I ragazzini non sono pigri: il 70 per cento si dedica a qualche disciplina. Poi crescono e rinunciano. Di chi è la colpa di questa occasione (di vita sana) persa?

Interessante articolo del “Corriere della Sera”, che riportiamo letteralmente in quanto il contenuto è estremamente interessante, valevole anche per il nostro calcio giovanile ticinese.

Lo dicono gli ultimi dati Istat disponibili, del 2017, in Italia fa sport il 70,3 per cento dei ragazzi tra gli 11 ed i 14 anni, poi inizia l’abbandono. Si scende al 63,4 per cento tra i 15 e i 17 anni e al 54 per cento tra i 18 e i 24 anni. «Rapportando il dato alla popolazione italiana si tratta di molte migliaia di abbandoni e non credo affatto che negli ultimi tempi la situazione sia migliorata. Il dato è in continua e costante discesa» commenta Gianfranco Beltrami, docente scienze motorie Università di Parma e vicepresidente della Federazione Medicina sportiva italiana.

Vantaggi mancati

Come spiegare questa progressiva disaffezione? E che rischi (o mancati vantaggi) comporta? «Non pochi. L’attività sportiva è fondamentale per lo sviluppo fisico e psicologico. Attraverso lo sport si creano le premesse di una crescita sana e si mantiene un peso corretto. E ricordiamo che in Italia un ragazzo su tre è sovrappeso o obeso. Non solo: attraverso la pratica di una disciplina sportiva si imparano alcuni dei valori fondamentali della vita come il rispetto degli altri e delle regole, la solidarietà, la lealtà. E si potenziano anche le capacità cognitive e intellettive per esempio imparando nuovi schemi di gioco oppure diversificando le tecniche, rischiando di più o di meno a seconda del risultato, come accade per esempio nei diversi tipi di servizio nel tennis o, ancora, variando le strategie negli sport di combattimento».

Abbandoni definitivi

I genitori, e gli stessi ragazzi, si rendono conto di tutto questo? «Forse sì dato che sono idee universalmente note, ma evidentemente sapere non basta. Bisogna convincersi di quello che si sa. Tanto più che l’abbandono sportivo precoce, il è il più delle volte definitivo. L’attenzione per l’aspetto fisico – che pure oggi interessa tanto i ragazzi- la possibilità di conoscere meglio se stessi e di imparare a relazionarsi con gli altri, non bastano a convincere i ragazzi a continuare con lo sport».

I motivi della rinuncia

Ma che cosa spinge i ragazzi alla rinuncia? «I motivi dell’abbandono sono tanti. E spesso si sommano. Diminuzione della fiducia nelle proprie capacità, troppi impegni, anche scolastici e il fatto che non tutti i docenti capiscono che l’attività sportiva non è “nemica” dello studio. Ma soprattutto il mettere troppo l‘accento sul valore della competizione».
L’agonismo fa male allo sport? «Intendo dire che è sbagliato spingere i ragazzini a partecipare precocemente alle gare; chiedere loro di fare allenamenti sempre più intensi e frequenti. Spesso però prevalgono gli interessi agonistici delle varie società che cercano soltanto di selezionare talenti e la scarsa preparazione di alcuni istruttori e allenatori. Ma non sono esenti da colpe anche molti genitori».

Le responsabilità dei genitori

Perché chiamare in causa anche i genitori? «Perché spesso enfatizzano le capacità dei figli, tendono a interferire nella conduzione dell’attività sportiva, alimentano nei ragazzi l’illusione di facili successi favorendo in realtà, in questo modo gli abbandoni alla prima delusione.
Insomma lo sport smette di essere un gioco piacevole se si cerca soltanto il «risultato» «Esattamente. Non dimentichiamo che il gioco è uno dei principali strumenti di apprendimento dei ragazzi e dovrebbe occupare una gran parte della loro giornata. Il bambino gioca per divertirsi, per procurarsi piacere, quindi, se tanti giovani abbandonano lo sport, gli adulti e le società sportive dovrebbero porsi delle domande sulla qualità delle attività proposte. Se i ragazzi preferiscono smettere di giocare è solo perché nello sport giovanile spesso prevalgono gli interessi degli adulti, mancano gioia, divertimento e insegnamento adeguati».

Gli ambienti sportivi «negativi»

Quali sono gli ambienti sportivi che più di altri finiscono con lo scoraggiare i ragazzi «Quelli con sistemi troppo oppressivi, che offrono allenamenti privi di divertimento, dove l’ insegnamento privilegia esercizi ripetitivi e un senso dell’agonismo sbagliato. Un approccio fondato sull’idea del vincere genera nei ragazzi stimoli eccessivi e stress e la paura di perdere induce a “lasciar perdere”. Il ragazzo può stancarsi dell’agonismo esasperato e d’essere trattato come un piccolo professionista oppure può vivere rapporti difficili con la società e con l’allenatore che non lo apprezzano e lo trascurano. I giovani non solo patiscono le debolezze proprie di questa fascia di età, ma anche la non sempre sufficiente preparazione degli allenatori, che dovrebbero essere prima di tutto degli educatori, ma la verità è che non tutti se ne ricordano»

Come incentivare la pratica sportiva?

Di che cosa avrebbero bisogno i giovani per essere incoraggiati? «I ragazzi oggi sono bombardati da stimoli di ogni genere, hanno giornate sempre più piene con poco tempo per muoversi liberamente ed esercitare la fantasia. Hanno quindi bisogno di un’ attività motoria completa ma non troppo strutturata, in cui ci si possa soprattutto divertire, ed esercitata in società sportive dove ci sono istruttori preparati che portano avanti questi valori e li condividono con le famiglie. A queste condizioni il rischio di abbandono si riduce notevolmente mentre aumenta la possibilità di aiutare i ragazzi a crescere autonomi, consapevoli, in grado di essere felici e di coniugare attività sportiva e studio, diventando magari anche eccellenti atleti».

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