Interessante racconto sul calcio giovanile, “rubato” al web, mette in evidenza ciò che prova un calciatore sin dai primi calci e allo stesso tempo la vita del genitore, che cerca di capire le emozioni, le paure e la vita del proprio figlio calciatore.

Fare l’allenatore ti permette di vedere in modo oggettivo ed impersonale le relazioni che si instaurano tra i figli ed i genitori, scegliere di far praticare uno sport agonistico ai propri figli è una delle decisioni più altruistiche e masochistiche che un genitore può compiere. Masochistiche, ma altruistiche.

Dovrete portarlo ad allenamento, a tutte le ore, nei giorni di festa e rientrando prima dalle vacanze. Dovrete spendere soldi, e spenderne ancora e ancora, per cose che sembrano del tutto futili. Dovrete portarlo in trasferta, aspettare ore guardando uno sport che magari non vi piace. Dovrete vederlo stanco, che non ce la fa più, che non riesce a gestire compiti, catechismo, amici e sport. Dovrete vederlo piangere perché è stanco, piangere perché perde, piangere perché l’insegnante non è soddisfatto, piangere perché il sabato sera i suoi amici escono e lui si prepara per l’allenamento dell’indomani. Dovrete vederlo “sbagliare” perché metterà lo sport prima di tutto il resto, perché sceglierà di mollare la fidanzata “perfetta” per voi perché lei non lo supporta, prenderà 108 invece che 110 all’università. E quando andrà fuori di casa i weekend, invece che trascorrerli con voi, li trascorrerà con i suoi compagni di squadra in palestra. E dovrete litigare. Ma ormai è nel tunnel dello sport agonistico. Ormai ha perso di vista le priorità secondo voi.

MA provate a vedere se il sorriso del suo amichetto terminata una partita alla play è lo stesso di quando un atleta termina un allenamento.
Provate a vedere se le amicizie che si legano in gelateria sono sincere tanto quanto quelle legate in spogliatoio.
Provate a vedere se a 50 anni si ricorderanno il nome della maestra di catechismo (…senza nulla togliere….) o della loro prima insegnante di qualche sport.
Provate a chiedere se è meglio perdere una gara o non parteciparvi.
Provate a guardare le analisi del sangue di uno sportivo agonista e di un bambino che non esce di casa… vedrete che il cortisolo non fa poi così male!
Ricordatevi che un atleta si ricorda SEMPRE se a bordo campo, ad aspettarlo dopo aver perso l’ennesima gara, c’è la sua mamma e il suo papà.
Ricordatevi che un atleta, per quanto piccolo, è cosciente degli sforzi che vengono fatti dai genitori, dagli amici, dagli allenatori, dai dirigenti.
Ricordatevi che piangerà quando non riuscirà a finire di studiare per il giorno dopo in 4° elementare ma che tutto ciò lo aiuterà a organizzarsi e finire l’università prima di chi durante il giorno non fa altro che guardare il pc.

Ma soprattutto ricordate che state dando a vostro figlio la possibilità di provare una gamma di emozioni che altrimenti non potrebbe neppure immaginare. Chiedi di spiegare cosa vuol dire essere emozionati, felici, impauriti, determinati, delusi, riconoscenti, soddisfatti, te lo saprà dire.
Chiedi se la delusione di un allenamento andato male vale la pena di mollare lo sport o è il pretesto per tornare il prima possibile in palestra e provarci ancora, e ancora, e ancora. Finchè la delusione diverrà soddisfazione.

Grazie mamma e papà per essere stati così tanto altruisti.

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