Prima della partenza per il Canton Vaud, e a poco più di un’oretta dal termine della seduta di rifinitura, mister Guillermo Abascal è pronto per raccontare le sue sensazioni alla vigilia del secondo turno principale dell’Helvetia Coppa Svizzera

La sfida che attende il Lugano è abbordabile, in quanto gli avversari di giornata, gli Azzurri 90 LS, non stanno vivendo un periodo particolarmente felice nel Gruppo 1 di 1. Lega. Con soli 4 punti raccolti nelle prime 7 giornate, i romandi si trovano al terzultimo posto della graduatoria.

L’importante sarà però diffidare di questa situazione e, anche se sulla carta il risultato è scontato, approcciare la gara nel medesimo modo in cui si è iniziato il primo confronto di Coppa a Dietikon. La conferma di ciò arriva dalle parole del giovane tecnico bianconero.

“La sosta per le nazionali è sempre particolare – inizia il 29enne sivigliano -. Il nostro gruppo ha cinque giocatori convocati e l’importante era capire il loro stato fisico. Nessuno, fortunatamente, si è fatto male”.

“Il campo dice sempre la verità. L’approccio è fondamentale, occorre essere pronti sin dal primo secondo, altrimenti si è subito fuori dalla partita”.

“In queste due settimane di pausa abbiamo lavorato sui due fronti, per permettere ai nostri difensori di iniziare l’azione e fare in modo che la prima linea (portiere e difensori) superi il primo pressing”.

“La cosa più importante è che i nostri giocatori puntino l’avversario e facciano filtro tra i vari reparti”.

“Marić è un tesoro prezioso per tutte le squadre in cui gioca. Mijat avrebbe voluto giocare, ma non entrerà nella lista dei convocati. Per precauzione riposerà, anche perché in questi ultimi giorni non si è allenato costantemente”.

“Secondo me l’unico basso della prima parte è stato il pareggio con il Grasshopper. Contro lo Zurigo abbiamo vinto perché abbiamo meritato. La gestione mentale della settimana è stata decisamente migliore. Quando si vince, è chiaramente più facile. Il rilassamento è un fattore da prendere in considerazione. Non possiamo permetterci di calare la nostra attenzione”.

“Io non sono mai sotto pressione, non posso lavorare se mi sento in questo modo. A me piace che la gente parla direttamente. Le strategie, poi, sono diverse da persona a persona. So che sono valutato con le prestazioni sul campo. Se uno ha paura di scendere sul terreno, ha sbagliato atteggiamento”.

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