La conferenza stampa indetta dal Football Club Chiasso sul cambio di proprietà si è svolta nella mattinata odierna, alla presenza del direttore sportivo rossoblù Nicola Bignotti

Di nomi non ne sono stati fatti, verranno fatti all’assemblea degli azionisti, dove probabilmente, compatibilmente con gli impegni di lavoro, saranno presenti anche i nuovi proprietari. Per ora i soci sono 5, più l’avvocato Gianoli, che è stato scelto per il suo passato nel calcio. Nel prossimo mese si cercheranno altre persone disposte a entrare in società. Lunedì 8 gennaio arriverà a Chiasso il responsabile della SFL per conoscere la nuova proprietà e per valutare il tutto per il passaggio di proprietà. Il progetto rimane invariato: mantenere la squadra in una zona tranquilla della Challenge League. L’obiettivo sarà quello di non fare il passo più lungo della propria gamba. Inoltre, i giocatori Enis Abedini e Samuel Delli Carri verranno premiati dal Comune di Chiasso il 7 gennaio per merito sportivo. Uno dei nuovi investitori, infine, sarà una persona che ha giocato a calcio ad altissimi livelli e in una società ha ricoperto un ruolo ancora più importante di Bignotti. Lui stesso ha concluso dicendo di voler allargare la cordata.

Ecco, però, tutte le parole rilasciate dal dirigente della squadra di confine:

“Faccio un piccolo resoconto sugli avvenimenti che ha portato la vendita del Chiasso a questa nuova società. Circa un mese e mezzo fa, il Presidente Antonio Cogliandro ha espresso la volontà di trovare qualcuno che lo sostituisse. La sua attività professionale lo ha spostato lontano da Lugano e Chiasso. Al di là del supporto finanziario che ha sempre garantito, Cogliandro ha ritenuto opportuno, per la crescita della società, trovare delle figure che avessero il tempo da poter dedicare al club. La figura del Presidente presente non poteva più essere garantita. Ci siamo guardati attorno anche grazie a una persona diventata anche un mio punto di riferimento. Sappiamo che fare il Presidente di una società è dispendioso. Negli ultimi due mesi abbiamo cercato di creare un gruppo di imprenditori che sposassero il progetto, e che non vengano a snaturare ciò che è stato fatto. Imprenditori che hanno passione e amore per il calcio e che possano dare solidità finanziaria al club. A oggi queste persone sono 5. Presto si presenteranno. Ora, sarà da definire un Consiglio d’Amministrazione, cosa che avverrà il 22 dicembre. La struttura è aperta, quindi c’è la possibilità che altri soggetti entrino a far parte del gruppo. Il progetto non deve essere snaturato, però. Abbiamo parlato con diverse persone che avrebbero voluto sbilanciare ciò che i 5 soggetti avevano in chiaro. 3 di queste sono svizzere, mentre 2 sono italiane”.

“Quando si acquista una società l’impegno è a tempo indeterminato. C’è un progetto sportivo a medio termine, che verrà presentato. In questo momento la volontà è quella di proseguire sul progetto sportivo attuale e sviluppare ciò che non è stato possibile fare in questi ultimi tempi: l’area istituzionale, l’area marketing e tutto ciò che concerne il territorio. Oltre che finanziario, saranno di supporto operativo al club”.

“L’avvocato Gianoli è stato scelto per la sua competenza in ambito calcistico, in particolar modo per quello che riguarda la licenza, che è sempre uno degli ostacoli più difficili da superare. Lui garantisce una competenza tale che ci si possa interfacciare con le sedi competenti”.

“Il Chiasso è, tecnicamente, ancora di International Sports Promotion. La Swiss Football League dovrà ratificare tutto. Il responsabile della SFL sarà qui l’8 gennaio per effettuare tutte le verifiche del caso e approvare la cessione. Le figure che entreranno nel CdA dovranno essere del territorio, essere un po’ ‘ambasciatori’ dello stesso”.

“Le persone che abbiamo contattato finora non ci hanno detto di no. Ci hanno dato una certa disponibilità. La difficoltà è l’incastro delle persone rispetto ad averle. Non vogliamo un amministratore unico, come accaduto fino ad ora. Una struttura più articolata è un bene il club. Non avrebbe senso avere delle persone che vanno all’Assemblea di Lega, ma che poi non partecipano ai Consigli Comunali”.

“In questo percorso abbiamo voluto avvicinarci all’imprenditoria locale, senza spremerla. Riteniamo che prima è meglio far constatare che è avvenuto un cambiamento solido. Siamo anche convinti che, nel momento in cui l’imprenditore locale si è accorto che c’è stato questo cambio di rotta, ci possa seguire in maniera adeguata”.

“Oggi non verrà deciso il ricorso sulla restituzione dei tre punti. Non si entrerà nel merito per una questione di ‘tecnicismo’. L’arbitro deciderà dunque senza udienza, solo dal punto di vista documentale. Non necessariamente la darà oggi. Non ci sarà l’udienza a Lugano, come previsto inizialmente. È una scelta esclusiva dell’arbitro, sarà o bianco o nero”.

“Queste sono persone che hanno creato la loro carriera professionale sul lavoro e sul non fare il passo più lungo della propria gamba. Sicuramente, la volontà è quella di consolidare l’aspetto sportivo e quella di avere una squadra che guardi sempre meno il fondo della classifica, che si assesti nelle zone tranquille. Se non riesci a entrare nel vortice, la gente perde fiducia. Non è questa la filosofia che vogliamo portare avanti. Se questo calcio propositivo ci porta risultati sportivi ancora meglio”.

“Le persone conoscono tutto del Chiasso. La loro volontà è proseguire sulla strada intrapresa. Non vengono a fare i burattini, sia chiaro. L’obiettivo è anche lo scouting, scegliere giovani svizzeri interessanti. Se si sono avvicinati è perché vogliono continuare il progetto iniziato. Oggi non c’è volontà di stravolgere”.

“È gente che ha fatto calcio ad alto livello, anche più alto del mio. Saranno tutti un valore aggiunto. Più persone si è, più competenze si hanno, più si ha la possibilità di risolvere problemi. Sono più persone coinvolte. La solidità finanziaria è garantita. Se uno dovesse lasciare, non esiste il rischio che si ripercuota sul club”.

“Hanno una grande passione per il calcio. Nella loro vita fanno altre attività. Hanno sposato questo progetto per mille motivi: è meglio fare calcio in Serie B in Svizzera piuttosto che in Lega Pro in Italia. Hanno scelto Chiasso e il Chiasso ha scelto loro. Abbiamo parlato anche con altre persone che militano esclusivamente nel mondo del calcio: abbiamo avuto il timore, però, che ci fosse la possibilità di snaturare il nostro progetto”.

“Con questa persona con cui mi confronto periodicamente parlo anche dell’informazione che bisogna dare ai soci. Non sono due o tre burattini a prendere le decisioni. I profili di cui stiamo parlando sono importanti sul territorio. Saranno anch’esse operative. Non dal punto di vista finanziario, bensì con la partecipazione all’Assemblea di Lega rappresentando il club davanti alle altre società”.

“Il CdA vuole avere una presenza territoriale. La strategia operativo-finanziaria è indipendente dal CdA, che non può spendere dieci volte di quello che non c’è e viceversa. Il CdA deve essere indipendente. Le persone che stiamo contattando non vogliono essere alla mercé degli altri”.

“Abbiamo una lista di nomi, sperando che possano confermare la loro disponibilità. Hanno conoscenze e rapporti sul territorio. Non mi riferisco solo al Comune di Chiasso”.

“Penso che l’aiuto ‘morale’ e la vicinanza e il supporto che dà al club è stato molto forte in questo ultimo periodo. A volte, essere soli sulla barca bisogna decidere se strambare a destra o a sinistra e non è sempre così scontato. Nel suo caso, per me è stato un punto di riferimento. In questo percorso della nuova struttura, mi ha saputo dare consigli importanti nella scelta di nuovi soci”.

“Sapevamo la sua volontà di impegnarsi in un club calcistico. Fino a questo momento, magari, non ne aveva trovato uno adatto a lui. Stiamo ampliando il tutto. Il difficile è stato trovare i primi due. Iniziare a trovare soggetti in questo modo è più ‘semplice'”.

“A oggi, è un partner tecnico, esterno a quello che è la compagine societaria. Lui non conosce così bene la nostra strategia sportiva. Però, dal punto di vista commerciale sì. Si è avvicinato al club in maniera molto veloce. Quando ha letto del cambio di proprietà ha chiamato preoccupato: vediamo se anche con lui si potrà portare avanti un progetto solido e concreto”.

“Avevamo dei soggetti che sono stati avvicinati dal club. È stato presentato un progetto, un’idea e una filosofia di ‘fare società’, non solo dal punto di visto sportivo. È stato chiesto a queste persone se volevano entrare a farne parte. Abbiamo parlato davvero con tante persone interessate a questo percorso. Bisognava capire le loro vere intenzioni, però”.

“Il mio ruolo è quello di aver trovato delle persone su richiesta della proprietà. Non è scontato, ma io sono convinto che si possa fare un bel lavoro, con un buon progetto sportivo. Lasciarlo a metà mi avrebbe fatto irretire. Con queste persone vogliamo che con il metodo, il lavoro, l’applicazione si possa arrivare nelle prime posizioni: è un po’ presuntuoso, lo ammetto. Vogliamo valorizzare i giocatori e fare un bel calcio. Mi piacerebbe arrivare alla fine della prossima stagione con la conquista di questa ambizione. Abbiamo la volontà di dimostrare che si può scrivere ciò che si vuole su di noi. Poi è il campo il giudice unico”.

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