E’ proseguita nel fine settimana la “farsa” del campionato di Challenge League.

Con la confermata (auto) retrocessione in 2^ lega del Wohlen, il torneo – dominato da una squadra senza difetti – prosegue privo di alcun filo logico e senza un obiettivo reale. I risultati sono ovviamente invalutabili e quello che può essere di interesse esclusivo degli operatori è il rendimento dei singoli. Ci saranno pure delle motivazioni nella prestazione del Winterthur che ha segnato 4 reti allo Xamax e nel suo fratello “scemo” che va a Chiasso quattro giorni dopo a farsi una passeggiata senza partecipare alla partita.

Ci saranno delle motivazioni anche se il Servette licenzia un allenatore serio e corteggiato con preoccupazione che potesse accettare la guida di una squadra nazionale solo qualche mese prima. Accade poi che dopo l’esonero di Kodro i grenats si facciano addirittura mettere sotto dal Wohlen sporcando con una prestazione insufficiente la passione dei 1770 spettatori che nonostante tutto si sono seduti sugli spalti della Praille.

Ci saranno delle motivazioni se il capitano di una squadra diventa improvvisamente un problema da gestire o se si fa a testa o croce per decidere i 18 da portare a giocare perché tanto non conta niente. Sono davvero bravi quelli che si ostinano ad andare allo stadio. E sono bravi soprattutto quei genitori che riescono ancora a portare i bambini a vedere la partita.

Tuttavia, considerando che alla fine, dal primo all’ultimo, tengono tutti in considerazione esclusivamente lo stipendio da lavoratore, ci può stare che si continui a far finta di niente. Stupisce però che attorno a questo sistema che non funziona ormai più da anni (dalla Challenge League non retrocede mai nessuno e chi sale lo fa dominando il torneo) il silenzio la faccia da protagonista. Si pronostica solo sul nome del prossimo club che fallirà: anche perché sulle partite di Challenge League (oggi) ci può scommettere solo un pazzo. Certo è che per mantenere alcuni standard di spesa senza aver nulla di ritorno (proprio perché il campionato non esiste) bisogna proprio che il proprietario di un club sia completamente appassionato (qualcuno direbbe “fuori di testa”). Sotto a chi tocca.

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