Kübilay TÜRKYILMAZ

FINALMENTE SI TORNA AL MONDIALE

Archiviata l’esperienza di Jeandupeux, in Federazione si opta per una soluzione davvero rivoluzionaria. Non che Uli Stielike, tedesco arrivato in Svizzera tre anni prima per chiudere la carriera da calciatore, sia uno sconosciuto, ma la scelta di un 34enne che ha appena terminato di giocare è per lo meno coraggiosa. Non abbastanza, se si pensa che per la prima partita viene affiancato come traghettatore da Paul Wolfisberg in un match, quello con la Cecoslovacchia, che è considerato ormai come l’ultima spiaggia per poter sperare ancora in una qualificazione a Italia ‘90. La squadra vede in campo dall’inizio i tre Sutter: Alain, il fratello René il cui esordio è deludente, e Beat in un attacco leggerino che non punge, nemmeno dopo l’ingresso di Kubi Türkylmaz. La squadra allenata da Venglos trova il gol con l’attaccante mastodontico dello Sparta Praga, Tomas Skuhravy, che negli anni successivi vedremo giostrare con successo in Serie A con la maglia del Genoa. I rossocrociati non trovano la forza per reagire e la prima del dopo Jeandupeux è una sconfitta che ci lascia a zero punti dopo tre partite, ormai spacciati per Italia ‘90.

La prima, vera occasione per Stielike di guidare la Nazionale arriva due settimane dopo, quando al St. Jakob, il 21 giugno 1989, arriva il Brasile, tre volte campione del mondo, una delle squadre favorite per la vittoria mondiale a Roma. Guidati dal pittoresco Sebastião Lazaroni, i verdeoro hanno tra le loro fila diversi giocatori che militano nei migliori club d’Europa, tra cui Taffarel, Dunga, Alemão. Per la Svizzera sulla carta è una gara proibitiva, Stielike si agita a bordo campo, non è mai seduto in panchina. L’arbitro, l’olandese Blankenstein, concede un rigore alla Svizzera, per fallo di Taffarel su Türkylmaz. Il ticinese, appena acquistato dal Servette, realizza col suo mancino, nonostante il biondo portiere brasiliano intuisca la direzione del tiro. L’allenatore tedesco fa esordire ben quattro giocatori, tra cui il nemmeno ventenne Stephane Chapuisat, figlio di Gabet, che gioca centravanti nel Losanna. I brasiliani, subito il gol dal dischetto, non riescono a trovare il pari e così arriva il primo successo al sesto tentativo contro i sudamericani, dopo due sconfitte e tre pareggi, tra cui quello prestigioso, proprio in casa del Brasile al mondiale 1950.

Stephane Chapuisat

Trascorsa l’estate con un calciomercato scoppiettante, l’arrivo di molti stranieri e il passaggio di Türkylmaz dal Bellinzona al Servette, la nuova stagione riprende con la gara della Maladiere del 20 settembre tra i nostri e il Portogallo. Quando i ventidue giocatori entrano in campo, guidati dall’arbitro greco Koukoulakis, pensano di non essere in Svizzera, ma a Lisbona: dei 18000 e oltre spettatori, due terzi vestono i colori rossoverdi del Portogallo. La partita è valida per le qualificazioni mondiali, ma soltanto per i portoghesi, ai quali comunque dopo la sconfitta per 3-0 in Belgio serve un mezzo miracolo contro la Cecoslovacchia. Per i lusitani, comunque, è imperativo vincere contro di noi, e le cose si mettono male quando è ancora Türky a realizzare su rigore, stavolta per fallo su Chapuisat. Nel secondo tempo, però, sospinti dal proprio pubblico, gli ospiti dominano e trovano il pareggio con il migliore in campo, Paulo Futre, su rigore. È lo stesso fantasista dell’Atletico Madrid a regalare l’assist per il gol vittoria di Rui Aguas, dopo soli quattro minuti. Nella gara esordisce Dominique Herr, il basilese che gioca nel Losanna e che sarà una delle colonne portanti dei rossocrociati degli anni a venire.

Nonostante un cambio generazionale che fa presagire qualcosa di buono, la Nazionale in questo fine decennio non è certo nel suo momento di massima popolarità. Contro i belgi, che hanno già un piede al mondiale, non si superano le 5.000 unità sugli spalti e, nel primo tempo, dato lo spettacolo povero tecnicamente, non si contano gli sbadigli. Nella ripresa, Stielike manda in campo un altro giovane di belle speranze, Adrian Knup. Anch’egli basilese (di Liestal), il ventunenne è passato dalla squadra renana all’Aarau e, dopo un solo anno, al Lucerna. Entrato al posto dell’inconcludente Philippe Douglas, che al contrario di molti altri si rivelerà una meteora, Knup realizza concludendo con un potente tiro dal limite una sgroppata personale. I belgi pareggiano con Degryse, Türkylmaz realizza il suo quinto gol in nazionale, un bellissimo diagonale su centro di Bickel. È uno sfortunato autogol di Geiger a dare il 2-2 definitivo, su centro di Versavel. Un solo, inutile, punto per la classifica del girone, ma con Knup trovato un nuovo tassello per la Svizzera che verrà. Altre due settimane, e la squadra rossocrociata viaggia verso Praga in un momento storico particolare, in cui gli stati dell’est europeo si stanno aprendo alla libertà. Venglos e i suoi sono in lizza per il secondo posto disponibile, e sarà l’ultima volta in cui la squadra si presenterà unita a una competizione ufficiale prima di dividersi pacificamente in Repubblica Ceca e Slovacchia. Segna ancora una volta Skuhravy, viene negato un rigore ai nostri e, nel finale, in contropiede i padroni di casa segnano altri due gol, per il 3-0 finale. Pareggiando in Portogallo, la Cecoslovacchia otterrà la qualificazione, insieme al Belgio. A noi non resta invece che chiudere il girone con una poco edificante vittoria di misura, per 2-1, contro il Lussemburgo.

Adrian Knup

A pochi giorni dalla caduta del Muro di Berlino, la Nazionale viaggia alla volta di Tenerife per disputare un’amichevole contro la Roja spagnola. Per Stielike, archiviata con un penultimo posto la campagna per Italia ‘90, è tempo di esperimenti. Resta a casa Geiger, al suo posto gioca Fischer, debuttante come i subentrati Gämperle, Chassot e Sylvestre. L’arbitro italiano Lo Bello concede un rigore generoso agli spagnoli, che Michel trasforma, poi arriva il pari, di testa, di Knup a inizio ripresa. Al 64’, Felipe segna per il 2-1 definitivo, dopo una prova dignitosa contro una squadra che ha vinto il proprio girone di qualificazione ai Mondiali, ma soprattutto continua il rinnovamento.  Si dà inizio al 1990 con la partita numero 500, a Basilea contro l’Italia in cui esordisce Salvatore “Totò” Schillaci. Palermitano, l’attaccante della Juventus ha esordito in Serie A tardi, a 25 anni, ma sta bruciando le tappe. L’Italia vince, ma per farlo le serve un gol su calcio piazzato di un altro juventino, il terzino sinistro De Agostini. Intanto, all’est proseguono le rivolte, in Romania Ceausescu viene arrestato e giustiziato nel Natale del 1989 insieme alla moglie, mentre l’ASF decide di organizzare un’amichevole benefica proprio contro la squadra di Hagi per devolvere l’incasso a una popolazione sull’orlo della guerra civile, è il 3 aprile 1990. Non ci sono i titolari della Dynamo, c’è il Maradona dei Carpazi insieme a Lacatus, ma la squadra è indebolita e vinciamo 2-1, con reti di Hermann e Chassot, dopo il vantaggio iniziale di Hagi, su rigore. Dal Maradona dei Carpazi a quello originale, nello spazio di una partita. L’Argentina, prima di arrivare in Italia per il mondiale, che la vedrà finalista, si allena a Thun e poi incontra la Svizzera al Wankdorf. Davanti a pochi intimi segna Balbo, servito da Maradona, che nella ripresa approfitta dell’uscita di Geiger, che nel primo tempo lo aveva, come si diceva a quei tempi di marcature a uomo, “francobollato”. Di Türkylmaz, manco a dirlo, il gol dell’1-1 allo scadere. Altro risultato prestigioso, altro passo verso la risalita.

Anche gli Stati Uniti si preparano nelle Alpi, a Bad Ragaz e affrontano i nostri a San Gallo, proprio alla vigilia della rassegna iridata. Segna Bruce Murray, ex del Lucerna e giocatore anche di calcio a 5, poi esce Türkylmaz e segnano Schepull e Knup. La stagione poi si chiude con un’altra vittoria di prestigio, con la Germania Ovest campione del mondo. In Svizzera si spera ancora di organizzare l’edizione della Coppa del Mondo 1998, ma le autorità locali non caldeggiano a sufficienza la candidatura. La ripresa dei giochi nella stagione 90-91 avviene con un’amichevole in un Prater quasi deserto, nonostante l’addio a 35 anni del mostro sacro austriaco Bruno Pezzey, alla sua 84ma e ultima presenza. Rimasto senza club, lo sfortunato libero ex Eintracht Frankfurt e Werder – morirà un mese prima di compiere 40 anni per infarto, giocando a hockey – saluta tra gli applausi al 42’, sull’1-0 per un rigore trasformato da Ogris. Stielike all’intervallo striglia i suoi, al rientro in campo è solo Svizzera, due gol di Kubi e uno di Knup per un 1-3 stratosferico. Con la Bulgaria ci sono già i due punti in palio, e arriva il primo gol di Hottiger. Giocano bene tutti, a Ginevra, i balcanici con la stella Stoichkov non riescono a pareggiare, nonostante una certa pressione e arriva il raddoppio di Bickel. L’avventura verso l’Europeo svedese inizia nel migliore dei modi, ma a Glasgow, nel secondo incontro mancano Koller e Hottiger, infortunati. Rientra Egli dopo più di tre anni, ma la sua prestazione è disastrosa: provoca il rigore dell’1-0 e si fa espellere nel finale, nel mezzo il raddoppio scozzese di McAllister e il rigore di Knup ad accorciare le distanze. Nulla è perduto e, alla prima volta con la nazionale del minuscolo San Marino, arrivano altri due importanti punti, con un 4-0 all’Olimpico di Serravalle che delude l’assente Stielike, squalificato, il quale voleva più gol.

Quattro dati a San Marino, quattro presi dalla Germania riunificata a Stoccarda, con i tedeschi in gol al primo minuto con Vӧller e dilagante nell’ultima mezzora con Riedle, l’ex tedesco est Thom e Matthäus. Nel febbraio, a campionato fermo, si va a Miami per la Miami Marlboro Cup, in cui giochiamo due volte in 48 ore. Con gli USA, nel vecchio Orange Bowl, con una grande prestazione di Geiger in difesa, Knup segna un gran gol per l’1-0 finale. La seconda e ultima partita è con la Colombia, ed è un 3-2 in rimonta dopo le reti di De Avila e Rincon. Koller riduce le distanze prima dell’intervallo, nella ripresa sale in cattedra Beat Sutter, segnando il gol vittoria quando siamo in dieci per l’espulsione di Koller. Con 4 punti, la Svizzera porta a casa la coppa, in questa competizione ibrida in cui al secondo posto arriva il Bayern Monaco con 3 punti (0-0 con la Colombia e 4-0 con gli statunitensi). In marzo viene organizzata furbescamente un’amichevole con il Liechtenstein, per consentire a Koller di scontare la squalifica e rientrare con la Romania. Knup bagna la quindicesima presenza con una tripletta, la gara finisce 6-0. La vittoria rumena soltanto per 3-1 con San Marino ci illude, alla Maladiere i romeni dominano, ma per fortuna non trovano il gol. Finisce a reti bianche, con l’unica occasione elvetica sui piedi dell’esordiente Ohrel, terzino destro del Losanna. Trascorso un mese, siamo al 1° maggio del 1991, c’è la trasferta a Sofia, senza Geiger e con la difesa da registrare. Le cose si mettono subito malissimo, al 25’ è 2-0 per i bulgari, nella ripresa al 59’ Knup accorcia e poi pareggia a 5’ dalla fine. Al 90’ Türkylmaz con un’azione personale di potenza, trova la rete della vittoria e la situazione di classifica si fa interessante. A giugno, all’Espenmoos di San Gallo, arriva San Marino: non dovrebbe essere difficile conquistare i due punti, ma bisogna vincere con uno scarto ampio, perché la classifica è molto ristretta e la differenza reti potrebbe essere determinante. I sammarinesi finiscono avvolti dal pressing elvetico, non capiscono più nulla e subiscono sette reti, da sei marcatori diversi, col solo Knup a realizzare una doppietta. Con 9 punti, siamo in testa con un punto ma anche con una partita in più sugli scozzesi. Fondamentale lo scontro diretto di Berna.

Prima, però, c’è un’amichevole a Praga, che passa alla storia non tanto per la bellezza del gioco, quanto per l’esordio in nazionale di Ciriaco Sforza, entrato al posto dell’infortunato Herr. Il giovane, di origini campane, giostra bene nel ruolo di libero, accanto a Hottiger e Ohrel. La gara finisce 1-1, con le reti di Luhavy e Türkylmaz. Arriva quindi, l’11 settembre, la partitissima del Wankdorf. Il primo tempo si chiude sul 2-0 per i nostri con Chapuisat che raccoglie un lancio di Türky e con Hermann di testa. La qualificazione si avvicina moltissimo, ma a inizio ripresa Durie accorcia le distanze. A sei dalla fine, McCoist ribatte a rete un tiro respinto, è 2-2, Stielike viene criticato, la squadra è sotto choc e una qualificazione che sembrava alla portata all’intervallo torna a essere difficilissima. Ora siamo al comando con 10 punti e una sola partita da giocare, in Romania; la Scozia ha un punto in meno e una partita in meno, ma deve giocare con San Marino, oltre che coi rumeni, che hanno 5 punti ma che sono ancora in corsa, nel caso in cui le vincessero tutte. Così, una settimana dopo la bella vittoria in amichevole con gli organizzatori dell’Euro, la Svezia, vinta 3-1 con reti di Chapuisat al primo minuto, Herr e “Kubi”, la Romania batte la Scozia con un rigore di Hagi e la Bulgaria batte San Marino. La Svizzera resta al comando con 10 punti, la Scozia ne ha 9, la Bulgaria 8 (tutte con sette partite), la Romania ne ha 7, ma ha giocato una partita in meno. Dando per scontata la vittoria della Scozia su San Marino, un pari dovrebbe bastare ai nostri, perché la nostra differenza reti è +13, contro i +3 dei britannici. A Bucarest, si cerca lo 0-0, con un orecchio alla radiolina che informa costantemente sul risultato di Glasgow. Al 70’ siamo praticamente qualificati, ma un pasticcio tra Chapuisat e Sforza fa arrivare la palla a Mateut e il giocatore del Saragozza batte Huber. La Scozia batte San Marino e ci supera, la Romania per andare in Svezia deve vincere con la Bulgaria con due gol di scarto, o con uno ma segnando almeno 3 reti. Finisce in pareggio, in Svezia ci vanno Strachan e compagni.

Sommerso dalle critiche, con un bilancio non negativo, ma dopo avere mancato le partite più importanti, Stielike getta la spugna e, in un inconsueto valzer di allenatori, si scambia il posto con l’inglese Roy Hodgson, che gli lascia la panchina dello Xamax. Per prima cosa, Hodgson parla con Geiger e lo riammette in squadra, dopo che il tedesco se l’era dimenticato per mesi. Prima di iniziare le qualificazioni che porteranno al mondiale statunitense, con almeno due tra Italia, Portogallo e, ancora, Scozia da superare in classifica, per il nuovo tecnico è tempo di amichevoli e di esperimenti. A Dubai, prima partita in assoluto, prova Marco Pascolo in porta e fa esordire Sauthier. Finisce 2-0 con reti di Beat Sutter e Bonvin, è la 150.ma vittoria della nazionale. A Dublino, invece, subiamo il gioco duro e perdiamo di rigore al 90’, dopo essere passati in vantaggio con Alain Sutter e raggiunti da Coyne. Hodgson, sempre alla ricerca del portiere titolare, fa giocare il redivivo Walker, ma il luganese stecca in occasione del primo gol bulgaro al Wankdorf. Finisce 0-2, reti di Sirakov e Kostadinov. C’è da dire che è la migliore Bulgaria di tutti i tempi, che arriverà poi quarta al mondiale americano. L’ultima gara prima delle qualificazioni è con la Francia del CT Platini, che ci ha appena “soffiato” l’organizzazione del mondiale 1998. Vinciamo 2-1, con doppietta di Bonvin. Al contrario della Bulgaria, questa non è la miglior Francia, tant’è che non si qualificherà nemmeno per USA ’94, eliminata proprio dai bulgari al 90’ dell’ultimo match, e dalla Svezia, che finirà terza negli Stati Uniti. A metà agosto, a Tallinn, prende il via il Gruppo 1, in un Paese piccolo e indipendente da un anno. Finisce ben 6-0, va a segno anche il “vecchio” Bregy e c’è doppietta di Knup.

Il pubblico svizzero non si fa ammaliare dal successo di Tallinn e ci sono solo 9.000 spettatori contro la Scozia, con cui ci si deve vendicare per l’Euro. Segna subito Knup, pareggia McCoist al 14’, nella ripresa al 72’ segna ancora Knup e nel finale Bregy porta i nostri sul 3-1. Un avvio migliore non ci poteva essere. Pascolo ha subito un solo gol, ben protetto da Egli e Geiger, davanti Knup e Chapuisat fanno sfracelli. La partita di Cagliari contro l’Italia resta alla storia come una grande occasione persa, Marchegiani commette errori e prima Ohrel e poi Chapuisat portano la Svizzera sul 2-0. Siamo solo al 21’, bisogna resistere e all’85’ il risultato è ancora 0-2 e poteva essere 0-3 se Knup non avesse sbagliato di un soffio. Roberto Baggio sfrutta un’indecisione di Egli e accorcia, nel recupero Eranio pareggia. L’Italia esce tra i fischi, la Svizzera è applaudita e nella gara successiva al Wankdorf c’è anche il pubblico. Malta, al suo esordio nel girone, perde 3-0, ma vende cara la pelle, prende il terzo gol solo allo scadere per un errore del portiere. Terminato benissimo il 1992, Hodgson parte per la Carlsberg Cup di Hong Kong senza gli “stranieri”, vince col Giappone ai rigori e poi coi padroni di casa, ma il torneo non è ufficiale, poi a marzo arriva la vittoria 1-0 sulla Tunisia. Due settimane dopo, si torna a giocare per i due punti (nella fase finale diventeranno per la prima volta tre a vittoria), col Portogallo: succede tutto nel finale di primo tempo, al gol di Chapuisat di testa quasi altezza rasoterra risponde Semedo. La partita non è il top, ma la classifica sorride, 8 punti in 5 partite come l’Italia, le altre sono dietro. A Malta, contro una squadra reduce da un 6-1 rimediato in Italia, vinciamo 2-0 e il 1° maggio 1993 battiamo l’Italia 1-0 con gol di Hottiger. È vero che l’Italia è rimasta in dieci per il cartellino rosso a Dino Baggio, ma la vittoria, oltre a essere storica, ci porta saldamente al comando del girone, solo il Portogallo, con 6 punti e 2 partite in meno, può essere pericoloso. Dopo la bella vittoria in Svezia in amichevole per 2-1, arriva il pareggio 1-1 a Glasgow grazie al veterano Bregy dal dischetto, il pari è salutato come una vittoria. Ancora manca l’ufficialità, a Porto arriva l’unica sconfitta, ma è solo per 1-0, anche se le cose per i lusitani si erano presto messe bene, col gol all’inizio di João Vieira Pinto. Il Portogallo batte anche gli estoni 3-0 e ci supera in graduatoria parziale. A una partita dalla fine l’Italia e il Portogallo hanno 14 punti (entrambe con differenza reti +14, l’Italia è prima per i gol segnati), noi seguiamo a un punto in classifica e +13 di differenza reti. Abbiamo subìto il sorpasso, ma mancano da giocare solo Italia-Portogallo e Svizzera-Estonia: in pratica, ci basta vincere in casa con due gol di scarto sui modesti baltici per andare negli USA, indipendentemente dal risultato di Milano. Così accade, vinciamo 4-0 (Knup, Herr, Ohrel e Chapuisat), l’Italia vince nel finale e passa, mentre – come detto – la Francia viene clamorosamente eliminata nel recupero dalla Bulgaria. Torniamo ai mondiali dopo 28 anni dalla kermesse inglese, proprio con un allenatore londinese!

Dominique Herr

Il sorteggio ci mette nel girone coi padroni di casa, la Romania e la Colombia, quindi nella tournée americana di gennaio, USA e Svizzera mescolano le carte schierando molte riserve e la sfida termina 1-1. A San Francisco, il Messico viene schiacciato sul 5-1 con Grassi e Subiat sugli scudi, espugniamo Budapest dopo 55 anni e battiamo anche i cechi 3-0 e i vicini del Liechtenstein “solo” 2-0. In un lungo 1994 di preparazione, prima di partire arriva la sconfitta con l’Italia di misura, ma con un grande Pagliuca a negare il gol rossocrociato. La partenza per Montreal, sede di ritiro, è seguita dall’amichevole con la Bolivia nella capitale del Québec, che termina a reti bianche evidenziando problemi d’attacco o, meglio, degli attaccanti, con Chapuisat che ne manca tre facili a fine primo tempo. Hodgson è sereno, in vista della gara del Pontiac Silverdome di Detroit contro gli USA, sa che sarà difficile, ma è la partita che la Svizzera aspetta da sette mesi. La squadra è pronta, Roy di fronte trova un giramondo come Bora Milutinovic. Segna Bregy, classe 1958, forse l’unico che si può ricordare di quell’ultima partecipazione nel 1966 in cui molti suoi compagni non erano nati, pareggia Eric Wynalda, origini olandesi e professionista in Germania, finisce ancora 1-1, mentre la Romania ha sconfitto la Colombia. Si resta al Pontiac, ma stavolta il risultato è uno dei migliori della storia. Segna Alain Sutter, ma il gol gli viene annullato, ancora il biondo Alain batte Stelea e stavolta l’arbitro tunisino convalida. Il pareggio di Hagi con una botta da fuori non scalfisce i rossocrociati, che trovano ben tre gol nella ripresa, con Chapuisat e con Knup, doppietta per lui. Hodgson, dopo le critiche, si prende la rivincita e lascia i giornalisti a terra, non portandoli con sé sul charter per San Francisco. Gli USA hanno battuto la Colombia, nostro prossimo avversario e ora la classifica dice USA e Svizzera 4, Romania 3, Colombia 0. Troppo tardivo il risveglio dei sudamericani, che vincono 2-0 contro di noi ma tornano a casa, mentre la Romania vince il girone battendo gli Stati Uniti con una rete di Petrescu, dopo le lamentele per i tanti viaggi attraverso gli USA. Dicevamo di Svizzera-Colombia, purtroppo è l’ultima partita del “cafetero” Andrés Escobar, che al ritorno in patria sarà freddato con sei colpi di pistola, a Medellin, colpevole di avere causato con un autogol la sconfitta contro i padroni di casa.

Passiamo il girone con il secondo posto (passano anche le quattro migliori terze) e ci tocca la Spagna, che a sua volta è giunta al posto d’onore del Gruppo C, dietro la Germania. Si gioca al Robert Fitzgerald Kennedy di Washington DC, è il 2 luglio 1994. La Svizzera scende in campo con Pascolo tra i pali, Hottiger, Geiger, Quentin e Herr in difesa, Sforza, Ohrel, Bregy e Bickel sulla linea mediana, Knup e Chapuisat davanti. La Spagna di Javier Clemente gioca col solo Salinas davanti, in un 4-5-1 che in fase offensiva diventa 4-3-3, con Guerrero e Luis Enrique pronti a inserirsi. Manca, assenza pesante, Guardiola, è squalificato Caminero. Piove, c’è un minuto di silenzio per il citato Escobar, la prima occasione è per Bickel, ma l’esperto Zubizzarreta respinge, al contrario Hierro si lancia da solo in avanti (con Sergi che, in fuorigioco, si disinteressa dell’azione) e batte Pascolo. Nella ripresa, Ferrer coglie il palo a conclusione di un contropiede, gli spagnoli sono più grintosi e ne pagano le spese in termini di cartellini, i nostri invece sembrano molli. Nonostante ciò, prima un’incornata di Knup, poi una botta di Chapuisat sono respinti con prodigio da “Zubi”, prima del 2-0 di Luis Enrique, complice una dormita della difesa rossocrociata. A quel punto c’è poco tempo, anzi arriva il terzo degli iberici su rigore, trasformato da Beguiristain per fallo di Pascolo, che in uscita abbatte Ferrer. Si torna a casa con onore, e con la consapevolezza di avere una generazione di ottimi giocatori, che potrebbero aprire un ciclo dopo essere stati al terzo posto nel ranking FIFA dell’ottobre 1993, massimo risultato mai ottenuto in questa speciale classifica. E poi c’è Hodgson che, nonostante un rapporto non proprio idilliaco con la critica, promette di qualificarsi per gli europei che si giocheranno a casa sua, due anni dopo.

 

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