Le battute d’arresto subite nel weekend da Neuchâtel Xamax e Grasshopper, ossia le due rivali contro la retrocessione, dovevano dare quella spinta in più al Lugano per cercare di raggranellare la posta piena. Invece, l’effetto è stato contrario

L’atteggiamento della squadra – orfana di capitan Jonathan Sabbatini, appiedato a causa di una squalifica – ha preoccupato. Non solo i tifosi presenti sugli spalti e quelli davanti agli schermi televisivi, bensì anche l’allenatore bianconero Fabio Celestini, il quale, come confermato da lui stesso nelle dichiarazioni post-partita, non riesce a spiegarsi la sconveniente situazione della serata. E questo malgrado le sensazioni pre-gara fossero positive e la squadra fosse cosciente di poter interpretare l’incontro in un determinato modo.

Contro il Thun è arrivata la settima partita senza vittoria. Curiosamente, l’ultima volta in cui i luganesi hanno conquistato i tre punti è stata proprio contro… il Thun. Correva il 28 ottobre e i sottocenerini si imposero con un fortunoso 2-1. La stessa dea bendata che ha aiutato in quell’occasione, sembra ora aver voltato le spalle ai ragazzi bianconeri. Riguardo la partita di ieri, tuttavia, non può essere tirata in gioco la fortuna, perché non ce n’è assolutamente il motivo. La differenza che si è notata tra Lugano e Thun è stata in un aspetto fondamentale per riuscire in uno sport di squadra: la compattezza. Ecco, i biancorossi sono sembrati più gruppo dei loro dirimpettai. Tutti gli elementi si aiutavano a vicenda in qualsiasi occasione propizia, mentre i protetti di mister Celestini parevano come dei pesci fuor d’acqua a cui manca una guida che li sappia rimettere sulla retta via.

Una strada da ritrovare al più presto, perché, se al momento c’è chi sta peggio, non approfittare dei capitomboli altrui significa rischiare di ritrovarsi a mangiarsi le unghie quando gli altri approfiteranno dei momenti negativi dei loro avversari diretti.