Oggi parliamo dei numeri uno, ovvero i portieri. “Un eroe non ha bisogno di un mantello, ma solo di un paio di guanti”.

Si tratta di un ruolo fondamentale, con delle dinamiche diverse, e molto affascinante. Riportiamo una bella intervista del Team Ticino a Riccardo Di Benedetto, mister dei portieri. Una chiacchierata tra passato, presente, tecnologia e ricordi. La soddisfazione più grande? Di Benedetto non ha dubbi: “la convocazione in Nazionale di un mio ragazzo…”. Buona lettura

• Quali qualità deve avere un portiere?

Un portiere deve avere un insieme di qualità; date per scontate le qualità tecniche e tattiche, la qualità che ritengo fondamentale è l’aspetto mentale. Per esempio come un estremo difensore reagisce dopo un errore. Nell’immediato deve riuscire a dare sicurezza ai propri compagni.

• Il calcio è un gioco di squadra, ma il portiere è solo. È vero che è un ruolo completamente diverso dagli altri? Perché?

Il portiere si sente a tutti gli effetti parte della squadra sapendo che il suo ruolo è determinante ai fini del risultato ed è consapevole che un minimo errore può costare caro. È quindi corretto che in determinati momenti si senta “solo” all’interno di un gruppo che non può fare a meno di lui. Io lo reputo il ruolo più completo del gioco del calcio…

• Tu come allenatore del Team Ticino usi la tecnologia per allenare i tuoi ragazzi? Quali?

Certo! Rispetto a quando giocavo i metodi di allenamento sono notevolmente cambiati, l’utilizzo della tecnologia e di mezzi ausiliari sono all’ordine del giorno senza però dimenticare che in campo si va come tanti anni fa. Al Team Ticino, assieme al mio collaboratore Fausto Gargiulo, utilizziamo la video analisi per rivedere le giocate. Utilizziamo anche altri mezzi come lo scudo per simulare le deviazioni e degli occhiali stroboscopici per allenare la concentrazione, i riflessi e la tecnica. Senza dimenticare i test fisici di forza esplosiva che ci permettono di valutare i progressi fatti in allenamento.

• Cosa prova un portiere quando subisce un gol?

L’obiettivo di ogni portiere quando entra in campo è quello di non subire goal, ma questo non è sempre possibile anche perché sennò le partite finirebbero tutte 0 a 0. Ovviamente ogni rete incassata è diversa e le componenti in gioco cambiano in base alla situazione. L’importante è sempre reagire e pensare al prossimo tiro…

• Chi è oggi per te il miglior portiere?

Difficile dirlo, ce ne sono parecchi molto bravi, anche se i due miei portieri preferiti al momento sono Alisson e Sommer. Due portieri completi sia in fase difensiva che in fase offensiva, con grande personalità nei momenti più delicati e spesso decisivi con interventi importanti.
Non dobbiamo dimenticare che i portieri svizzeri sono molto bravi, basti pensare che oltre a Sommer altri tre militano in squadre importanti della Bundesliga.

• È vero che un portiere deve essere un po’ folle?

Io penso proprio di sì, ognuno a suo modo, chi più estroverso, chi meno, ma per intraprendere la carriera del portiere bisogna avere tanto coraggio e delle spalle molto larghe.

• Qual è il tuo ricordo sportivo più bello?

Da calciatore ho tanti bei ricordi e aver avuto la possibilità di fare il professionista lo considero un onore, mi ricordo molto bene le vittorie ottenute quando ero allievo D con il Bellinzona (Coppa e campionato svizzero), mentre da adulto le due promozioni in Challenge (che allora si chiamava ancora Lega Nazionale) con il Bellinzona e il Locarno e la promozione in Serie A con FC Wil. Inoltre ricordo con affetto una salvezza in B all’ultima giornata con il Locarno quando tutti ci davano per spacciati già a febbraio.

Da preparatore dei portieri, invece, quando un mio giovane portiere viene convocato nelle nazionali giovanili è motivo di grande orgoglio. Ma, se devo essere sincero, la soddisfazione più grande è quando incontri dopo anni ragazzi ormai diventati adulti e percepisci in loro molto rispetto nei mie confronti indipendentemente dalla categoria in cui giocano.

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