Il giorno dopo il pareggio subito al 95′ per mano delle Cavallette, in casa Lugano è ancora grande la delusione per come si sono scialacquati due punti certi

Per settantacinque minuti i bianconeri sono stati padroni del campo, non hanno concesso alcuna vera chance agli ospiti e sembravano avviati a una vittoria agevole.

L’impensabile, però, si materializza nell’ultimo quarto d’ora, periodo il cui il Grasshopper ha capito – con il cambio difensivo (Stanley Amuzie per Assan Ceesay) messo in atto da mister Guillermo Abascal – di poter riuscire a riprendere un risultato compromesso.

La volpe di Thorsten Fink, allenatore navigato che carica ogni sua squadra nella maniera migliore possibile, aveva già provato ad aumentare la proiezione offensiva dei suoi, con l’inserimento a inizio ripresa di Shani Tarashaj.

I frutti della pazienza zurighese sono stati raccolti, quasi senza volerlo appieno, qualche secondo prima del triplice fischio finale. D’accordo, il calcio d’angolo è un’invenzione di Lionel Tschudi, ma il modo in cui si è arrivati a questa decisione è imbarazzante: i soliti errori imputabili a Noam Baumann, il quale ha sbagliato ben tre rinvii (due con i piedi e uno con le mani, clamoroso) in un passo di tempo breve.

Più pazzesca, tuttavia, è la giustificazione che ha cercato di trovare lo stesso numero 48 per i suoi errori pacchiano con il pallone tra i piedi: dalla tribuna lo si è visto chiaramente imprecare contro il terreno di gioco.

Non è tutto nero, o almeno sembra. E se al termine dell’incontro, dopo la doccia di fine partita, si vede un Marc Janko lasciare lo stadio (stranamente) scuro in volto e senza voglia di parlare, allora si può capire che la rimonta ha fatto male al morale dei ragazzi che tengono veramente alla maglia bianconera.

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