Quando si fa il nome di Pietro Belardelli, ai tifosi del Lugano corre un brivido lungo la schiena.

 

L’imprenditore romano fu alle fine degli anni novanta uno degli azionisti di maggioranza della formazione bianconera e all’inizio del secolo il presidente della Lugano Gestioni Finanziarie SA, società strettamente legata al club calcistico.

Come sia andata quell’esperienza è noto: il Lugano targato Jermini fallí e il suo presidente trovò la morte in fondo al Ceresio. Oltre al Lugano, Belardelli “vanta” epiloghi simili al comando del Castel di Sangro e del Lecco.

 

Ora il 72enne è tornato alla ribalta e si sta battendo per rilevare la Lucchese. Belardelli ha fissato un ultimatum: la sua proposta, che prevederebbe fondi finanziari freschi e l’arrivo di quattro o cinque giocatori di livello per la categoria (Serie C, nel cui girone A i rossoneri lucchesi sono attualmente tredicesimi) scadrà il 23 di gennaio.

 

L’uomo d’affari ha dichiarato: “Andate a vedere la mia fedina penale. Non ho condanne a mio carico e vengo associato ai fallimenti di Lugano, Castel di Sangro e Lecco che non sono stati causati dal sottoscritto che ci ha rimesso pure dei soldi. Sono stato in galera, ma non sono un bandito visto che alla fine sono stato prosciolto da tutto”.