Davide Riva, nuovo mister di questa stagione dell’FC Agno, ci racconta questa sua nuova esperienza, come la vive e quali sono le sue sensazioni.

Mister, come sta vivendo questa nuova avventura dopo diversi anni di pausa?

Con grande serenità ed entusiasmo. Le pause aiutano a ricaricarsi e gli anni passati aggiungono esperienza, indispensabile per saper gestire nel migliore dei modi le molte sfaccettature che il ruolo di allenatore richiede. L’aspetto tecnico-tattico è fondamentale, ma non è l’unico. Per gestire un gruppo eterogeneo di giocatori bisogna essere anche un po’ psicologi, un po’ fratelli maggiori e anche un po’ “compagni di squadra”.

Quale è stato il fattore determinante che le ha fatto accettare la proposta dell’FC Agno?

La serietà della società. Dietro le quinte ci sono persone che lavorano tanto e parlano poco. Hanno obiettivi chiari e concreti e soprattutto una visione pluriennale. Spesso nel calcio ho sentito parlare di “progetti a lungo termine”, ma raramente mi è capitato di vederli poi davvero concretizzati. Ad Agno invece le scelte vengono fatte pianificando in anticipo, cercando di guardare oltre la singola stagione.

E dopo qualche mese di lavoro ha trovato quanto si aspettava?

Indubbiamente. Sono contento delle strutture, dell’organizzazione e soprattutto della rosa che ho a disposizione: ottime persone prima ancora che solidi giocatori. Sono felice quando vado al campo e mi sembra di leggere la stessa sensazione anche negli occhi di chi ho di fronte.

La “campagna acquisti” è stata importante, dall’esterno è lecito pensare che avete già la promozione “in tasca”… cosa ne pensa?

Il calcio è fatto di frasi fatte e luoghi comuni. Il più gettonato, ma forse anche il più vero è che “le partite iniziano sempre sullo 0 a 0”. Il resto è tutto da conquistare con l’allenamento e l’attitudine al sacrificio. Da giocatore ho vinto campionati con squadre sulla carta mediocri e perso amaramente con rose di altissimo livello. Niente è mai scontato e nessuno ti regala nulla. Un concetto che ogni mio giocatore deve imparare sin dal primo allenamento.

Si dice che sia la giusta mentalità del gruppo e non le qualità tecniche del singolo giocatore a fare la differenza. È d’accordo con questa affermazione?

Parzialmente. I giocatori di talento sono e saranno sempre quelli che possono farti vincere le partite con una sola giocata estrosa, ma i campionati si vincono con il “Gruppo”. Perché è la somma del contributo di ognuno che rende una squadra vincente; per ottenere i risultati servono qualità diverse: grinta, forza, esperienza, estro e solitamente non tutte appartengono ad un solo giocatore.

“Bomber Riva” ieri e “Mister Riva” oggi, interpretano il calcio allo stesso modo?

Entrambi vogliono e cercano di fare di tutto per vincere, ma mentre il giocatore era per indole un po’ più egoista, l’allenatore deve invece sforzarsi di avere una visione più completa. Anche la gestione del risultato è diversa. Quando giocavo, essendo un attaccante, riuscivo ad essere pienamente felice solo attraverso il goal. In panchina invece ottengo soddisfazione attraverso le gioie altrui. Sono gratificato quando i miei giocatori festeggiano e condividono con i compagni l’emozione di una rete o di una vittoria.

Con la compagine dell’US Arbedo (allora in 3°Lega) è riuscito a vincere l’ambito “triplete” (Campionato, Coppa Ticino, Supercoppa), nonché la gara per aggiudicarsi il titolo di “Miglior compagine della 3° Lega. Crede che con la squadra che ha a disposizione possa rivivere queste emozioni?

Quello che spero è che possano soprattutto vivere anch’essi le stesse sensazioni almeno una volta nella propria carriera indipendentemente dalla mia presenza in panchina. Perché non è solo importante vincere, ma anche come si arriva a certi risultati. Quell’anno fu straordinario nel vero senso della parola: una combinazione di fattori che ci portò ad ottenere enormi soddisfazioni. Emozioni che con il tempo si trasformano in ricordi da assaporare con calma anche negli anni a venire. Come andrà questa stagione non posso prevederlo, ma posso garantire che ci metterò lo stesso impegno. Il tempo, la fortuna e i risultati ci diranno fra qualche mese come sarà andata.

In conclusione, desidera esprimere qualcosa ai suoi giocatori e/o alla società in generale?

Alla società mi sento di dire grazie per aver riposto in me la propria fiducia, ai giocatori invece chiedo di continuare a mettere in allenamento lo stesso impegno che ho visto in questi primi mesi mantenendo l’identica fame di vittorie perché se ho imparato una cosa nel calcio, che vale spesso anche nella quotidianità, è che le stesse persone (per fortuna non tutte) che oggi ti fanno i complimenti saranno prontissime a criticarti aspramente al primo passo falso.