Sono ormai tre anni che trascorro il mio tempo libero in mezzo ai bambini che giocano a calcio.

C’è chi gioca, chi ci prova, chi semplicemente sta nel campo aspettando che la palla passi dalle sue parti per tirare un calcio e dare un senso al suo allenamento. Ne ho viste di tutti i colori in questi tre anni:ho visto portieri salutare la mamma ignari del fatto che la palla stesse carambolando lentamente in porta, ho visto difensori schierarsi alle spalle della porta.

Ho visto non so quanti bambini fare le “montagnette” soprattutto sui campi che si prestano a tale attività. Ho visto bambini rincorrere la palla oltre la linea laterale, portieri che hanno voluto fare gli attaccanti e centravanti che hanno insistito per fare i portieri. Ho incontrato bambini che non volevano andare in panchina e bambini che non volevano andare in campo. Ho visto bambini che tifano Juventus, Inter e Milan contemporaneamente. Credevo di aver visto tutto quando un bimbo mi ha detto che non ricordava più se tifava Torino o Juventus. Ho visto portieri che volevano sfilarsi i guanti perché faceva caldo ma non ho mai visto un bambino “scarso”.

Sono sempre più convinto che la “scarsezza” non appartiene al mondo dei bambini. Ai bambini è concesso tutto. Agli adulti non è concessa la possibilità di sfilarsi i guanti se hanno caldo e così non si può permettere ad un adulto di definire “scarso” un bambino. Sentire questo termine pronunciato da una persona grande mi irrita. E ne ho sentiti tanti. Lo so, non tutti i bambini sono abili allo stesso modo nel gioco del calcio. C’è chi è più abile a scuola chi in piscina, chi nel riconoscere le macchine e chi non vuol mostrare le proprie capacità agli altri. C’è chi conosce il rispetto per il prossimo, chi è abile nel tirare dritto nonostante qualcuno abbia tracciato per lui una strada tortuosa. C’è chi è capace a tirarsi indietro quando si accorge di non essere accettato e chi, invece, insiste nella propria passione, anche se per gli altri non è un campione. Gli allenatori lo sanno e i genitori lo vedono.

Ma cosa c’è di più bello che vedere il proprio figlio soddisfatto e contento anche per aver preso parte a una partita pur senza toccare palla? Cosa c’è di più commovente (e raro…) di un bimbo che gioisce di un gol del compagno come se fosse il suo? Cosa c’è di più bello di un bimbo che indossa la maglia del suo beniamino, sognando un giorno di poter giocare nella sua squadra del cuore? Non ho mai allenato un bimbo “scarso”.

Ho cercato sempre di scoprire il meglio di ogni bambino che mi viene affidato. Vedere come si illuminano gli occhi di un bimbo che calcia un pallone in porta, vedere la smorfia di fatica e la soddisfazione di un portiere che ha appena sventato un gol, mi induce a pensare che i miei bimbi sono tutti campioni.

Vedere un bimbo che mi abbraccia nel bel mezzo di un allenamento, apparentemente senza motivo e mi stringe come se volesse ringraziarmi di averlo fatto sentire importante, anche per cinque minuti, fa illuminare anche i miei occhi. Dover andare a prendere alcuni bambini all’ingresso del campo, allontanandoli dolcemente dalla presenza rassicurante della mamma, fa sentire importante anche me.

Vedere i bimbi che fanno di tutto per farsi notare e potermi salutare quando mi vedono per strada mi fa pensare che nessuno di loro è un bimbo “scarso”. Anche se riescono a non sporcarsi in un campo infangato, anche se lo scatto più veloce lo riservano per correre nello spogliatoio a fine partita. Anche se in campo dovessero perdere tutte le partite.

(Allenatore ASD Azzurri Lissone)

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