Gia dal primo approccio capiamo che il nuovo allenatore del Mendrisio ha le idee molto chiare.

Grazie al mister per la sua disponibilità a questa intervista, esclusiva di Chalcio.com

CH: cosa ha fatto in modo che il Mendrisio scegliesse lei e cosa ha fatto lei per fare in modo di essere scelto?

SB: bella domanda…il Mendrisio non ha fatto nessuna fatica, è bastata la loro chiamata, senza guardare classifiche e dopo 30 anni dall’ultima volta qui, per decidere di accettare immediatamente. Successivamente ho parlato con il presidente ed il comitato con cui mi sono trovato bene e che conosco bene, da giocatore ho fatto 4 anni a Mendrosio, assieme al presidente, a Pusterla e alcune persone del settore giovanile, come Ferrara, per cui è una realtà conosciuta e per me è come tornare a casa. Quei 4 anni sono stati molto intensi, mi sono trovato benissimo e sono stato trattato molto bene e mi sono anche molto emozionato anche quando, per la legge del calcio, ho deciso di cambiare. Le uniche foto che ho ancora sulla parete di casa sono quelle in cui giocavo qui, una con lo Zurigo, vinta 4-3 in casa in Coppa Svizzera e una con il San Gallo, persa 1-0, ma con due categorie di differenza. Devo dire che Varese e Mendrisio sono le due realtà calcistiche che mi ha fatto crescere prima come giocatore, poi come allenatore e come uomo e questo non si può dimenticare. Non saprei cosa ha convinto il Mendrisio a chiamarmi, non credo sia per il mio curriculum ma per quello che ho dimostrato con il mio entusiasmo e nel credere fermamente in questo progetto, nella nostra salvezza, dove abbiamo tutte le carte in regola.

CH: il Mendrisio ha perso alcuni giocatori e nel frattempo ne stanno arrivando altri. Ha chiesto espressamente qualche giocatore che conosce oppure ha chiesto dei ruoli?

SB: la società mi ha chiesto di fare qualche nome ma io credo che un allenatore non debba farlo, perchè rischiano di essere i cocchi del mister e la società potrebbe recriminare se quel giocatore non gioca come dovrebbe. L’allenatore deve essere super-partes, e allenare i giocatori che la società mette a disposizione, naturalmente lei sa comunque quali ruoli servono e con quali caratteristiche e in base a quelle abbiamo lavorato per trovarli, valutando la rosa rimasta e quanto ci serviva per completarla. Con le mie richieste la società sta costruendo una squadra importante, che mi piace molto, senza comunque fare alcun nome.

CH: l’obiettivo chiaro della società è la salvezza, ha una particolare ricetta in merito?

SB: la mia ricetta è giocare divertendosi, allenare divertendosi, senza mettere pressioni particolari, ma andare in campo con la testa libera. Se pensiamo continuamente “ci dobbiamo salvare” questo è un problema, la nostra frase è “ci vogliamo salvare”, perchè tra dovere e volere c’è un abisso. Noi cercheremo di costruire qualcosa di importante lavorando sodo, con costanza e mettendo la parte ludica, il divertimento davanti a tutto perchè le persone felici rendono il doppio, con la consapevolezza che “vogliamo salvarci”. Cerco di dare ai giocatori la possibilità di esprimere al meglio se stessi e non devono giocare per me, ma per loro, perchè sia contenti e felici e che si trovano bene nel ruolo in cui giocano.

CH: mi sembra di capire che lavori particolarmente sulla parte mentale, è corretto?

SB: non faccio un lavoro specifico sulla parte mentale, penso comunque che in un giocatore si possa lavorare per il 30% gambe e per il 70% testa. Se mettiamo ogni cosa al suo posto, mi piace questa definizione, credo che si possono ottenere risultati molto importanti. Per esempio, mi sono sempre concentrato molto sulla mia squadra e poco sull’avversario, per qualcuno è un limite, per me è un pregio perchè si da molta più importanza a quello che si è noi e non quello che sono gli altri. In questo modo il gioco diventa in modo naturale più propositivo per fare la partita e non subirla, vinceremo e perderemo facendo sempre e comunque la nostra parte.

CH: ha una linea da seguire, nella formazione da zero di una nuova squadra?

SB: la mia filosofia, soprattutto quando inizio una nuova avventura è quella di osservare, lascio spazio all’espressione del loro calcio e poi decido come proseguire. Questo è dato dalla mia esperienza nel settore giovanile, osservo i giocatori esprimersi e cosi riesco ad individuare, ad esempio, un ala al posto di un terzino, cercando di fare esprimere loro stessi sul campo. Nel nostro caso qualche ruolo potrebbe essere già ben definito, ma cosi facendo si possono scoprire situazioni davvero interessanti. Altro fattore molto importante è che i ragazzi non devono avere paura, giocare e sbagliare è normale, costruire sull’errore è importante e non saranno redarguiti se commettono un errore ma solo se non eseguono quanto richiesto. I protagonisti sono comunque loro, sono loro che vanno in campo e che fanno la differenza, secondo me gli allenatori sono al servizio dei giocatori, non loro al nostro, ogni allenatore deve adeguarsi ai giocatori che ha a disposizione.

CH: ha un modulo preferito secondo la sua idea di mettere la squadra in campo?

SB: il modulo che preferisco è il 4-4-2, perchè a mio avviso è il modulo più equilibrato, che conoscono meglio ed è quello di più facile applicazione. In qualsiasi momento della partita ti offre la possibilità di essere maggiormente offensivo o difensivo o aggressivo. Purtroppo negli ultimi anni è stato un pò abbandonato, perchè nel mondo del calcio si vive di mode, anche se si usa un altro modulo quando si è in difficoltà si passa a questo. In ogni caso il modulo varia secondo il movimento della palla, perchè il 4-4-2 può diventare altro, qualcuno potrebbe dire che va in difficoltà contro un 4-3-3 ad esempio, opinione con la quale non sono d’accordo perchè la superiorità numerica la si crea con il movimento dei giocatori in zona palla, più veloce ti muovi e meglio crei superiorità.

CH: intende lavorare con il settore giovanile?

SB: certo che si, a me piace collaborare con gli allenatori del settore giovanile, per vedere cose nuove e poter valorizzare eventuali ragazzi che meritano di fare esperienza nella prima squadra. Sono sempre disposto a dare una mano, ma anche apprendere nuove idee e sarò certamente spesso presente ai loro allenamenti. Vengo dal settore giovanile e so cosa significa per i giocatori essere vicino alla prima squadra.

CH: ha già discusso con i giocatori rimasti, quale è la sua impressione?

SB: ho parlato con tutti i giocatori che hanno fatto parte della rosa dell’andata, e anche con quelli nuovi. Mi è piaciuto parlare con loro, guardarli negli occhi, capire cosa e come pensano, per capire quale motivazione avessero chi rimane e chi arriva. Come detto prima, la motivazione farà la differenza, non vogliamo giramondo, gente che arriva con la pancia piena, nè giocatori che arrivano solo per 4 mesi, ma vogliamo giocatori che si sudano la maglia che indossa alla quale vuole bene e che aiuti, con il proprio atteggiamento, nella cotruzione di qualcosa di importante che possa anche durare nel tempo. Ho parlato con tutti e ho chiesto alla società di non confermare quelli che non mi sono piaciuti, perchè non desidero i giocatori che non si assumono la responsabilità e che danno la colpa agli altri se si trovano ultimi in classifica, per cui li abbiamo lasciati liberi di andare dove desideravano. Quando si vince lo si fa tutti insieme, quando si perde lo si fa tutti insieme, a me son piaciuti i giocatori che hanno detto, “non ho dato il massimo al girone di andata o non ne sono stato in grado, o avrei potuto fare di più”, perchè con questi è possibile lavorare, con gli altri è molto difficile.

CH: quanti punti servono per la salvezza?

SB: tanti. Dobbiamo fare la corsa su noi stessi e non sugli altri, altrimenti sarà un suicidio perchè sembreranno sempre lontani, giocheremo ogni partita per vincerla e accetteremo la sconfitta quando arriverà, anche per questo ho voluto giocatori forti prima nella testa che nelle gambe, perchè nei momenti difficili ci sarà bisogno dell’uomo prima che del giocatore. Quello che farà la differenza sarà “superare ogni volta i nostri limiti”, sapendo che potrebbe non bastare, perchè dipendiamo anche dai punti delle altre squadre. Se faremo tutto il possibile, saremo comunque fieri di quello che avremo espresso in campo. I grandi traguardi potrebbero essere raggiunti anche all’ultimo momento, per cui mai scoraggiarsi e lottare per la maglia fino all’ultimo secondo.

CH: quale è stato l’emozione più grande della tua carriera?

SB: ce ne sono stati parecchie, le soddisfazioni che ho nel cuore sono di ogni partita, sia nei settori giovanili che nelle prime squadre, come ad esempio in Serie B con dei mezzi miracoli.. Ogni volta che metto i piedi in panchina partono le miei emozioni, in tutte le mie 250 panchine ho avuto la stessa emozione. Non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura sulla panchina del Mendrisio.

CH: arriva Antoine Rey, abbiamo visto che è un trascinatore, anche nelle ultime partite con il Chiasso, che impressione hai di lui?

SB: l’ho visto nel Lugano, quando ero a pochi passi dalla loro panchina, e secondo me, senza saperlo, aveva già la maglia con i principi del Mendrisio addosso. Giocatore umile, che non si risparmia mai, un leader in campo e mi sembra un leader silenzioso nello spogliatoio, che a me piacciono molto, perchè parlano poco e che invece danno l’esempio in campo. Per me è stato un acquisto fondamentale, non solo per il campo ma anche per lo spogliatoio. Comunque, per questo Mendrisio vorrei 22 leader e che uno aiuti l’altro ad essere leader di sè stesso.

CH: mister, vuole mandare un messaggio ai tifosi?

SB: vogliateci bene, stateci vicino, venite a sostenerci perchè abbiamo bisogno di voi e del vostro entusiasmo. Non posso promettere che vinceremo tutte le partite, ma che di certo usciremo sempre dal campo a testa alta, con la maglia sporca e sudata, e il contributo dei tifosi sarà fondamentale. Stateci vicino nei situazioni difficili, perchè quelli sono i momenti in cui ce ne sarà più bisogno. Sono sicuro che daremo loro delle belle soddisfazioni e saranno fieri della squadra che vedranno in campo.

 

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