Bella intervista al mister della squadra U18 del Team Ticino Ludovico Moresi, sentiamo che ne pensa di questa nuova avventura.

Questo è il tuo secondo anno al Team Ticino. Con quale spirito inizi la stagione?

Sicuramente è una bella responsabilità avere in mano, per il secondo anno, la U18. Lo scorso anno ho iniziato affiancando un esperto come Cao Ortelli e lo ringrazio perché mi ha fatto da chioccia. Ma già dal girone di ritorno ho camminato con le mie gambe e quest’anno l’obiettivo è quello di consolidare il lavoro fatto nei mesi scorsi. È un po’ l’anno della conferma di quanto ho appreso la scorsa stagione. E lo farò con il mio collaboratore Thomas Cicek che è un insegnante di sport alle medie di Lugano. È al suo primo anno qui, ma abbiamo giocato insieme fino alla U21 del Lugano ed è allenatore diplomato. Ci troviamo a meraviglia e prima di essere colleghi siamo amici.

La U18, lo scorso anno non è andata benissimo, che cosa è mancato e che cosa invece dovrà esserci quest’anno?

Non dimentichiamo che al Team Ticino si lavora su due annate, mentre altrove lavorano solo su un’annata e spesso ci si trova a giocare contro squadre più preparate sul piano fisico. Io comunque sono soddisfatto di quanto fatto e non dimentichiamo che al ritorno, in un campionato U17, abbiamo sempre giocato con 9/11 U17 e siamo arrivati a 1 punto della prima. Siamo stati tra i più performanti. Ciò significa che la squadra è buona, ma un anno di differenza, a quell’età, è importante soprattutto sul piano fisico e sul ritmo.

La squadra di quest’anno come è composta?

Quest’anno ci sono 10 ragazzi U18 e 14 U17 quindi la situazione è simile a quella dello scorso anno, anche se, a mio avviso, il gruppo è leggermente più omogeneo con i ruoli che sono meglio distribuiti. In prospettiva abbiamo qualche giocatore di qualità in più. E penso che gli obiettivi possano essere raggiunti.

Allarghiamo la visione al calcio giovanile. Secondo te il livello generale svizzero a questa età come è?

Credo sia un buonissimo livello anche paragonato alle altre Nazioni. Ho partecipato a diversi stages in Italia e mi sono confrontato con allenatori che hanno partecipato a stages in Olanda, Spagna e Francia. In Svizzera, lo scorso anno, si diceva che esisteva uno scalino da colmare con i Paesi più forti, perché nel confronto tra Primavere spesso si vedeva una differenza. Ma non dimentichiamo che la maggior parte delle Primavere estere sono U19, mentre le nostre sono U18. Inoltre i giovani svizzeri bravi partono presto per le squadre più importanti. Per esempio due giocatori del Team Ticino sono passati lo scorso anno, alla Juventus (n.d.r. Nikita Vlasenko e Daniel Leo). Ciò significa che il lavoro che facciamo è di qualità e i giocatori sono buoni.

Su quali aspetti ti piacerebbe puntare quest’anno con i ragazzi?

Sono molti. È chiaro che ci vuole tempo a disposizione e quello è sempre poco. Spesso si desidera migliorare alcuni aspetti tecnici, ma per farlo occorre tempo e non sempre c’è. Per esempio mi piacerebbe effettuare analisi più dettagliate a video. Si fa il possibile, ma non sempre ci riusciamo. Comunque questo è un aspetto sul quale voglio insistere un po’ di più. Un tema legato a un fattore importante e cioè la comunicazione tra giocatore e allenatore che cercherò di curare ancora di più.

La metodologia fil rouge è recepita bene dai ragazzi?

I ragazzi conoscono la metodologia. Io la considero buonissima e rispetta tutti i requisiti dell’ASF. A un recente corso che ho frequentato, mi sono confrontato con la metodologia belga e quella francese. Quindi non gli ultimi arrivati per quanto riguarda la formazione dei giovani. E ho potuto osservare che parliamo esattamente la stessa lingua. I ragazzi, attraverso il fil rouge, riescono ad apprendere i concetti basi di questa filosofia ed è un ottimo supporto didattico per insegnare il calcio.