Come vuole la tradizione, la Raiffeisen Super League ha aperto i battenti verso la metà del mese di luglio. Da allora sono state disputate dieci giornate, intervallate da due soste, che non hanno modificato l’assetto in panchina di nessuna squadra

Gli zero (!) esoneri finora «messi a segno» dalle varie dirigenze sta a significare, almeno per il momento, che le società credono nel progetto iniziato con la ripresa degli allenamenti lo scorso mese di giugno. Quindi, possiamo affermare che la Svizzera è un Paese sereno in cui svolgere il compito dell’allenatore è più semplice che in altre parti del mondo? In realtà non è proprio così. Le difficoltà ci sono alle nostre latitudini come all’estero. Forse, essendo una nazione «piccola» e avendo una massima serie a sole dieci squadre, la pazienza è maggiore e le decisioni non vengono prese per una sfuriata di un istante.

La categoria di spicco del pallone rossocrociato è sicuramente di buon livello. La dimostrazione risiede nel fatto che molti talenti, prodotti «nostrani», vengono acquistati a cifre esorbitanti da club più ricchi non appena questi ultimi ne intravvedono le qualità. Il merito di ciò è anche di chi li guida e li allena, ovvero i tecnici. I quali possono fare affidamento sulle proprie idee di gioco, ovviamente, ma senza la disponibilità dei calciatori faticano a vedere la luce in fondo al tunnel. L’esempio più lampante di questa situazione è il periodo assai complicato vissuto a Lugano da Fabio Celestini, più volte a un passo dall’esonero ma sempre salvato dai ragazzi, sempre intenzionati a seguirlo, nel bene e nel male. Domenica a Sion, alle parole sono seguite i fatti e magicamente l’ex centrocampista vodese si è visto rinsaldare il suo posto sulla panchina bianconera. Questo a dimostrazione che se si crede veramente in ciò che si fa, il lavoro di tutti può trasformarsi in una mansione decisamente dolce da svolgere.

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