Riportiamo un’interessantissima intervista del Corriere del Ticino a Giona Morinini, psicologo dello sport.

«Insulti, il ruolo dei genitori è centrale»

Dovrebbe ricevere un perenne cartellino rosso eppure, nello sport, la violenza sembra continuare a fare invasione di campo. Dagli hooligan al bullismo negli spogliatoi, passando poi per il tifo eccessivo di alcuni genitori, il ventaglio è ampio. E del binomio sport e violenza se n’è discusso anche martedi scorso 25 settembre a Bellinzona, in occasione di una serata organizzata dal DSS nell’ambito della Strategia cantonale di prevenzione alla violenza. Noi ne abbiamo parlato con Giona Morinini, psicologo dello sport e relatore dell’evento.

Sport, giovani e violenza: le autorità scendono in campo per combattere il fenomeno

Giona Morinini, i casi di violenza nello sport che vedono coinvolti i giovanissimi sono in aumento?

«È difficile da dire. Questo, dal momento che non vi sono statistiche che fotografano il fenomeno nella sua completezza. Bisogna infatti considerare che quando si parla di violenza nello sport lo spettro è ampio: dall’allenatore che prende in giro un ragazzo perché in sovrappeso, alla squadra che discrimina un giocatore passando poi per gli atti di bullismo perpetuati negli spogliatoi. Insomma, la casistica è varia e le cifre sarebbero riduttive. Quel che è certo è che oggi c’è una maggiore attenzione al fenomeno».

Ha citato le diverse forme di violenza. Non dimentichiamo però che il fenomeno interessa anche chi, a bordo campo, segue la partita. Penso in particolare ai genitori.

«Certo. È storia recente il caso di due papà che, mentre assistevano ad una partita di calcio dei figli, hanno iniziato ad insultare l’arbitro e a picchiarsi. E questo è un grosso problema perché chiaramente il giovane, assistendo a un simile comportamento, poi si sente legittimato a fare lo stesso».

Ma qual è il meccanismo che fa scattare tutto?

«Nello sport c’è una forte componente emotiva che può spingere a cadere nell’eccesso anche persone che, per indole, non sono violente. In generale, quando c’è una violenza contro qualcuno questo accade perché l’altro viene visto come un oggetto. Quindi privo della possibilità di provare dei sentimenti o delle emozioni. Per questo è importante accompagnare i giovani, come pure gli adulti che gestiscono i gruppi sportivi, nel creare una sana relazione tra le persone. In fondo, lo sport dovrebbe essere proprio questo: ritrovarsi per vivere un momento piacevole dove si incentivi la coesione e l’autostima tra i ragazzi. E qui l’adulto gioca un ruolo centrale».

La violenza è più presente tra i ragazzi o interessa allo stesso modo le squadre femminili?

«A differenza di quello che si potrebbe pensare, la violenza è presente tanto tra i ragazzi quanto tra le ragazze. Come pure tra gli sport di gruppo ed individuali. Ed è questo l’aspetto più delicato: non si deve credere che ci sono ambiti immuni. Lo sport alla fine è un riflesso della società».

Come contrastare il fenomeno?

«Il lavoro va fatto su più livelli: sostenendo il giovane colpito, sensibilizzando il gruppo sulle conseguenze delle proprie azioni, come pure coinvolgendo i genitori e le società sportive. Insomma, contro la violenza serve scendere in campo su più fronti e non lavorare solo con la vittima».

Viola Martinelli del CDT

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