Due le tappe della fugace apparizione europea del 32enne marocchino: Svizzera e Belgio.

Sono passati poco più di 10 anni. Quella sera, al Comunale di Chiasso eravamo davvero in pochi. Sull’anticipo del venerdì soffiava un vento gelido e insopportabile, ma nonostante quello decisi di vedere la partita contro la capolista Wohlen isolato da tutti in un angolo dell’ancor più freddo settore ospiti. Il primo successo dei rossoblù in 15 partite. 35 reti segnate per gli argoviesi. 35 reti subite per la squadra di Raimondo Ponte: ultima con soli 3 punti prima del testa-coda contro i 30 della compagine allora diretta da Martin Rueda. Il buon Paolo Galli scriveva allora sul GDP che ” Le premesse nel calcio valgono fino a un certo punto. Il più delle volte descrivono quello che sarà l’andamento dell’incontro, ma ci sono occasioni in cui fortunatamente si rivelano del tutto inutili”. Erano i tempi in cui per il Chiasso “soffrivo” sul serio. Tempi nei quali era impossibile non voler bene a tutto un ambiente.

La stella della serata – in attesa del rientro dell’infortunato brasiliano Aloisio – fu proprio Mouhcine Iajour, autore di due delle (belle) tre reti del Chiasso. I 7 goal in 17 partite non bastarono per evitare la retrocessione, ma furono sufficienti per un ingaggio nel Vallone con la maglia del Charleroi. A 32 anni, Iajour gioca e segna ancora nel massimo livello del calcio marocchino con la maglia del Raja Casablanca che lo scorso mese di agosto gli ha offerto un contratto valido fino al termine della stagione 2018-2019. Undici partite: 6 reti e un assist. Un futuro ancora brillante e un ricordo indelebile nella memoria di una parte dei 445 spettatori di dieci anni fa che ancora continuano a seguire le vicende del club di confine.