modo eccessivo e con molta facilità. Noi chiediamo alle società di segnalarci fatti importanti che riguardano i direttori di gioco ma di evitare segnalazioni soggettive e non verificabili da parte nostra.

CH: in un nostro sondaggio su Chalcio.com, i nostri utenti hanno chiesto maggiori sanzioni per gli allenatori che non hanno un comportamento corretto nei confronti dell’arbitro, dunque cattivo esempio per i ragazzi, o che causano situazioni pericolose con le loro parole o incitamenti e per questo siano redarguiti con punti penalità FairPlay in modo pesante. Che ne pensa?

SP: ritengo che un inasprimento delle sanzioni possa essere un deterrente a condizione però che non sia la società a pagare la multa ma che la stessa venga pagata da colui che ha commesso l’infrazione. Non vedrei male la pubblicazione, sui canali ufficiali, del nominativo di coloro che si sono resi colpevoli di comportamenti inadeguati nei confronti dei direttori di gioco.

CH: sempre nello stesso sondaggio, gli utenti chiedono un maggiore controllo sull’operato degli arbitri, oltre che una maggiore formazione degli stessi. Cosa potrebbe rispondere in merito?

SP: gli arbitri vengono seguiti settimanalmente e in una stagione vengono effettuate circa 500 ispezioni il che corrisponde a una trentina di ispezioni settimanali. Oltre a ciò effettuiamo circa 200 accompagnamenti dei Mini arbitri. Ritengo questi numeri in perfetta linea di quanto avviene a livello nazionale. Inoltre un occhio di riguardo deve sempre essere mantenuto sul budget a disposizione. Per quanto riguarda i corsi ci atteniamo alle direttive emanate dalla Commissione Arbitri dell’ASF. Due serate obbligatorie, una a inizio campionato e una all’inizio del girone di ritorno. Inoltre durante la stagione gli arbitri di seconda e terza lega come pure coloro che funzionano da assistenti devono assolvere il test fisico due volte all’anno. Per gli arbitri più promettenti sono stati formati due gruppi, quello dei talenti e quello delle promesse. Gli arbitri che appartengono a questi gruppi, oltre che alle serate obbligatorie vengono convocati per ulteriori corsi. In febbraio è stato programmato un corso obbligatorio di due giorni. Ritengo pertanto che i corsi di formazione siano sufficienti considerando anche che al giorno d’oggi molti sono gli impegni che i singoli individui devono assolvere non da ultimo gli impegni famigliari eccedere in corsi obbligatori può significare la perdita di arbitri.

CH: in una recente intervista, lei si è detto rammaricato in quanto solo due società su 120 hanno risposto positivamente alla vostra richiesta di partecipazione a serate presso le società stesse. Da cosa è dovuta, secondo lei, queste “non risposte” ad una vostra proposta di collaborazione?

SP: è vero che sono rimasto molto deluso dall’eco che ha ricevuto la nostra proposta di incontrare le società. Il nostro intento era quello di raccogliere suggerimenti propositivi e di sentire dai diretti interessati quello che secondo loro sono i punti deboli ma anche quelli forti dei nostri arbitri. Questo ci avrebbe permesso di pianificare i futuri corsi di istruzione inserendo in modo mirato alcuni di questi argomenti. Il perché di queste mancate risposte me lo sono chiesto più volte e sono giunto a due conclusioni: la prima è quella che i dirigenti sono continuamente sotto pressione, il tempo libero è sempre minore e il loro obiettivo principale è quello di mettere la squadra in campo il sabato o la domenica, la seconda, ed è quella che mi preoccupa maggiormente, è il sentirsi dire “tanto non cambia mai niente, fanno sempre quello che vogliono”. Niente di più sbagliato; la nostra commissione è partita cinque anni orsono lanciando il motto “ascolto e trasparenza” e con questo motto intendiamo proseguire, la porta è sempre aperta e per chi ha perso il primo treno può sempre salire sul secondo noi siamo sempre disposti ad incontrare tutte le società interessate.

CH: gli arbitri della sezione ticinese che si scambiamo con i colleghi oltre Gottardo, portano situazioni nuove che possono aiutare verso un miglioramento qualsiasi della sezione arbitri ticinese? Se si cosa è migliorato? Ed eventualmente se è successo anche il contrario..

SP: lo scambio di terne con le altre regioni si è rilevata una decisione opportuna e la stessa ha dato dei buoni frutti. Gli arbitri sono confrontati con altre realtà calcistiche e specialmente per i giovani sono un’opportunità per entrare a piccoli passi in una realtà  nazionale. Non dobbiamo dimenticare che questo tipo di esperienza non porta i suoi frutti unicamente al singolo ma di conseguenza questa esperienza viene portata anche sui nostri campi. Anche nelle altre regioni l’eco di questi scambi è stato positivo prova ne è che si sono già attivati per pianificare le partite a loro assegnate nel girone di ritorno. Oltre a questi scambi non è da sottovalutare la presenza in seconda lega di arbitri e assistenti provenienti dall’Academy a livello nazionale e gestiti dalla CA ASF. Questi giovani arbitri sono stati scelti tramite una dura selezione prima a livello regionale e in seguito a livello nazionale.

Ch: sappiamo bene che gli arbitri attivi sul campo non sono molti e che spesso si debba fare doppio turno nel weekend per coprire tutte le partite, quale potrebbe essere, secondo lei, una buona soluzione per avere un numero maggiore di aspiranti arbitri?

SP: innanzitutto punto sul fair play sia in campo che fuori. Gli episodi che talvolta succedono sui campi e che la stampa mette in risalto non fanno altro che minare alla base il movimento arbitrale. In poche parole più fair play e divertimento sui campi significa maggiori candidati arbitri.

CH: essendo personalmente sui campi, ho notato che rispetto a qualche anno fa, mi sembra di percepire in linea generale, che i giovani arbitri siano sempre più sicuri di sé. Secondo lei è reale questa mia impressione e perché?

SP: questa impressione la ritengo parzialmente vera. Ci sono diversi giovani arbitri con una personalità già ben marcata che viene usata in modo adeguato e senza farsi notare più di quel tanto per contro abbiamo dei giovani che emettono una personalità che ritengo “artificiale” cercando di nascondere qualche debolezza o copiando qualche collega di livello superiore. In questo ambito stiamo lavorando ma è un lavoro in profondità che richiederà non poco tempo.

CH: nei campionati attivi, purtroppo, vedo e sento molti insulti verso arbitri e assistenti e credo che per loro sia molto faticoso e impegnativo il loro lavoro in queste condizioni, sono impegnati anche nel gestire la loro reazione che deve rimanere il più possibile imparziale, evitando di commettere errori. Questo non è una bella presentazione per chi vuole diventare un arbitro, cosa viene proposto alle nuove leve per venire incontro a queste situazioni? Esistono corsi o lezioni di gestione della persona stessa?

SP: questa pressione, e qui non parlo solo di insulti, non fa altro che destabilizzare l’arbitro. L’insulto viene recepito subito e l’arbitro ha i mezzi necessari per bloccare questo genere di infrazione. Quello che purtroppo è difficile da gestire sono le continue osservazioni o critiche all’indirizzo del suo operato. Giocatori ma più spesso allenatori camminano sempre sul filo del rasoio criticando o facendo scene da baraccone. Questo modo di fare “disturba” in modo esponenziale l’operato dei direttori di gioco e se l’arbitro non è più che bravo nel redimere al momento opportuno questi comportamenti incontrerà serie difficoltà. Nei corsi di istruzione abbiamo introdotto alcune lezioni mirate effettuate da uno psicologo dello sport.

CH: sig. Papa, ma perchè diventare arbitro?

SP: anche nell’arbitraggio si possono raggiungere obiettivi ambiziosi ma le soddisfazioni si possono raccogliere anche dirigendo partite di attivi nel campionato regionale come pure mettendosi a disposizione per dirigere gare del settore allievi. L’arbitro rafforza il proprio carattere, conosce molti giocatori e persone, riceve la tessera per l’entrata gratuita alle partite organizzate dall’ASF e percepisce un compenso per ogni partita diretta. L’invito non è rivolto unicamente ai giovani a partire dai 16 anni ma pure a coloro che stanno per attaccare le scarpe al classico chiodo quali giocatori. Quest’ultimi potranno fare un’ulteriore passo nel calcio regionale mettendo a disposizione la loro esperienza in un ambito che fino ad ora hanno visto soltanto dall’esterno.

CH: i mini arbitri potrebbero essere gli arbitri di domani?

SP: per noi questo gruppo di mini arbitri è molto importante. Il progetto è iniziato cinque anni or sono ed ha “fruttato” una ventina di arbitri ufficiali. Invito le società ad iscrivere ragazzi disponibili, che possiedono una buona condizione fisica e che hanno voglia di intraprendere un’attività a favore dei ragazzini più giovani di loro. L’età ideale per far parte di questo gruppo è a partire dai 13 anni e devono essere disponibili al sabato mattina. Il formulario per l’iscrizione è inserito nel sito ufficiale della Federazione Ticinese di calcio.

Intervista esclusiva di Walter Savigliano per Chalcio.com

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