Coppa Rimet 1934

Terminata la Coppa Internazionale all’ultimo posto e dopo l’ottimo score di due vittorie e un pareggio con Svezia, Olanda e Belgio in amichevole, non c’è nemmeno il tempo di rifiatare ed è già il momento delle partite valide per la terza Coppa Internazionale e con le prime qualificazioni mondiali della storia del calcio.

Il 2 aprile 1933 si torna a giocare, con i punti in palio, a Ginevra, avversaria l’Italia di Pozzo, che si impone grazie alla doppietta del bolognese Schiavio e al gol del “Balilla” Meazza. I fratelli Abegglen sono uno assente – Trello – e l’altro gioca forse la sua peggior partita, proprio nella sua cinquantesima presenza. Xam si rifà con la Jugoslavia, 4-1 a Zurigo, siglando una doppietta nell’amichevole in cui per gli ospiti va in gol una vecchia conoscenza del calcio svizzero, Ivan Hitrec, ex del Grasshoppers. Pochi giorni dopo arriva una sconfitta, prevedibile anche nelle proporzioni, contro i maestri inglesi: uno 0-4 maturato coi tre gol della ripresa in pochi minuti, dal 71’ al 77’, dopo che nel primo tempo un’uscita sbagliata di Séchehaye, forse tradito dal sole in faccia, portava al vantaggio dell’attaccante dell’Arsenal, Cliff Bastin.

Nuova stagione e secondo proibitivo match della Coppa Internazionale, che in questa edizione avrà fine soltanto nel 1935. I rossocrociati viaggiano verso Budapest, seguiti da un migliaio di tifosi che raggiungono la capitale ungherese in battello, navigando sul Danubio. Un’autorete di Minelli in mezzo ai due gol di Avar, punta dell’Ujpest, fanno capire che anche in questa edizione sarà difficile evitare il fanalino di coda. Per fortuna, nel giro di una settimana ci sono le qualificazioni mondiali, dove la Svizzera è inserita nel Gruppo 6 con Jugoslavia e Romania. Girone abbordabile e l’approdo al mondiale italiano è cosa fattibile, considerando che solo l’ultima in classifica resterà a casa. L’esordio è a Belgrado il 24 settembre, contro una squadra che rispetto a quella sconfitta a Zurigo ha cambiato ben cinque elementi. Dopo un primo tempo senza gol, gli slavi prendono un doppio vantaggio grazie alle reti di Kragic e Marjanovic e le sorti della Svizzera sembrano segnate, quando al 76’ Frigerio trova quello che sarà il suo unico gol in nazionale e Jäggi pochi minuti dopo pareggia, tenendo in corsa i rossocrociati per il pass verso l’Italia.

Willy Jäggi

La seconda gara del girone, che si svolge con partite di sola andata, è quindi a Berna con i romeni, in uno scontro inedito. L’andamento è lo stesso, avversari avanti 2-0, poi raggiunti da Hochstrasser e da un rigore di Hufschmid. Molti sono i giocatori di etnia ungherese a giocare nella nazionale romena, cosa che come vedremo tra poco sarà determinante per l’andamento nel girone, in attesa di Romania-Jugoslavia. È un momento particolare, in cui arrivano tre sconfitte in quattro partite, una in amichevole e due in Coppa Internazionale. La Germania di Otto Nerz espugna l’Hardturm, con le reti di Hohmann e Lachner che battono l’esordiente portiere Willy Huber, del Grasshoppers, che verrà accantonato dopo le 5 reti subite a Firenze in Coppa Internazionale, per poi riapparire quattro anni dopo, titolare nel 1938 nel mondiale di Francia.

Dicevamo della gara di Firenze: l’Italia, pronta a organizzare il primo mondiale che si disputa in Europa, è in grande forma, ma all’intervallo la Svizzera si trova sul 2-2, grazie alle reti dell’esordiente ala sinistra Giuseppe Bossi e di Kielholz, prima che nella ripresa gli azzurri dilaghino fino al 5-2. L’11 marzo 1934 è sempre il giovane attaccante del Servette a realizzare il gol vittoria con la Francia, in un Parco dei Principi, come si dice in questi casi, ai limiti della praticabilità. L’euforia per questa bella vittoria esterna dura poco: l’Austria senza Sindelar vince di misura, 3-2 con il gol di Bican dopo che la Svizzera ha recuperato un doppio svantaggio (come con Jugoslavia e Romania) coi gol di Bossi e Kielholz, proprio come a Firenze. Ancora senza punti in Coppa Internazionale, c’è comunque da festeggiare la qualificazione ai mondiali: la Romania, infatti, contro i rossocrociati ha schierato Gyula Baratky, per i romeni Iuliu, atleta ineleggibile perché ancora registrato nella federazione ungherese (con gli ungheresi aveva disputato 9 partite), così il 2-2 sul campo diventa vittoria a tavolino. Poco male comunque per i romeni, che sconfiggono la Jugoslavia e ottengono anch’essi la qualificazione. È tempo dunque di andare in Italia: dopo una preparazione in Ticino, nei pressi di Ambrì, a Milano la squadra ormai guidata dal solo Heinrich Müller affronta la temibile Olanda, che in panchina ha ancora l’inglese Bob Glendenning. Gli Orange sono favoriti, nella Svizzera viene schierato addirittura un giocatore di Seconda Divisione, Fernand Jaccard del FC La Tour-de-Peliz. Segna ancora Kielholz, pareggia Smit, ma prima del riposo ancora Kielholz porta avanti i rossocrociati. André Abegglen firma il 3-1, non basta il gol di Vente per gli olandesi e così si prendono i bagagli e si va a Torino, dove allo Stadio Mussolini attende la Cecoslovacchia ai quarti.

È ancora Kielholz ad aprire le marcature, davvero un ottimo periodo per il centrattacco del Servette, ma poco dopo lo emula Svoboda, uno degli otto giocatori dello Slavia Praga in formazione (gli altri tre sono dello Sparta). Il secondo gol cecoslovacco arriva con la Svizzera in dieci, perché Abegglen è a bordo campo a farsi massaggiare per una contusione. Nonostante ciò, Jäggi riesce a riequilibrare le sorti del match. Purtroppo, Nejedly, che alla fine vincerà la classifica marcatori, segna il 3-2. Si torna a casa, nonostante ciò il bilancio mondiale è positivo: siamo fra le migliori otto del mondo, battuti dalla squadra che perderà solo in finale, ai supplementari, contro i padroni di casa. Curiosamente, alla ripresa sono ancora i cecoslovacchi a giocare contro la Svizzera, stavolta in Coppa Internazionale: a Ginevra arriva il primo punto, un 2-2 con marcatori i soliti Kielholz e Nejedly, entrambi con una doppietta. Non arriva la rivincita della sconfitta mondiale, cosa che invece riesce all’Olanda, vittoriosa sui nostri per 4-2 a novembre del 1934 a Berna, con tutte le reti nel primo tempo. La sconfitta porta una forte contestazione al professionismo, considerato la rovina della nazionale, tanto che la Lega a Lucerna stabilisce che tutti i contratti scadano il 30 giugno 1935 e che da lì i calciatori svizzeri non potranno più essere pro. Ciononostante, dopo una settimana arriva la brutta sconfitta di Vienna (3-0 per il Wunderteam) e a gennaio il pesante 4-0 di Stoccarda contro la Germania nazista, con l’esordio dei ticinesi Bizzozzero in porta e all’ala Lauro “Lajo” Amadò. A marzo, arriva un’altra sconfitta in Coppa Internazionale, di nuovo con i cecoslovacchi: a Praga Nejedly segna, Kielholz resta a secco ed è 3-1 per i padroni di casa. “Poldi” si rifà con gli interessi rifilando una tripletta all’Ungheria, in un Hardturm rinnovato con una nuova tribuna e l’Ungheria è battuta 6-2: è l’ultima partita della terza Coppa Internazionale, si salva l’onore ma resta l’ultimo posto, mentre l’Italia vince il torneo per la seconda volta di fila. Poi, in maggio 1935, arriva la vittoria risicata (1-0 su rigore) contro l’Irlanda Unita, squadra ostica che pratica il cosiddetto “sistema”.

A fine mese, a Bruxelles, i rossocrociati cercano la prima vittoria della storia contro il Belgio; vanno avanti anche 2-0, poi una sfortunata autorete di Minelli e due infortuni nel finale portano l’ennesima delusione, anche se parziale poiché la gara termina 2-2. Il Losanna vince il campionato e ha come allenatore-giocatore il portiere Séchehaye, che ha anche aperto un negozio. La nuova stagione vede una vittoria sulla Francia in rimonta, 2-1 con un gol di Trello Abegglen che gioca nel Sochaux, dove ha segnato 30 gol. Torna Schlegel tra i pali e resta nella seconda vittoria di fila, contro la Norvegia (2-0). A Budapest, in Coppa Internazionale, i giornalisti al seguito si muovono in aereo mentre la squadra si sobbarca 26 ore tra viaggio in treno e una sosta notturna. Arriva una sconfitta pesante, per 6-1, che dà vita a una clamorosa striscia negativa di ben 10 sconfitte, una vittoria e un unico pari, quello di Basilea contro il Belgio, in gol per i rossocrociati l’esordiente Vincenzo Ciseri, del Biel. Siamo nel maggio del 1936, il mese successivo a Oslo esordisce Fredy Bickel, 18 anni, uno dei più talentuosi calciatori svizzeri di sempre, nella vittoria di Oslo per 2-1 con la doppietta di Xam Abegglen. Inizia anche la quarta edizione della Coppa Internazionale e sono subito dolori contro l’Italia di Pozzo, parzialmente rinnovata rispetto a quella che ha vinto i mondiali in casa. San Siro, teatro della vittoria sull’Olanda, stavolta vede una sconfitta per 4-2, a cui fa seguito quella dell’Hardturm con l’Austria, un 1-3 con l’onore salvato solo grazie all’autorete di Sesta al 90’. La terza gara della Coppa è a Praga e dura solo fino agli sgoccioli del primo tempo: mentre siamo sull’1-1, Kopecky e Svoboda fanno due gol in due minuti, Horak segna a inizio ripresa e solo la doppietta di Bickel nel finale, intervallata dal gol di Puc, danno un passivo tutto sommato dignitoso. Dopo la sconfitta di misura in Olanda, c’è la quarta défaillance in coppa, un 1-5 casalingo con l’Ungheria, condizionato dall’infortunio di Gobet, infortunatosi in uno scontro con il portiere Schlegel sullo 0-0. Una settimana dopo, siamo al 18 aprile 1937, arriva l’attesa vittoria in casa del Belgio, imbattuto da un anno e, negli scontri coi rossocrociati, da sempre. Segnano il 35enne Xam Abegglen e Bickel, accorcia Voorhof, Schlegel nel finale salva il risultato.

È un fuoco di paglia: il 2 maggio arriva lo 0-1 coi tedeschi, che coincide con l’ultima partita di Xam Abegglen, 68 presenze e 32 reti per lui, due settimane dopo stesso risultato contro gli irlandesi. Non c’è tanto ottimismo per i mondiali francesi, che saranno l’anno successivo. La stagione 1937-38 vede la nazionale finire in mano a Karl Rappan, l’austriaco arrivato in Svizzera a inizio decennio, allenatore del Grasshoppers vincente nel campionato appena concluso. Non lascia il GC, mantiene l’incarico contemporaneamente a quello federale. Nella prima partita ci sono ben sette giocatori delle “Cavallette”, che lui conosce bene, e in Coppa Internazionale arriva una sconfitta 4-3 in Austria (dopo essere stati sotto 3-0), poi quella per 2-1 in amichevole con la Francia, nel gremito Parco dei Principi. Dopo un buon pareggio casalingo con L’Italia e la sconfitta in Ungheria 2-0, sempre per la Coppa Internazionale, arrivano due pari con Germania e Polonia. Si gioca in stati in cui il clima non è dei migliori, a causa delle politiche espansionistiche della Germania nazista a est. Il 13 marzo – giorno di Svizzera-Polonia – i tedeschi annettono l’Austria, la cui nazionale quindi sparisce. La vittoria per 4-0 sulla Cecoslovacchia (altro stato a rischio annessione, che avverrà parzialmente), col ritorno – con gol – dopo otto anni di Tullio Grassi, segna la fine anticipata della Coppa Internazionale, proprio per la sparizione dell’Austria.

La gara più importante del periodo è però lo spareggio per andare ai mondiali, contro il Portogallo in gara unica, a Milano. Gli avversari sono abbordabili, un uno-due di Aeby e Amadò a metà primo tempo portano sul 2-0 la squadra di Rappan, che col suo “verrou” (antesignano del catenaccio), blocca i lusitani, che segnano solo un gol e sbagliano un rigore.

Georges Aeby

È ancora una volta mondiale, lo scontro è a Parigi con la Germania, che annovera anche gli ex nazionali austriaci. Si arriva nella capitale francese con due amichevoli di preparazione, una persa col Belgio e una vinta, uno storico 2-1 contro gli inglesi, capitanati dal terzino dell’Arsenal, Hapgood. Non c’è tempo per crogiolarsi nella vittoria, ci sono i tedeschi. Il pubblico francese è con la “piccola” Svizzera, ma sono gli avversari a passare con Gellesch. Pareggia Trello Abegglen al 44’, al 90’ è ancora 1-1. Nei supplementari uno dei cinque ex austriaci, Pesser, viene espulso, poi non succede più nulla, l’incontro si deve ripetere. Siamo ora al 9 giugno, cinque giorni dopo. Herberger, coach tedesco, cambia mezza squadra, Rappan invece conferma tutti. Vanno avanti di due gol i tedeschi, con il viennese Hahnemann e con un autogol di Lörtscher, ma Walaschek riduce le distanze prima del riposo. Nella ripresa, pareggia Bickel, poi è Trello a segnare la doppietta decisiva, nel tripudio del pubblico. In modo ancor più clamoroso di quattro anni prima, la Svizzera approda ai quarti. Qui si fa sentire la stanchezza, gli ungheresi hanno giocato solo una partita, una settimana prima, passeggiando contro le modeste Indie Olandesi e hanno così vita facile, vincendo 2-0 con doppietta di Sarosi e Zsengeller. Davvero non si poteva fare di più. Curiosamente, anche questa volta la squadra che ha estromesso la Svizzera ha poi perso in finale contro l’Italia.

 

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