chalcioprova600Una volta di più, ho capito che nel calcio non c’è più spazio per i sentimenti. E, purtroppo – ciò che rende tutto più grave – è che non mi sto riferendo al calcio degli sceicchi, dei miliardari, bensì al CHalcio, quello regionale, quello di casa nostra. Ho capito che tante (troppe) persone, anche qui, nel nostro piccolo Ticino, guardano ai propri interessi, anziché al bene comune. Dall’alto del proprio potere (ma quale potere?), pensano di fare, disfare, rifare e ridisfare, a proprio piacimento, ciò che reputano loro, ma che in realtà – è bene ricordarlo – non è loro. Salgono sul carro dei vincitori, quando, appunto, di vincitori si parla, e scendono, invece, quando la sconfitta la fa da padrone. Tutto questo – ci mancherebbe altro, per loro – senza aver partecipato attivamente alla costruzione di qualcosa – e mica di piccolo, garantisco – che va ben al di là dei risultati sportivi. Forse, però, il punto è proprio questo. C’è gente, nel CHalcio, che fa fatica a capire, o meglio, non vuole capire. E allora, un singola decisione, oltretutto presa in base a false motivazioni, da coloro che, in questo caso non ci hanno capito nulla, diventa la scusa per distruggere tutto; per rovinare una vittoria costruita passo dopo passo, allenamento dopo allenamento, festa dopo festa (!), perché, appunto, di CHalcio stiamo parlando. Non va più bene se vinci, non va più bene se contribuisci allo sviluppo calcistico di qualche giovane, ma, soprattutto, non va più bene se crei un gruppo di uomini (si, ma non per loro) che alla base ha dei valori forti. Lasciarli fare? In fondo, gli sconfitti sono proprio loro. Ma no, noi non siamo così. In fondo, a mai mollare, me (ce) lo hai insegnato (anche) tu.

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