Come comportarsi quando un membro della propria squadra vuole abbandonare il gruppo? Cercare di capire le reali motivazioni è solo il primo passo. Vediamo insieme quali sono gli altri.

Ancora un ottimo e interessante articolo dal portale.spond.com, leggiamolo.

Non importa quanto sia grande la squadra che alleni, a che livello giochi e chi sono i tuoi allievi: è molto probabile che, a un certo punto, qualcuno dei tuoi bambini, anche tra i più dotati, per una ragione o per un’altra, decida di smettere.

Di motivazioni potrebbero essercene infinite, quel che è necessario è evitare di banalizzarle: infatti, ciò che a noi adulti può sembrare un dettaglio irrilevante, può invece influenzare profondamente la psiche di un giovane atleta al punto da indurlo a rinunciare allo sport.

Le motivazioni più diffuse

1) “Non mi diverto più”

Uno studio della “George Washington University” del 2014 ha sottolineato che il 90% dei bambini intervistati fa sport perché “è divertente”, laddove il divertimento è definito come “fare del proprio meglio, essere trattati con rispetto da allenatori, genitori e compagni di squadra, e avere tempo per giocare”.

Talvolta, l’agonismo può cannibalizzare questo spirito: se il bambino sente troppa pressione su di sé, perderà il principale motivo per cui ogni pomeriggio decide di prendere il proprio borsone e venire al campo. Più piccoli sono i calciatori, più è importante creare intorno a loro un’atmosfera positiva.

2) “Ho paura di sbagliare”

Qual è l’ambiente ideale per far crescere un giocatore? Quello in cui si sente stimolato a provare senza temere di compiere errori: incoraggiare i calciatori a provare e fallire, è importante per far capire loro che il fallimento è una parte necessaria del processo di sviluppo.

Cerca di studiare il modo in cui ogni tuo singolo giocatore risponde al fallimento e ai momenti di difficoltà e di creare intorno al ragazzo un ambiente in cui sia certo di poter sbagliare senza provocare particolari tragedie. Tra l’altro, sconfitte e avversità arriveranno comunque nella sua vita, per questo è importante che tu, come allenatore, insegni ai giocatori come affrontare quei momenti.

3) “Il mister non mi rispetta”

E’ molto importante che tu sappia su quali leve puoi puntare per stimolare un ragazzo a dare di più: un approccio “taglia unica” non può funzionare per tutti i ragazzi. Criticare un giocatore di fronte ai propri compagni non è sempre l’approccio migliore, alcuni bambini si sentiranno stimolati a fare di meglio, ma altri potrebbero interpretare questo comportamento come una mancanza di rispetto e “spegnersi”.

Come aiutare i ragazzi

Come riportare in campo il tuo giovane atleta? La risposta è una: la comunicazione! Dedica del tempo da dedicare esclusivamente al ragazzo in crisi. In una prima fase, chiedigli quali sono i suoi obiettivi, poni domande. Ci sono molte ragioni per cui un bambino vuole fare sport: è per ragioni di socializzazione? Sogna di essere un atleta professionista? Gioca per il puro amore di questo sport?

Dopo aver dato ascolto al suo punto di vista, esponi il tuo: spiegagli i tuoi obiettivi e le tue aspettative. Infine, digli che tu e il tuo staff avete bisogno di capire quale sia il vero motivo per cui lui vuole smettere di giocare, per non fare lo stesso errore con altri. In questo modo, il bambino vedrà tendersi una mano verso di lui, e sarà portato ad aprirsi e ha darti modo di risolvere il vero problema. La comunicazione aperta e continua tra allenatore e bambino può compiere miracoli nella psiche dell’atleta in via di sviluppo.

Da: Laura Fracasso – Spond
Leggi l’articolo originale qui.

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