Ma che cosa sta succedendo a questo Lugano? La domanda è più che lecita, tenendo conto della crisi che sta attanagliando una squadra allo sbando che, una volta sovrastata dagli eventi, non riesce inspiegabilmente a reagire alle avversità

Eppure, le qualità – almeno sulla carta – ci sono. Eccome se ci sono. Allora, come riuscire a togliersi dai guai in un periodo dove la possibilità di allenarsi tutti assieme non sarà all’ordine del giorno? Complicato da dire, soprattutto se l’atteggiamento della maggior parte del gruppo rimarrà tale e quale a quella di ieri sera a Losanna. È proprio questo l’aspetto preoccupante di una squadra che appare sempre più ingestibile e che sta affondando nelle sabbie mobili senza alcuna chance di rinascita.

Il calcio, fortunatamente, concede l’occasione di rifarsi immediatamente. Il futuro prossimo del Lugano si chiama Copenhagen, un avversario ancor peggiore dei vodesi. Affrontare la banda guidata da Ståle Solbakken dopo il kappaò subito in Romandia non sarà affatto l’ideale su sponda ticinese. Le parole positive in riva al Ceresio si sono sprecate senza che esse producessero alcun effetto. Anzi, pare che alcuni elementi, piuttosto che prenderle come stimolo per fare meglio (vedi Eloge Yao oppure un irriconoscibile e lento Olivier Custodio), le abbiano recepite come un affronto personale.

A patire di più è, ovviamente, la squadra intera. Se ci sono solo tre o quattro calciatori pronti sia mentalmente che fisicamente, la logica equazione del mondo del pallone dice che non si possono conseguire dei risultati senza l’apporto di tutti. A fine gara, il tecnico Fabio Celestini si è assunto le colpe. Giusto, perché è lui che mette in campo i ragazzi e cerca di infondere loro fiducia nel corso della settimana. Tuttavia, alla luce di quanto mostrato sinora, siamo sicuri che la rosa sia la più forte mai vista sotto le volte di Cornaredo? Anche in questo caso, il dubbio è più che mai lecito…

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