IL PAREGGIO COL BRASILE AL MONDIALE DEL ‘50

La stagione 1947/48 inizia con l’ennesima disputa su dilettantismo e professionismo, con uno strano compromesso per cui i calciatori restano dilettanti, ma hanno diritto a un indennizzo se vengono “scaricati” dal proprio club. La Nazionale esordisce a settembre con un’insidiosa trasferta ad Amsterdam, contro l’Olanda guidata dall’ex giocatore di Blackburn e Newcastle, Jesse Carver (che in futuro allenerà, tra le altre, Juventus, Torino, Lazio, Roma e Inter). C’è Abe Lenstra, il simbolo della squadra frisona dell’Heerenveen, che a 27 anni per via della guerra è solo alla quarta presenza, ma che chiuderà con gli Oranjie a 39 anni, e Faas Wilkes, ala dello Xerxes di Rotterdam che si imporrà nell’Inter. Lenstra alla mezzora batte l’esordiente Corrodi del Lugano, in porta dopo il ritiro di Ballabio. Pareggia Maillard e il catenaccio di Rappan permette ai Rossocrociati di arrivare all’intervallo sul pari, ma nella ripresa l’Olanda dilaga con le doppiette di Wilkes e di Rijveers nonostante almeno tre interventi decisivi di Corrodi, per la Svizzera segna Amadò al 77’ e due minuti dopo Bickel spreca un rigore sulla traversa. La partita finisce 6-2, le critiche a Rappan e al suo verrou si sprecano e anche col Grasshoppers l’austriaco sta avendo difficoltà.

La scelta per l’amichevole di novembre contro il Belgio è di modificare drasticamente la formazione, con quattro esordienti assoluti, tra cui il portiere Litscher dello Zurigo e il bellinzonese Aldo Boggia. La partita che si disputa alle Charmilles è ben giocata, la Svizzera ottiene il massimo risultato mai ottenuto contro i belgi, un 4-0 con quattro marcatori diversi, tre sono romandi così come è romanda la maggioranza dei club, con sette giocatori a rappresentare i cantoni di lingua francese.

Dopo la sosta invernale, arriva di consueto il filotto di partite primaverili, inaugurato dalla trasferta al Prater, senza i giocatori di Chaux-de-Fonds e Granges che, dopo il 2-2 del 29 marzo, devono disputare il replay della finale di Coppa Svizzera. Si fa male anche Gyger, in porta c’è di nuovo Corrodi e Amadò è alla cinquantesima presenza, ma l’Austria è troppa per questa svizzera, va a segno per due volte Joseph Epp, del Wiener Sport Club, che chiuderà la carriera nel Servette, nel mezzo segna Melchior e il solo Fatton salva l’onore elvetico.

Tre giorni dopo, senza Gyger che non si è ripreso, arriva un 7-4 roboante a Budapest nella gara d’esordio della nuova edizione della Coppa Internazionale, coi magiari che prevalgono grazie anche a una doppietta di un certo Ferenc Puskas. Ancora una volta la nostra Nazionale resiste un tempo, all’intervallo si è sul 3-3 dopo essere stati avanti 3-1 alla mezzora, poi il crollo nei minuti finali, con il parziale degli ultimi venti minuti che dice Ungheria 4, Svizzera 1. Nella terza gara, un mese dopo, a maggio, c’è l’atteso rientro di Friedländer dopo la lunga squalifica, ma i gol per battere la Scozia sono di Maillard e Fatton, rispettivamente al quarto gol in nove presenze e all’ottavo in tredici. I britannici, scesi in campo con una formazione non giovanissima per età media (poco più di 26 anni), ma con poca esperienza internazionale, in cui il giocatore che ha più presenze è il mediano George Young, dei Rangers, con nove, avevano trovato il vantaggio con il centrattacco del Clyde, Johnston. Intanto, termina la stagione 47/48 con la sorprendente vittoria in campionato del Bellinzona, che però non ha nessun giocatore in nazionale, con un punto di vantaggio sul Bienne. Con la promozione del Chiasso, ci saranno quattro ticinesi nel campionato successivo di Prima Lega.

L’ultima partita della stagione è con la Spagna, che nel 1948 è uscita vittoriosa con Portogallo e Irlanda. L’avvio del match di Zurigo sembra ancora sorridere agli spagnoli, che dopo dieci minuti sono già avanti per 2-0, ma la gara finisce sul 3-3 con a segno, per i Rossocrociati, l’esordiente Antenen e il redivivo Friedländer. Dopo le Olimpiadi di Londra, a cui la Svizzera non partecipa e che sono vinte dalla Svezia, si riparte con il secondo impegno di Coppa Internazionale contro la Cecoslovacchia a Basilea, nel vecchio Rankhof, dove gioca il Nordstern. Termina 1-1, con ritorno al gol di Friedländer e il pareggio di Cejp, ala destra dello Sparta Praga. Corrodi, ora stabile in porta, deve effettuare ben tredici parate, si fa sentire l’infortunio al centro della difesa di Steffen e si registra una curiosità: i due difensori centrali sono del Cantonal, squadra retrocessa in B). Svizzera e Cecoslovacchia dopo due partite hanno un punto, visto che anche i boemi hanno perso in Ungheria all’esordio. A dicembre, c’è l’Inghilterra da affrontare a Highbury a Londra, con i padroni di casa che devono lavare l’onta della sconfitta di tre anni e mezzo prima. Finisce malissimo, 6-0 con le doppiette degli esordienti Haines, del West Bromwich, e Hancocks del Wolverhampton. Segnano anche Rowley e Millburn, l’attacco è diretto magistralmente dal 33enne Stanley Matthews. Rappan è ancora sotto il fuoco delle critiche, il suo verrou è definito inefficace, la squadra fantasma e il commissario tecnico non è seguito dai giocatori. Prima di prendere decisioni, c’è la trasferta di Dublino, tre giorni dopo quella di Londra, con l’esordio in porta di Jucker. Si vince grazie a una punizione del contestato Bickel, in quella che è l’ultima partita in nazionale di Lajo Amadò, che chiude con 54 presenze (17 da capitano) e 20 reti.

Il 1949 inizia con la terza gara di Coppa Internazionale: l’Austria arriva a Losanna in aprile con due punti in classifica, ha vinto in casa con la forte Ungheria, ma perso in Cecoslovacchia. Nelle sue file c’è Ernst Happel, difensore del Rapid Vienna e i suoi compagni di club Hanappi, il portiere Zeman e Körner, in una nazionale totalmente composta da club della capitale. Segna una doppietta Habitzl, interno sinistro dell’Admira, accorcia per il 2-1 finale Bickel, è una sconfitta onorevole, contro una squadra forte che lotterà per vincere il trofeo. Nel finale di stagione arrivano risultati contrastanti: il Galles è affrontato per la prima volta nella storia e ne esce un ottimo 4-0, contro una squadra che schiera elementi di club importanti come Liverpool, Everton, Tottenham e Aston Villa e gioca con un classico WM. Segnano Fatton – una doppietta – Ballaman e Pasteur, per i gallesi è la sconfitta più pesante della tournée in continente.

Otto giorni dopo, nella trasferta di Parigi mancano i luganesi Corrodi e Hasler, sospesi dal club per lo scarso rendimento nel finale di stagione, nonostante i bianconeri si siano laureati campioni nazionali e Rappan fa giocare una squadra a netta maggioranza romanda. Fatton segna una doppietta, un gol è su rigore, ma i francesi guidati dallo strano terzetto composto da Barreau, da Helenio Herrera e da Gabriel Hanot, giornalista e inventore della Coppa dei Campioni, vincono 4-2, con una doppietta del giocatore del Lille, Baratte. La partita è il viatico per le qualificazioni mondiali del 1950 in Brasile, che si prospettano piuttosto agevoli grazie alla rinuncia del Belgio. Unico avversario è infatti il modesto Lussemburgo, che si presenta però in modo clamoroso ad Hardturm, passando in vantaggio dopo soli due minuti con l’ala sinistra del Fola Esch, Camille Wagner. I Rossocrociati però ne fanno cinque, con il solito Fatton sugli scudi, la gara termina 5-2 e praticamente qualifica gli svizzeri, anche se deve essere giocato il ritorno nel Granducato.

La partecipazione al Mondiale porta con sé preoccupazioni di livello tecnico ed economico: si teme una figuraccia e che le spese di trasferta siano troppo onerose. Di fatto, però, dopo che la Svizzera ha ottenuto l’organizzazione del mondiale successivo, nel 1954, diventa impossibile rinunciare. Rimane solo la formalità del ritorno, quando Rappan schiera un undici inedito, senza giocatori di squadre svizzero-tedesche per la prima volta. Ci sono quattro del Losanna, due di Lugano e Bellinzona, uno a testa per Chaux-de-Fonds, Servette e Cantonal. Si parte a razzo con il gol lampo di Maillard, dopo soli 15 secondi, ma il Lussemburgo è sorprendentemente avanti 2-1 all’intervallo. Oberer e Fatton danno la vittoria segnando due reti nella ripresa, che permettono di staccare il biglietto per il Brasile.

Due settimane dopo, i rossocrociati vanno in Belgio proprio contro la squadra che avrebbero dovuto affrontare nelle qualificazioni. Rappan cambia nuovamente buona parte di formazione e il Belgio riesce a segnare tre gol in nove minuti, suscitando tantissime nuove critiche, a cui questa volta il tecnico austriaco risponde con le dimissioni. L’ASFA, sorpresa dall’abbandono a pochi mesi dal mondiale brasiliano, opta per un triumvirato di ex calciatori internazionali come Minelli, Andreoli e Tschirren, che pensano di cambiare modulo di gioco, dal verrou al WM e convocano ben sessanta elementi per quel che oggi chiameremmo uno stage. La prima partita del nuovo corso vale per la Coppa Internazionale ed è giocata al Prater di Vienna, dove il cambio di modulo è disastroso: alla mezz’ora l’Austria è avanti per 3-0. La rete di Fatton prima dell’intervallo fa ben sperare, ma è soprattutto il ritorno al catenaccio a ridare equilibrio. Segna Tamini, su passaggio di Bocquet, poi sul filo di lana pareggia Oberer, servito su punizione da Eggimann, per la gioia dei 1500 svizzeri presenti al Prater.

A proposito di spettatori, in ben 123.752 assistono ad Hampden all’incontro tra Scozia e Svizzera. La squadra di casa è inviperita con la Federazione locale, che ha deciso di rinunciare alla Coppa del Mondo nonostante la qualificazione e vogliono battere una squadra che ci andrà. A Glasgow fa freddo, il cielo è nero, la squadra di casa preme e trova il gol con Bauld, di testa su cross di Reilly, ma la Svizzera pareggia con Antenen che si trova da solo davanti al portiere scozzese, servito da Bocquet. Campbell, ala del Chelsea e Brown segnano i due gol prima dell’intervallo che danno il risultato finale di 3-1. Poche settimane prima di partire per il Brasile, Franco Andreoli diventa Commissario Unico della nazionale, ha soli 35 anni, ma una buona esperienza come giocatore del Lugano e della Nazionale. È dipendente del Comune di Lugano, a cui l’ASFA gira gli emolumenti per il tempo in cui Andreoli non potrà presentarsi al lavoro, come impiegato dell’Ufficio contribuzioni.

Quindici giorni prima della partenza, si gioca contro quello che sarà l’avversario della prima partita mondiale, la Jugoslavia, che a Berna stravince per 4-0 con gol di Cajkovski, Tomasevic, Bobek e Atanackovic. Dopo una settimana in ritiro a Macolin, la squadra parte in aereo per Rio de Janeiro con scalo a Lisbona e Dakar. Seguono Andreoli i portieri Corrodi (Lugano), Hug (Urania) e Stuber (Losanna); i difensori Bocquet (Losanna), Gryger e Steffen (Cantonal), Kernen (La-Chaux-de-Fonds), Neury (Locarno), Rey (Young Fellows); i centrocampisti Eggimann (Servette), Quinche (Young Boys) ), Soldini (Bellinzona); gli attaccanti Antenen (La-Chaux-de-Fonds), Bader (Basilea), Beerli (Young Boys), Bickel (Grasshoppers), Fatton e Tamini (Servette), Friedländer (Losanna), Lusenti (Bellinzona), Schneiter (Zurigo), Siegenthaler (Young Fellows).

Con la Jugoslavia, il 25 giugno, allo Stadio Independencia di Belo Horizonte scendono in campo Stuber, Neury e Bocquet; Lusenti, Eggimann e Quiche; Bickel, Antenen, Tamini, Bader e Fatton. Gli slavi mantengono il controllo del gioco, ma il primo tempo si chiude sullo 0-0. La squadra capitanata da Rajko Mitic (a cui oggi è intitolato lo stadio della Stella Rossa) ha un tasso tecnico superiore ai nostri e nella ripresa arrivano le reti che danno alla Jugoslavia i primi due punti. Inaugura lo score proprio il capitano slavo, seguito da Tomasevic (che replica il gol di Berna) e Ognjanov. Con il Brasile – che ha battuto il Messico 4-0 – ancora da incontrare, dal momento che il passaggio del turno è riservato solo a chi vince il girone, si può dire che sia ormai quasi impossibile poter andare oltre. Ma c’è un onore da salvare e a San Paolo, contro il Brasile, Andreoli e tutta la Svizzera si aspettano per lo meno una sconfitta onorevole. Va addirittura meglio. Il commissario tecnico ticinese effettua un solo cambio di formazione, in attacco, dove Friedländer prende il posto di Antenen. Si parte velocemente e il Brasile passa con Alfredo, dopo una bella azione contestata, però, dai rossocrociati, secondo i quali la palla aveva già oltrepassato la linea di fondo prima dell’assist. Poco male, al 19’ troviamo la parità con una rete di Fatton, di testa su centro di Bickel, ma Balthazar ristabilisce le distanze con un gran tiro su azione di calcio d’angolo. Dopo un incidente tra Stuber e Balthazar, per cui si ferma il gioco per ben sei minuti, quando mancano due minuti alla fine, Friedländer fornisce un assist a Fatton per il 2-2 finale. L’avventura finirà con la partita col Messico, sconfitto per 4-1 dalla Jugoslavia, ma siamo in buona compagnia poiché anche l’Inghilterra (sconfitta dai modesti Stati Uniti e dalla Spagna) e l’Italia, fatta fuori dalla Svezia, vanno a casa.

Il pareggio ha però avuto effetti sulla classifica del Brasile, che ora deve vincere contro la Jugoslavia per accedere al girone finale. Di fronte agli oltre 140.000 del Maracana, arriva un classico 2-0, mentre più a sud, a Porto Alegre, gli spettatori sono solo 3500 circa per Svizzera-Messico. Si inizia con un fuori programma: entrambe le squadre hanno solo la prima divisa, rossa. Allora si decide per sorteggio chi potrà usare la propria casacca: vince il Messico, che però cavallerescamente concede alla Svizzera il privilegio, andando a indossare la maglia bianca e azzurra a strisce verticali dell’Esporte Clube Cruzeiro, club della città ospitante. La Svizzera va in gol subito con Bader, raddoppia con il rientrante Antenen prima dell’intervallo e subisce il gol messicano a tempo quasi scaduto. Per la squadra di Andreoli un terzo posto nel Gruppo A con 3 punti onorevole, anche perché ottenuto pareggiando coi padroni di casa, che tutti, proprio tutti, danno per favoriti per la vittoria finale. Per quel pareggio arrivano meno di 100 franchi a giocatore, ma la soddisfazione resta tanta. Il mondiale invece, contro ogni previsione, viene vinto dall’Uruguay degli oriundi italiani Schiaffino e Ghiggia, che nella partita conclusiva del girone per il titolo vincono col Brasile 2-1, effettuando il sorpasso in classifica e facendo cadere nel dramma vero non solo i quasi 200.000 presenti allo stadio, ma una nazione intera.

 

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