Il club ginevrino dovrà evitare gli errori del triste passato se vorrà mantenere costantemente un posto tra le prime dieci squadre del calcio svizzero per riconquistare il proprio pubblico.

Anche se il Servette FC nel corso degli anni è diventato per molti appassionati una ragione di vita ed è comunque parte del patrimonio della città di Ginevra, la promozione in Super League è stata accolta con grande entusiasmo da una piazza che nell’ultimo ventennio si è dimostrata particolarmente fredda ed esclusivamente disponibile al sostegno in occasione di grandi eventi.

Il destino ha poi voluto che i grenats si trovassero di fronte il Losanna (in piena lotta con l’Aarau per l’accesso al barrage) proprio nella gara che avrebbe potuto garantire la matematica certezza della promozione. Alla Praille, che non è uno stadio di calcio – complice l’indiscutibile capacità organizzativa del club – sono arrivati in più di 20.000 e questa volta, così come nel barrage con il Bellinzona del maggio 2011, quando sugli spalti arrivarono 23.338 spettatori, la festa è stata assicurata.

Peccato che il pubblico abbia dimostrato la propria incompetenza calcistica per quasi tutto l’arco dell’incontro e che l’invasione di campo prima che la partita fosse finita abbia riportato alla luce anche le solite questioni relative alla sicurezza ed incolumità dei giocatori assolutamente irrisolte. La partita, del resto, avrebbe anche potuto terminare in anticipo se solo uno dei numerosi oggetti lanciati in occasione dei calci d’angolo a favore del Losanna fossero giunti a bersaglio.

Ginevra è stata una delle piazze più importanti del calcio svizzero moderno almeno per un decennio, ma oggi, quella generazione cresciuta in pantaloncini corti, canottiera e bretelle sulle gradinate delle Charmilles ha i nipotini ai quali cambiare i pannolini e prende sempre più raramente la via dello stadio.

La società, oggi nelle mani responsabili e pulite di un gruppo ginevrino capeggiato da Didier Fischer, è risorta per coerenza e dignità sulle ceneri della gestione irresponsabile di Majd “Magic” Pishyar prima e di quella coraggiosa, ma altrettanto inconcludente del gruppo capitanato dal canadese Hugh Quennec che dopo aver messo una pezza ai danni causati da Pishyar, non ha potuto evitare il fallimento del club con la retrocessione in Prima Promotion nel maggio del 2015 sulla spinta della SFL che ha negato al club la licenza per restare in Challenge League al termine di un campionato nel quale i grenats avevano sfiorato la promozione vincendo tra l’altro i quattro confronti diretti con il Losanna.

Il ritorno immediato in Challenge League – reso più semplice anche dalla rinuncia anticipata dell’ancora capolista Cham – ha riportato un po’ di entusiasmo e per quanto ben lontana dall’essere una squadra competitiva per la Super League, è arrivata quest’anno la promozione con tre giornate di anticipo.

Il difficile arriverà però adesso ed i motivi sono sostanzialmente due. Ginevra – non tragga in inganno l’affluenza di venerdì sera – resta una piazza calcisticamente fredda e lo zoccolo duro potrà ottimisticamente garantire una presenza intorno alle 5/6mila unità che andranno ad integrarsi con quelle delle tifoserie ospiti e degli occasionali. Lo stadio dispersivo ed il terreno di gioco utilizzato anche per altre finalità non aiutano di certo la squadra.

Il secondo problema è proprio quello dell’organico che probabilmente sarà affidato ancora ad Alain Geiger. Sono pochi i giocatori che attualmente potrebbero garantire un torneo di Super League al livello delle necessità e questo lo si è visto chiaramente anche nella partita più importante della stagione. Il gap tra le due categorie è decisamente notevole e Ginevra non può perdere l’occasione per rifiutare ruolo dell’elastico. Molti dei protagonisti della notte magica del 10 maggio resteranno come rincalzi ed altri verranno ceduti. Il vantaggio del Servette è quello di poter contare su una buona generazione di talenti locali, ma senza l’arrivo di elementi esperti per la Super League sarà molto complicato essere competitivi.

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