Pregi e difetti della rete.
Non conosco personalmente Mattiyas Demircan e mi ci trovo ad intervistarlo grazie ad una tastiera e ad un collegamento on line. Il telefono ti permette almeno di valutare una voce. La posta elettronica è un mezzo non sempre fedele per capire con chi hai a che fare. Uno strumento sostanzialmente freddo ma (stra)maledettamente comodo.
Mi sovviene la prima scena di “Happy Family” di Salvatores quando Ezio, uno dei protagonisti della pellicola si confida in presa diretta: ” Se non hai niente da fare e ti piace scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo. Io ho tutto quello che mi serve: un computer, la salute e la solitudine. Mancherebbe l’idea ma….fa niente.”

L’idea nasce da un foglio partita del Lugano U21 relativo al match di sabato scorso con il FCMS.
Quel numero 5 non titolare, non riserva, ferito nemmeno, non squalificato e neppure assente, è un invito alla curiosità.
Ora: il nostro potrebbe essere un bandito senza tempo, l’ultimo degli stronzi o un talento dimenticato…ma di sicuro potrebbe offrire una storia da raccontare. Quella di cui è alla ricerca chi non ha niente da fare ed ama scrivere.
Una storia che avrei voluto scrivere cercando di capire perché un ottimo prospetto come Lior Etter ha smesso di giocare a calcio.
Una storia, che mi ha colpito e ferito a tal punto, da mettere in discussione l’essenza stessa di un progetto come CHalcio: la storia di Mattyas Demircan.

Mattiyas Demircan, aramaico, nato il 27 luglio 1989, doppio passaporto svizzero-turco, difensore centrale, un debutto in Challenge League due giorni prima del suo ventesimo compleanno, un contratto con il FC Lugano valido fino al 30 giugno 2011 ma anche una carriera agonistica condizionata da vari incidenti. Prima di firmare con il club bianconero, una richiesta importante da Locarno senza che le due società siano riuscite a trovare un accordo.

“Ho avuto a che fare con 2 gravi infortuni e 3 operazioni chirurgiche. A 15 anni ho perso una stagione a causa di un’operazione al ginocchio (legamenti) e a 17, dopo essere appena tornato in campo, stesso infortunio all’altro ginocchio. Dopo un nuovo anno di stop ho ripreso a fare training ma in allenamento mi sono nuovamente infortunato (menisco). Se non mi sono arreso ed ho potuto tornare a giocare, una buona parte di merito va riconosciuta al mio eccellente fisioterapista Roberto Maragliano, a parte la mia famiglia, unico ad essermi rimasto sempre vicino.”

Quali sono i piccoli dettagli della quotidianità che aiutano a non mollare neppure di fronte alla malasorte che pare cercare dei bersagli precisi sui quali sfogare la propria indole?

” Tante volte basta una telefonata per essere felici. Non mi sono sentito una vittima ma per altri ragazzi non è stato così. Non tutti hanno una famiglia vicina che ti ama e ti fa sentire il proprio calore come nel mio caso. Mi ritengo abbastanza forte mentalmente per rialzarmi da solo..ma per tanti non é così. Per restare a un certo
livello sono necessari grossi sacrifici e se non vengono ripagati ti senti molto triste anche perché poi la gente non sa mai quello che si nasconde dietro le cose…”

Già… e soprattutto arriva ad un certo punto una specie di “investigatore” che vorrebbe tradurre in argomenti la scomparsa dalla scena di un calciatore di ottimo livello tecnico atteso da un momento all’altro al grande salto.

“Dopo l’intervento al menisco è andato tutto abbastanza bene. In questo momento però non mi sto allenando. Dopo la partita contro il Baden non mi sono più presentato agli allenamenti. Sono a casa da un mese, nessuno mi ha cercato. Sono a Lugano dai tempi della scuola calcio e ho sempre dato tutto.”

Da un ipotetico punto temporale in poi cosa non ha più funzionato?

“Tutta una serie di cose che ti capitano con l’Under 21. Ci sono ragazzi di 17 o 18 anni di qualità che devono fare panchina partita dopo partita.. ci si allena tutta la settimana in squadra e poi all’ultimo minuto il posto passa a chi scende dalla prima squadra. In tal senso va sottolineato che chi viene parcheggiato per qualche partita nell’under 21, magari reduce da infortunio, da comunque il massimo ma che senso ha consentire ad un 1977 di giocare nell’ Under ?”

Però Cao Ortelli è bravo…

“E’ il mio punto di riferimento nel Lugano. Persona molto onesta, grande allenatore, il migliore che ho avuto da sempre (non sono l’unico a pensarla così), poi lui quest’anno ha avuto il problema che conoscete tutti…e per me é stato come restare solo. Ho iniziato la stagione dovendo scontare cinque turni di squalifica. Sono entrato, mi sono subito guadagnato il posto ed ho giocato due partite fornendo una prestazione a detta di tutti molto buona contro il Gossau.”

E poi ?

“…poi da li sono cominciati un po’ i casini…e anch’io ho commesso la mia parte di sbagli. Così una domenica sono andato a giocare con il Lugano Pro Futsal ingolosito dall’opportunità di mettermi in mostra contro la nazionale italiana. Vincemmo 9-7, segnai quattro goal ma dopo l’euforia il conto fu salato. Alfredo Pollio, secondo di Cao Ortelli e suo sostituto sulla panchina della U21 mi ha punito lasciandomi fuori per una partita. Quando poi sembrava fosse tutto risolto e che il mio gesto fosse stato abbondantemente pagato, sono rimasto comunque fuori: sia perchè c’era qualcuno della prima squadra nel mio ruolo ma anche quando non c’era nessuno. Il dubbio che lui volesse far giocare i suoi ( mi puoi capire ormai si sa come é fatto il calcio ..) è diventato realtà. Nessuno mosse un dito nel vedermi in panchina anche se a parole e ditro le quinti si chiedevano un po’ tutti cosa stesse accadendo.”

Da questo a non giocare più manca ancora un passaggio o sbaglio ?

“Il problema mio é che dissi tutto in faccia e tutte cose vere. Non sono di quelli che si tengono le cose dentro. Le ingiustizie o presunte tali vanno chiarite. Qualcuno non è stato abbastanza maturo per accettare la verità anche se Alfredo Pollio ci aveva chiesto espressamente di vuotare il sacco in merito alla situazione creata dalle troppe sconfitte. Ho detto cose dure ma vere anche sulla società e questo non è stato digerito. In particolare credo che troppi ragazzi stiano perdendo tempo ed opportunità in margine alla U21 ed è un peccato che al FC Lugano non interessi questa squadra se non per altri fini.”

Come gudica Mattiyas Demircan, che ha assaporato la Challenge League ed è uscito tra gli applausi (davanti allo sguardo di José Mourinho) nell’amichevole con l’Inter dello scorso anno, l’attuale livello della Prima Lega?

“E’ un buon livello che secondo me non si allontana molto da quello della ChL. Certo, qualche squadra piu forte, come Lugano e Losanna mi pare che ci sia però non ho abbastanza esperienza per esserne certo.”

Roberto Morinini dice che quando un pallone esce pulito dal centro della difesa, per chi sta in mezzo al campo è tutta un’altra musica…
La mia impressione è che tu possa essere un buon centrocampista. Mi sbaglio ?

“Assolutamente no. Lo penso anch’io. Buono non so ma credo di avere le qualità per giocare in mezzo al campo.”

Cosa rappresenta il Futsal in questo periodo della tua carriera?

” Il futsal mi piace molto e non va letto nell’ottica di volermi allontanare dal calcio vero. Non voglio più avere a che fare con persone disoneste. Mi hanno cercato a Biasca ( credo che alla fine andrò li), Balerna e Rivera ma …proprio in queste ore sono in trattativa per traseferirmi a Biasca.”

La foto di José Mourinho è di Andrea Tenti.
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