Contro un Grasshopper di certo non irresistibile, il Lugano è andato incontro alla seconda battuta d’arresto consecutiva casalinga nello spazio di quattro giorni

Se la sconfitta contro lo Young Boys si può mettere sul piano delle “cose normali” che possono accadere nel corso di un campionato, quella di ieri sera contro le Cavallette lascia un retrogusto piuttosto amaro, in quanto è costata la qualifica alla semifinale di Helvetia Coppa Svizzera, con la conseguenza di non poter entrare dalla porta principale dell’Europa League tanto amata e tanto desiderata. Per farlo di nuovo, i bianconeri dovranno per forza entrare a far parte delle prime quattro compagini tra le dieci che disputano la stagione di Raiffeisen Super League.

Al momento attuale, però, lo psicodramma vissuto contro la formazione di Murat Yakin (un tecnico, oltre che bravo e attendista, anche parecchio fortunato) è ancora vivo nella mente dei luganesi. Il gelo quasi polare che si respirava in quel di Cornaredo – dove erano presenti la miseria di 1’590 spettatori – è diventato ancora più forte al momento dei tiri dal dischetto. Se l’errore iniziale dell’ex Marko Basic aveva fatto esultare di gioia le tribune e la curva, il successivo errore di Jonathan Sabbatini e, permettetecelo, l’orrore di Davide Mariani hanno spento tutte le speranze di superare il turno. La freddezza di Antonini Culina è stata il classico “brodino”. Dopodiché, il bel tuffo di Heinz Lindner sul piazzato di Cristian Ledesma ha definitivamente chiuso la contesa e le velleità dei padroni di casa.

Eppure, il Lugano – come spesso capitato in questi primi cinque mesi della nuova stagione – non aveva demeritato. Tutt’altro. Se fossimo all’interno di un ring, il pugile bianconero avrebbe stravinto ai punti contro quello biancoblu. Purtroppo, il rettangolo verde non corrisponde al quadrato rialzato in cui si usano i guantoni. La vittoria all’unanimità sarebbe stata decretata senza se e senza ma dai giudici a bordo campo. Ma, la magia (o la crudeltà) del calcio è fatta in maniera diversa. Così, ci troviamo a parlare di una squadra bella, ma incompiuta, che sa manovrare in modo intelligente, mettendo alle corde gli avversari, senza però riuscire a concludere quanto di buono fatto in precedenza. È, questo, il solito problema che aleggia in riva al Ceresio: nonostante un gioco migliore rispetto agli altri si esce battuti e, in qualche caso, sconfortati. Adesso, i ragazzi di mister Pierluigi Tami hanno solamente un paio di giorni per metabolizzare questa ingiusta sconfitta di Coppa. Domenica, a campi invertiti, ci si ritroverà di fronte la medesima squadra. Con le due competizioni a eliminazione già terminate, tutte le energie dovranno essere profuse sulle rimanenti giornate di campionato per conquistare una salvezza tanto tranquilla quanto abbordabile e fattibile.

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