L’argento olimpico e il titolo simbolico di campione d’Europa ingenerano nella Nazionale svizzera grandi aspettative per il futuro, con l’obiettivo di ripetersi nel 1928 ad Amsterdam.

La squadra, invece, dopo un pareggio con la Germania, deve inchinarsi all’Austria di Hugo Meisl e di questo match si ricordano due fatti importanti: Mario Poretti, esterno del Friborgo, è il primo ticinese a guadagnarsi una presenza in rossocrociato, mentre il capitano Paul Schmiedliln, accusato di scarso rendimento, decide di non rispondere alla convocazione adducendo motivi di lavoro. Nonostante i club elvetici abbiano ben figurato nelle amichevoli internazionali, la squadra di Duckworth subisce poi un cappotto a Budapest, il parziale “rimpasto” con l’esordio di alcuni nuovi giocatori fallisce e i debuttanti non andranno oltre una manciata di presenze totali. Le ali Takacs e Jeny (che diventerà famoso come allenatore di Atletico Madrid e Sporting Lisbona) e il centrattacco Molnár sono i giustizieri della Svizzera, che esce definitivamente ridimensionata dopo Parigi. Dopo il marzo nero, la nazionale si rifà con l’Olanda, ancora in amichevole, con un perentorio 4-1. La rapida rete dell’interno dell’Utrecht, Buitenweg, fa pensare al peggio, ma poi si scatena Sturzenegger, che pareggia di testa e propizia gli altri tre gol, i due di Hürzeler e quello di Jean Abegglen, fratello di Xam, ala del Cantonal.

Dopo il pareggio incolore contro il Belgio di un giovane Ray Braine, a Berna scende in campo la Spagna capitanata dal barcellonista José Samitier. In Spagna ancora non c’è un campionato nazionale, il titolo di campione viene assegnato a chi vince la Coppa del Re e la squadra Nazionale è composta principalmente da elementi catalani e baschi. In porta c’è uno Zamora ancora ventiquattrenne, ma già con 17 presenze. Nato a Barcellona, passato dai Blaugrana all’Espanyol nel 1922, non è ancora “Divino”, ma a Berna para tutto; nella ripresa si scatena un ragazzino basco nato in Argentina, dove i suoi genitori sono emigrati, per poi decidere di tornare in patria: è Juan Errazquin, che gioca nella Real Unión di Irun, squadra della città dove vive ai confini con la Francia, tre volte campione nazionale, l’ultima nel 1924. Errazquin batte Berger, tornato in nazionale dopo la parentesi di Aubin, tre volte in un quarto d’ora, Abegglen continua a non segnare e la stagione agonistica 1924/25 termina nel peggiore dei modi. Si può consolare solo il Commissario Tecnico Duckworth, vincitore del titolo come allenatore del Servette, formazione che nella sconfitta di Berna è rappresentata dal solo Dietrich. Costui, nell’estate del 1925 passa all’Eintracht Francoforte, estate che vede, tra le altre cose la nascita della Coppa di Svizzera e lo scatenarsi di un vero e proprio mercato dei calciatori, con il passaggio clamoroso di Ramseyer dallo Young Boys ai rivali cittadini del Berna, si dice in cambio della promessa di assegnare alla falegnameria di famiglia qualche appalto nella costruzione dello stadio Wankdorf. È proprio Ramseyer, a fine ottobre, a capitanare la squadra che a Basilea affronta la Germania in amichevole. Dietrich e l’ex compagno del Servette Pache, ora passato all’altra squadra di Francoforte, il FSV, non vengono fatti partire dai rispettivi club tedeschi, manca Abegglen e in più, a partita in corso, si fa male il portiere, che stavolta è il rientrante Pulver. Otto Harder, centrattacco dell’Amburgo, realizza una tripletta e la partita termina 0-4.

Due settimane dopo, l’8 novembre, i rossocrociati scendono di nuovo in campo contro l’Austria: è la prima partita al Wankdorf, inaugurato il 18 ottobre. La Federazione austriaca lo stesso giorno ha messo in calendario la finale di Coppa tra First Vienna e Wiener Amateur (l’attuale Austria Vienna), quindi 4/11 della formazione titolare non saranno della partita. Dal canto suo, la Federazione svizzera, dopo il rifiuto di giocare contro la Germania, decide di non convocare Dietrich. La Svizzera vince 2-0 con le reti di Abegglen e del giovane Passello nella ripresa e termina così il ventesimo anno di attività della nazionale, con 67 partite disputate contro 15 avversari differenti e la Germania con 11 incontri è quello più spesso incontrato. Il 1926 comincia malissimo, con l’Olanda che vendica la sconfitta di Berna dell’anno precedente, rifilando ai rossocrociati un pesante 5-0. Certo, non mancano le attenuanti: Abegglen è infortunato e cinque giocatori non partecipano alla trasferta nella terra dei tulipani, in quanto la Federazione non li rimborsa per i giorni lavorativi persi. Con sei esordienti, col solo Oberhauser con più di cinque presenze, la Svizzera pecca di esperienza e l’Olanda allenata da Bob Glendenning – inglese che resterà sulla panchina Oranjie fino alla fine dei suoi giorni, nel 1940 – ha vita facile. La stagione, che è anche quella in cui l’International Board cambia la regola del fuorigioco in senso più favorevole per gli attaccanti, mentre i rossocrociati affrontano per due volte l’Italia, una in casa – finita 1-1 – e una in trasferta, con una sconfitta per 3-2 dopo il cambio di portiere all’intervallo sul 3-0 per gli azzurri.

Nel mezzo, si perde anche a Parigi col solo gol del capitano Paul Nicolas e in nessuna di queste partite vengono convocati i giocatori che sono a Francoforte e la stagione termina male, con un pareggio e due sconfitte nel giro di tre settimane. Non va meglio l’inizio del 1927, anzi: dopo un’amichevole ufficiosa col Belgio per celebrare il trentennale della Federazione, vinta 5-2, la Svizzera prende una scoppola memorabile allo stadio Hohe Warte di Vienna, dove imperversa un giovane Sindelar, alla seconda presenza con il team di Meisl, non ancora Wunder, ma comunque sulla buona strada. La gara, la prima in assoluto a essere trasmessa in radio, termina 7-1 e ci sono tre esordienti, tra cui i luganesi Aldo Poretti, fratello di Mario ed Ernesto Fink. Quest’ultimo va in gol nell’unica vittoria stagionale, a Monaco contro la Germania che ha da poco messo in panchina l’ex giocatore e allenatore del Tennis Borussia Berlino, il trentacinquenne Otto Nerz. Segnano Fink, Brand e Weiler. Il successo in terra tedesca è però un fuoco di paglia in una stagione davvero negativa. A Ginevra, il povero Charles Pasche, alla seconda presenza e unico romando in campo, deve raccogliere cinque volte il pallone in fondo al sacco contro l’Italia, con uno scatenatissimo Adolfo Baloncieri, autore di una tripletta. Va un po’ meglio a Santander, dove la sconfitta con la Spagna è di misura, ma ci sono sette esordienti, segno che la guida tecnica elvetica ha le idee poco chiare. Il capitano Ramseyer ha 33 presenze, ma il secondo in anzianità è De Weck con 7. Contro l’Austria si prova con il “blocco” del Grasshopper, ma anziché trovare la rivincita per il 7-1 viennese, arriva un’altra batosta. I giocatori delle “cavallette” sono stanchi, all’intervallo la Svizzera è già sotto 2-0, il finale è impietoso: 4-1 per gli austriaci.

L’ennesima stagione negativa fa discutere all’interno del calcio svizzero: è chiaro che una gestione dilettantesca, mentre altrove il professionismo sta prendendo piede, porta a diversi cambi di formazione e quindi arrivano pochi risultati positivi. Si pensa anche a riformare i campionati con promozioni e retrocessioni fisse. Ma c’è anche una grande novità per la Nazionale: il commissario tecnico austriaco Hugo Meisl, dopo avere ideato la Coppa Europa Centrale per i club, si è messo all’opera per creare una competizione analoga per le Nazionali alla quale, grazie all’argento olimpico del 1924, viene invitata anche la Svizzera oltre alle fondatrici Austria, Italia, Ungheria e Cecoslovacchia. La formula è quella classica del girone all’italiana con partite di andata e ritorno, l’intento è di dare maggiore interesse agli scontri tra Nazionali, assegnando punti in classifica e un trofeo finale, che in questo caso è di cristallo ed è offerto dal Primo Ministro cecoslovacco, Antonìn Svehla, da cui Svehla Cup, secondo nome del torneo, ufficialmente riconosciuto come “Coppa Inernazionale”.

Dopo un deludente pareggio casalingo con la Svezia, per i rossocrociati è il momento di esordire nella nuova competizione, addirittura nel Capodanno del 1928, a Marassi contro l’Italia. È un botta e risposta tra l’oriundo argentino Julio Libonatti e Xam Abegglen, ma la partita è decisa dall’interno del Livorno Mario Magnozzi. Nel frattempo è entrato nel giro della Nazionale anche il terzo Abegglen, André detto Trello, che darà un grande contributo alla causa rossocrociata. Non mancano le amichevoli con gli altri, consueti avversari e nella primavera del 1928 c’è il torneo olimpico di Amsterdam. In preparazione a quello, nel territorio elvetico si giocano due partite simili nell’andamento, una vittoria e una sconfitta: la Francia è battuta 4-3 dopo essere stati avanti 4-0 con tripletta di Jäggi, punta del Servette. Con la Germania arriva un 2-3 frutto del rilassamento tedesco sul 3-0. A inizio maggio l’Olanda, nazione ospitante delle Olimpiadi, perde per la quarta volta in quattro partite in Svizzera: al Rankhof di Basilea decidono Tschirren e Max Abegglen.

La punta del Grasshoppers è uno dei quattro presenti nel 1924 a giocare anche ad Amsterdam nel 1928, insieme a Ramseyer, Fässler e al rientrante Dietrich. In un torneo in cui c’è chi viene escluso in quanto professionista, la Germania è nettamente più forte e sconfigge la Svizzera con un netto 4-0, grazie alla tripletta dell’interno Richard Hofmann, che è l’unico giocatore nella storia della piccola squadra sassone, l’SV Meeraner, ad avere indossato la maglia della Nazionale teutonica. Terminata presto e con grande delusione l’avventura olimpica, ci si rituffa nella nuova stagione nella Coppa Internazionale, ospitando l’Italia che nel frattempo ha vinto il bronzo olimpico. I rapporti tra i due Paesi sono pessimi, per via della cattura in Svizzera di alcuni dissidenti da parte di agenti fascisti. Sul campo, va però tutto per il meglio, con Xam Abegglen che ribadisce in gol una traversa del fratello Trello, poi una doppietta di Rossetti, il gol di Baloncieri e quello di Grimm per il 2-3 finale.

Nei mesi di ottobre-novembre 1928 arrivano anche le sconfitte di Vienna e Budapest, rispettivamente 2-0 e 3-1: i punti in classifica sono ancora zero, ma i rossocrociati hanno in un certo modo salvato l’onore con i più quotati danubiani, anche perché Xam a Vienna non c’è, per via del servizio militare e a Budapest la formazione è raffazzonata. Nella primavera del ’29, le cose non vanno meglio e arrivano altre due sconfitte: 7-1 in amichevole a Mannheim e 2-3 in Olanda.

Franck Séchehaye, portiere dell’Étoile Carouge, in dodici gare ha subito 36 reti, al suo posto contro l’Ungheria, a Berna, in Coppa Internazionale, c’è Pasche. In quel caso è il terzino Widmer, colosso del Grenchen, a essere accusato per i gol subiti: non bastano le 4 reti svizzere perché gli avversari ne fanno 5. Va molto peggio a Losanna, dove prima si fa male il portiere Grünesen, sostituito da Pasche, poi l’ala Ehrenbolger che lascia i suoi in dieci. La Cecoslovacchia, guidata da Puč, vince 4-1 e i punti, dopo cinque partite, sono ancora zero.

La Coppa Internazionale prosegue con la partita giocata a Praga, dove mancano i giocatori impiegati nei campionati esteri e chi ha incombenze personali. Della vecchia guardia c’è il solo Ramseyer, esordiscono Grassi e Lupi del Chiasso e Springer del Blue Stars, ma la Cecoslovacchia, composta totalmente da giocatori militanti nelle squadre praghesi, non ha pietà e si impone 5-0. Non va meglio con l’Austria, anche perché la Federazione elvetica ci mette del suo, sospendendo dalla Nazionale i migliori attaccanti del momento, tra cui il già citato Jäggi. Rientra Max Abegglen, c’è Passello che va in gol, ma l’Austria ne fa tre e le sconfitte consecutive sono dieci, in Coppa Internazionale la Svizzera è ultima con zero punti, vince l’Italia con un punto più dell’Austria. Il 9 febbraio 1930, in amichevole, la Svizzera tiene a battesimo Meazza nella Nazionale italiana e il nerazzurro segna subito una doppietta, con l’Italia che rimonta dallo 0-2 iniziale firmato dal luganese Poretti. L’incantesimo negativo si rompe con il 3-3 in Francia – con l’allenatore del Grasshoppers, l’ungherese Kürschner, ad interim sulla panchina elvetica – grazie alla doppietta di Lehmann e il gol del pareggio finale di Romberg.

Dopo il pareggio con l’Ungheria in amichevole, arriva la sconfitta per 0-5 coi tedeschi, quattro gol sono subiti dal subentrante ed esordiente Feutz, con Pasche infortunatosi in occasione del primo gol. A fine stagione, la Svizzera va in tournée in nord Europa, perdendo 1-0 con la Svezia e 3-0 con la Norvegia, tra esperimenti di formazione e umiliazioni. Unica nota positiva, l’esordio di Severino Minelli, che per molti anni deterrà il record di presenze. Nel mentre, ci sono i Mondiali in Uruguay, ma la Svizzera rinuncia a partecipare, come la maggior parte delle Nazionali europee.

A novembre del 1930 si torna alla vittoria grazie a Trello Abegglen e ai ticinesi Poretti e Grassi, l’Olanda è sconfitta 6-3, mentre nella gara d’esordio della seconda Coppa Internazionale arriva un buon pari con l’Italia del blocco juventino: in rete su rigore Trello Abegglen, pareggia Cesarini in… zona Cesarini. La seconda edizione della Coppa Internazionale alla fine andrà meglio, anche se dopo il pari con l’Italia arrivano il 2-6 in Ungheria e il 3-7 in Cecoslovacchia, inframmezzate dalla sconfitta in amichevole con la Scozia, reduce da pesanti batoste in Italia e Austria. La gara inizia bene, ma gli scozzesi rimontano da 0-2 a 3-2 ed è un’altra delusione.

Arriva poi un’altra sconfitta a Vienna, ma stavolta la squadra regge per 50’ e, sotto di un gol, Minelli colpisce la traversa su punizione prima del 2-0. Le due squadre si affrontano cinque mesi dopo, novembre 1931, in Coppa Internazionale a Basilea: l’Austria arriva dopo un viaggio in terza classe, alloggia in una pensione modesta e, quando André Abegglen pareggia alla mezzora il gol di Gschweidl, nessuno si aspetterebbe una tale disfatta rossocrociata: alla fine il Wunderteam vince 8-1, il portiere Pasche esce a testa bassa e non giocherà mai più tra i pali della Nazionale. Torna in porta Séchehaye, ma il risultato non cambia, in Belgio è sconfitta per 2-1. A Napoli, si inaugura lo stadio intitolato al giovane presidente Ascarelli, morto da poco e l’Italia vince 3-0 in Coppa Internazionale, con tripletta dell’italo-uruguayano Fedullo. A Lipsia, in amichevole, esordisce Alessandro Frigerio, senza gol e solo un grande Minelli impedisce una sconfitta maggiore del 2-0. Insomma, la vittoria proprio non vuole arrivare, ma le cose migliorano grazie al 3-3 coi francesi, propiziato dai fratelli Abegglen.

I due trovano una doppietta a testa in una memorabile vittoria, nell’aprile 1932, sulla Cecoslovacchia di Planicka, un 5-1 in cui fanno bene tutti, da Minelli al centro della difesa, al mediano Gilardoni. I 22.000 dell’Hardturm possono uscire soddisfatti, ed è il primo, storico, successo in Coppa Internazionale, bissato due mesi dopo da quello contro gli ungheresi, nonostante l’assenza di Minelli. Il Wankdorf di Berna è in festa, i tifosi invadono il campo, i rossocrociati abbandonano per il momento l’ultimo posto solitario della classifica che vede Italia e Austria prime con 9, l’Ungheria a 6, la Cecoslovacchia e la Svizzera a 5. Decisivo l’autunno: l’Ungheria vince con i cecoslovacchi in una partita ininfluente, mentre l’Austria conquista i punti che le danno il primo posto proprio contro la Svizzera che ritrova Xam Abegglen in una trasferta, dopo quattro anni di rifiuti. È lui che, con la Svizzera sotto 3-0, segna il gol della bandiera e crea le occasioni per ridurre il passivo, che comunque non aumenta. Grazie al 3-1 finale e alla sconfitta dell’Italia in Cecoslovacchia, il Wunderteam vince la Coppa Internazionale mentre i rossocrociati, ancora ultimi, stavolta salvano l’onore con 5 punti in 8 partite.

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