Il punto conquistato – o i due buttati al vento (vedete voi) – contro il Thun ha almeno il merito di muovere la classifica. Tre punti sarebbero stati il giusto premio per un Lugano decisamente diverso rispetto alle ultime uscite. La paura di tornare alla vittoria, unita a una condizione fisica non sufficiente, è stata determinante alla non conquista della posta piena

Quattro giorni sono un nonnulla per preparare una nuova partita con una nuova rosa. Mister Guillermo Abascal lo sa benissimo. Ma sa altrettanto bene che la passione è un aspetto di fondamentale importanza per la riuscita di un compito. Al tecnico iberico è stata data in mano una squadra a pezzi dal punto di vista morale e che fisicamente fatica tantissimo. Sì, perché è l’aspetto atletico che preoccupa più di quello mentale. Forse, sapendo che a fine stagione non sarebbe rimasto, il vecchio preparatore atletico Nicolas Dyon ha un po’ tralasciato la fase aerobica, non riuscendo più a stimolare i ragazzi a dare il massimo, e anche di più, come avrebbe dovuto fare.

Ora che è tornato Nicolas Townsend il fattore atletico sarà rivisto in positivo. Questo perché il prof. (come viene soprannominato) è uno che pretende molto, ma che dà tutto sé stesso affinché i giocatori arrivino a un livello tale da risultare superiori agli avversari. Il suo atout è la relazione che ha con i ragazzi: duro quando serve e “docile” nel momento giusto. Non che Dyon fosse diverso, ma ultimamente sembrava aver perso quegli stimoli ideali che portano al successo. Ecco perché con il ritorno di Townsend, mister Abascal può contare su una persona che conosce alla perfezione le esigenze di ogni singolo elemento. Sette partite sono poche per recuperare fisicamente, ovvio, ma con la disponibilità di tutti ci si potrà (e si dovrà) giocare con più tranquillità.

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