Riccardo Di Benedetto vanta una bella esperienza come portiere sui campi svizzeri, prima di diventare responsabile dei “numeri uno” del Team Ticino.

Ci racconta la sua storia in qualità di responsabile, mister e padre.

Come è stato il tuo percorso quale portiere professionista e cosa ti ha spinto a cimentarti fra i pali?

Dall’età dei 6 fino ai 25 anni ho giocato nell’AC Bellinzona, ho avuto la fortuna di aggregarmi alla prima squadra appena ho compiuto i 16 anni. Con l’AC Bellinzona abbiamo vinto il campionato di 1a Lega e guadagnato la promozione in LNB, poi sono andato a Wil con una splendida promozione in Super League e infine 7 anni a Locarno condita anche qui con una promozione in Challenge League.

Ho scelto di fare il portiere perché da piccolo mi piaceva tuffarmi, infatti mi ricordo che al primo allenamento avevo già i guanti per fare il portiere, e anche quando mio papà mi portava a vedere l’Inter, idolatravo Walter Zenga. Però è anche vero che con gli amici a scuola non ho mai fatto il portiere, giocavo fuori come attaccante.

Cosa ti ha portato a fare il preparatore dei portieri?

Appesi i guanti al chiodo ho pensato a cosa potevo fare dopo il calcio giocato, ho pensato un po’ a tutto ma quello che volevo era rimanere nel calcio. Allora ho capito che la mia strada era fare l’allenatore dei portieri, ho frequentato diversi corsi tra i quali il Livello 3 come coach dei portieri, e ho conseguito il diploma UEFA B+ quale allenatore. Prossimamente andrò a fare il primo corso da istruttore ASF per i preparatori portieri.

Quanto è cambiato questo ruolo negli ultimi anni? Molte regole che sono state modificate hanno toccato proprio il ruolo del portiere.

Con l’avvento dell’interdizione del retropassaggio (non si può più prendere con le mani il pallone), il ruolo è cambiato molto. Con questa modifica anche le pretese da parte degli allenatori verso i portieri sono cambiate; per i portieri oggi è molto importante avere un buon livello tecnico ed essere in grado di prendere delle scelte tattiche inerenti il gioco. Oggi il portiere è a tutti gli effetti un giocatore di movimento, ma deve anche continuare a fare la parte difensiva, cioè difendere la porta e parare.

Diverse volte sei stato convocato in Nazionale come preparatore, che tipo di esperienze hai vissuto?

Sono delle esperienze molto arricchenti perché ti confronti con i migliori numeri uno in quel momento e di quell’annata. Sicuramente è uno stimolo, queste esperienze mi spingono a migliorarmi, dagli allenatori con cui ho lavorato, ho sempre “rubato” qualcosa. È fantastico vivere l’ambiente della nazionale, partendo dallo staff fino a tutto quello che gli gira intorno. Ogni volta che vengo chiamato dalla Nazionale ho la possibilità di migliorare e di aggiungere quindi qualche cosa in più al lavoro che porto poi a Tenero.

Possiamo dire che in Ticino vi è una buona scuola dei portieri, visti i diversi ticinesi che sono stati convocati nelle varie nazionali?

In Ticino si segue una filosofia che è comune in tutta la Svizzera, dettata da Patrick Foletti, capo dei portieri elvetici. Trovo che il percorso intrapreso sta portando i suoi buoni frutti, una dimostrazione è che tra le annate dal 2001 al 2005 abbiamo tre portieri ticinesi in Nazionale.

Come vive in famiglia i tuoi impegni calcistici, sia come allenatore che come padre di un giocatore che fa parte del contingente della U18?

Chiaramente il calcio d’élite ti porta via tanto tempo, non tanto per me, quanto ai miei cari, per questo devo ringraziare mia moglie che mi è rimasta accanto e mi ha sempre compreso e sostenuto.

Per quel che attiene la figura di padre di un giocatore d’élite, sicuramente è una soddisfazione, anche se non è facile essere tutti e due nella stessa struttura. Faccio di tutto per essere il più possibile fuori dai discorsi tecnici e tattici. Devo dire che sotto questo aspetto mio figlio è un ragazzo che non mai creato particolari problemi, sono quindi abbastanza fortunato in tal senso. In generale il ruolo di un genitore di uno sportivo d’élite è molto importante e a volte faticoso in quanto è molto impegnativo accompagnarli durante questi perscorsi con le relative richieste.

Davide Di Giulio