Il titolo è provocatorio ma ha il pregio di rendere l’idea. Continuando di questo passo, la cadetteria elvetica è destinata ad estinguersi.

Non è per nulla difficile prevederlo, dato che, nelle ultime sei stagioni, in ben cinque occasioni, una sola relegazione è avvenuta sul terreno da gioco. Una balorda situazione che fa a pugni, o se voltete, rimanendo in tema, a calci con gli intenti di una disciplina sportiva che si regge sulla competizione, tradotta in prodezze o meno in campo e non certo sulle scrivanie.

Eppure, nonostante lo squillo perpetuo di sirene rivelatrici di allarme rosso, la SFL non muta atteggiamento, anzi, si accanisce ancor di più, avanzando pretese che ormai, superano le disponibilità della maggior parte dei club. Il nodo si stringe attorno alla gola, strangolando inesorabilmente società che gradirebbero sopravvivere e perchè no, pure divertirsi. Il campionato a 10 compagini lo ha concepito appunto la SFL che altresì richiede un livello professionistico decisamente oneroso, troppo oneroso per un calcio elvetico, quasi esclusivamente orientato alla Super-League. Quale correttivo?

Sempre che la SFL nutra comprensione e interesse per la lega cadetta, si potrebbe perlomeno fare un paio di tentativi.

La soluzione più idonea sarebbe quella di sensibilizzare la SFL al punto che essa si senta in dovere di sostenere concretamente un campionato paragonabile ad una Super-League 2, il che significa elargire piu’ soldi ai club, per poter far fronte ad un reale professionismo trasparente, senza sotterfugi o scappatoie. E’ chiaro che il sacrificio economico non è di poco conto, ma, creato il giocattolo, la SFL dovrebbe ingegnarsi per trovare i fondi necessari onde consentire ai club di “B” di disporre di una base solida. Un aiuto tangibile per intendersi e non tanto un’elemosina (tanto per fare un esempio, il misero introito televisivo nel posticipo). Il tutto, nell’interesse generale che potrebbe partorire un torneo di qualità appetibile alle compagini di Super-League, per la crescita dei loro talenti. Di prestigio per la stessa SFL. Di maggior coinvolgimento per le tifoserie e non da ultimo, di maggiori stimoli per eventuali investitori o collaborazioni.

Ora, non vogliamo scoperchiare la cassaforte della SFL, tuttavia siamo dell’opinione che si possa, volendo, giungere ad un compromesso del genere.

Altra soluzione, diciamo piu’ modesta e popolare? Ebbene, riportare il calcio in periferia, vale a dire, riallargare l’attuale Challenge-League a sedici compagini e reintroducendo ovviamente il semi-professionismo. Assisteremmo ad un torneo meno blasonato che comunque avrebbe il pregio di attirare più pubblico su svariate piazze calcistiche. Un campionato che ad ogni buon conto non sarebbe per nulla scontato in quanto la disputa per la promozione e contro la retrocessione rimarrebbe appassionante. Con costi contenuti, più club potrebbero convivere in un calcio pur sempre d’èlite.

Due ripieghi calcistici in chiaro contrasto fra loro ma, se non altro, in sintonia onde evitare rinunce dolorose, alle quali rischiamo di abituarci al punto da ritenerle normali e scontate a scadenze regolari. Sempre che, continuando invece sulla medesima lunghezza d’onda, non si finisca in alto mare in balia di quell’onda anomala che affogherebbe per bene un calcio di serie B, pomposamente denominato Challenge-League e che continua imperterrito a mietere vittime nella stanza dei bottoni.

Ruggero Glaus

 

 

 

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